Economia

Fed, tassi ancora su contro le attese. Powell non ha dubbi sul piano

23
Marzo 2023
Di Giampiero Cinelli

La Fed americana contraddice le attese e alza i tassi di interesse di 25 punti base. Adesso il costo del denaro è tra il 4,75 e il 5%. Mai così alto dal 2007. Una scelta davvero sorprendente considerato che, dopo il fallimento di Svb e Signature Bank e le difficoltà europee, i mercati pensavano ad un Jerome Powell deciso nel dare più ossigeno al sistema. Anche alla luce del fatto che i due fallimenti americani sono stati analizzati proprio come una conseguenza del rialzo troppo repentino dei tassi d’interesse, il più poderoso dal periodo 1988-1989. Negli ultimi sei mesi i tassi sono aumentati di oltre due punti percentuali.

Cosa è successo

Alla base della scelta della Fed potrebbe esserci la consapevolezza che Svb Bank fosse una banca dal modello singolare, che traeva la quasi totalità della sua liquidità da aziende operanti nel settore del Tech. Non a caso, proprio in concomitanza di un rallentamento da parte di questo segmento produttivo, associato alla stretta monetaria, per l’istituto è stato più difficile rientrare dei prestiti fatti e finanziarsi sul mercato, subendo poi la fuga dei capitali massiccia che ha determinato il crack. Altra motivazione che spinge la Federal Reserve a non essere espansiva è l’inflazione, ancora alta, al 6% su base annua, anche se sembra molto più gestibile rispetto a quella di alcune aree europee che risentono maggiormente della componente energetica. Inoltre, e questo passaggio non è meno fondamentale, sembra ormai essersi radicato negli economisti istituzionali la volontà di chiudere con la stagione del denaro a basso costo, se non a zero, che serviva a tenere vivace il sistema dopo le crisi, ma ha determinato bolle speculative sui mercati azionari e una eccessiva volatilità che oggi è molto evidente.

Questo anche a costo di raffreddare i mercati, il tessuto produttivo e creare un ambiente in cui l’accesso al credito è più difficile. Compensando le ancora esistenti fragilità con salvataggi, linee di credito ad hoc e investimenti statali. Wall Street chiude negativa dopo la decisione. Il Dow Jones perde l’1,63% a 32.028,90 punti, il Nasdaq cede l’1,60% a 11.669,96 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l’1,56% a 3.936,34 punti.

Le dichiarazioni di Powell

Ma il capo della Fed non si scompone: «Il sistema bancario americano è solido, resiliente e ben capitalizzato – assicura –. Nelle ultime settimane sono emerse serie difficoltà in un numero di piccole banche. Problemi che non mettono a rischio i risparmi dei correntisti. Abbiamo gli strumenti per proteggere i depositi e siamo pronti a usare tutti i mezzi a disposizione per mantenere la sicurezza del sistema bancario». Poi Powell rivela: «Le recenti tensioni hanno spinto la banca centrale a ipotizzare una pausa nell’aggressiva campagna di rialzi portata avanti. Poi però è emerso un forte consenso per una mini-stretta così da dimostrare l’impegno a combattere la galoppata dei prezzi. L’inflazione resta troppo elevata e la strada per riportarla al 2% è ancora lunga e accidentata. Per questo saranno probabilmente necessari ulteriori rialzi del costo del denaro. La Fed stima di arrivare alla fine dell’anno con tassi in media del 5,1% ma se necessario potrebbe alzarli anche oltre. Alla fine del 2024 il costo del denaro è previsto invece intorno al 4,3%. Non ci attendiamo alcun taglio dei tassi di interesse quest’anno. La strada per un atterraggio morbido ancora esiste, cerchiamo di trovarla».

A quanto pare le intenzioni sono molto chiare e la politica monetaria Usa generalmente influenza direttamente quella europea, quindi la nostra classe dirigente dovrà prepararsi al nuovo contesto. Gli adattamenti possono comunque funzionare anche se una riduzione della liquidità in circolo è quantomai un rischio concreto e ci si deve aspettare che le banche gestiscano in questo modo i maggiori rischi.

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