Economia

Dpfp, Parlamento approva lo scostamento di bilancio. Giorgetti: «Scelta consapevole»

13
Ottobre 2026
Di Giampiero Cinelli

Il Parlamento ha approvato le risoluzioni della maggioranza sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e sullo scostamento di bilancio. Il voto apre la strada al percorso indicato dal governo per ottenere maggiori margini di flessibilità sui conti pubblici, mentre resta in corso il confronto con le istituzioni europee sull’utilizzo della clausola di salvaguardia nazionale (Nec) per le esigenze legate alla difesa e alla crisi energetica.

Alla Camera la risoluzione sul Dpfp è stata approvata con 216 voti favorevoli e 116 contrari. Quella sullo scostamento ha ottenuto invece 219 sì e 210 no. Al Senato, il primo documento ha raccolto 108 voti favorevoli, 61 contrari e due astensioni, mentre la risoluzione sullo scostamento, per la quale era necessaria la maggioranza assoluta, è passata con 109 sì, 61 no e due astensioni. Respinte le altre risoluzioni.

«Beh, vinto abbiamo vinto», ha commentato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al termine della votazione alla Camera.

Giorgetti: prudenza e rigore nonostante l’incertezza economica

Intervenendo in entrambe le Camere, Giorgetti ha difeso l’impostazione della politica economica del governo, richiamando le difficoltà di programmare la finanza pubblica in uno scenario internazionale caratterizzato da forte instabilità.

Secondo il ministro, pianificare gli interventi su un orizzonte triennale è particolarmente complesso in una fase nella quale le valutazioni economiche cambiano rapidamente. A questo proposito ha richiamato i frequenti aggiornamenti delle rilevazioni del Fondo monetario internazionale.

Per spiegare la strategia adottata dall’esecutivo ha utilizzato una metafora: «Quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione».

Nel successivo intervento al Senato ha rivendicato la linea seguita dal Ministero dell’Economia: «Questo documento ha tanti difetti ma ha una caratteristica che rivendico: quella della prudenza e del rigore».

Giorgetti ha insistito sulla necessità di garantire la sostenibilità del debito pubblico. A suo giudizio, il governo non avrebbe creato nuovo debito attraverso le proprie decisioni, mentre l’incremento registrato sarebbe riconducibile agli interessi.

Conti pubblici, possibile uscita dalla procedura europea in primavera

Il ministro ha confermato l’intenzione di rispettare il percorso di consolidamento della finanza pubblica e gli obiettivi fissati dalla nuova governance economica europea.

La strategia, secondo Giorgetti, deve essere mantenuta anche in presenza delle nuove tensioni internazionali, preservando la sostenibilità del debito italiano.

In questo quadro, il titolare del Mef ha prospettato la possibilità di uscire dalla procedura europea in primavera, subordinando tale eventualità all’evoluzione delle condizioni economiche.

«Se le condizioni lo consentiranno sarà possibile l’uscita dalla procedura a primavera», ha dichiarato.

Clausola Nec, negoziato aperto con le istituzioni europee

La richiesta di scostamento di bilancio è collegata all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale (Nec) per le esigenze relative alla difesa e all’energia.

Giorgetti ha definito il ricorso a questo strumento un allontanamento deliberato dalla linea di prudenza finora seguita, sostenendo tuttavia che la scelta rimanga compatibile con la sostenibilità della finanza pubblica.

«Io ho detto sì allo scostamento perché è uno scostamento consapevole», ha affermato il ministro, osservando che, a suo giudizio, la decisione non sarebbe stata valutata negativamente dai mercati e dagli osservatori finanziari.

Il confronto con Bruxelles riguarda soprattutto le tipologie di interventi che potranno rientrare negli spazi di flessibilità previsti dalla clausola.

Giorgetti ha riferito che la Commissione europea ha riconosciuto all’Italia uno spazio di flessibilità da destinare agli investimenti per la sicurezza energetica. Il governo ritiene però necessario verificare se, almeno nella fase iniziale e più acuta della crisi, sia possibile utilizzare tale margine anche per interventi di sostegno a famiglie e imprese.

Si tratterebbe, nelle intenzioni illustrate dal ministro, di misure selettive e temporanee rivolte ai soggetti maggiormente esposti all’aumento dei prezzi energetici e all’inflazione.

La definizione degli interventi ammissibili resta oggetto di un negoziato con le istituzioni europee, destinato a proseguire fino alla deliberazione del Consiglio sulla concessione della Nec all’Italia.