Economia
Difesa, industria e scala europea: la corsa di MBDA tra produzione e investimenti
Di Alessandro Caruso
Nel nuovo equilibrio globale della difesa, la dimensione industriale torna a essere un fattore strategico tanto quanto la tecnologia, e il caso di MBDA lo dimostra con chiarezza. I numeri presentati dal gruppo europeo nella conferenza stampa di Parigi giovedì raccontano infatti un cambio di passo che non è solo aziendale, ma sistemico: il raddoppio della produzione di missili tra il 2023 e la fine del 2025, seguito da un ulteriore incremento del 40% previsto nel solo 2026, segna il passaggio da una logica di capacità a una logica di scala, in cui la rapidità e la continuità produttiva diventano leve decisive per la sicurezza del continente. In questo quadro, i 5,8 miliardi di euro di ricavi registrati nel 2025 e, soprattutto, i 13,2 miliardi di nuovi ordini con un portafoglio complessivo che raggiunge i 44,4 miliardi, restituiscono la fotografia di una domanda strutturalmente in crescita, sostenuta sia dalle tensioni geopolitiche sia dalla necessità, sempre più condivisa a livello europeo, di rafforzare l’autonomia strategica nel settore della difesa. Non è un caso che il CEO Éric Béranger abbia insistito sul concetto di “ramp-up industriale”: non si tratta solo di produrre di più, ma di farlo in modo stabile, coordinato e interoperabile tra Paesi, trasformando la cooperazione industriale in uno strumento di politica strategica. In questo senso, la scelta di raddoppiare il piano di investimenti per il periodo 2026-2030, portandolo a 5 miliardi di euro da spendere in Europa, rappresenta un segnale chiaro: la difesa non è più una voce residuale, ma una componente centrale della politica industriale europea. A rafforzare questa traiettoria si aggiunge il piano di 2.800 assunzioni previste già nel 2026, che evidenzia come la crescita non sia solo quantitativa ma anche qualitativa, con un impatto diretto sulla filiera tecnologica, sull’occupazione altamente qualificata e sulla capacità di innovazione del continente. Il punto, però, non è solo la dimensione dei numeri, ma il loro significato economico. MBDA si colloca infatti al centro di un ecosistema che coinvolge grandi player come Airbus, BAE Systems e Leonardo, e che rappresenta uno dei pochi esempi concreti di integrazione industriale europea in un settore ad alta intensità tecnologica. In un contesto in cui le catene di approvvigionamento sono diventate un elemento di vulnerabilità e in cui la competizione globale si gioca sempre più sulla capacità di produrre rapidamente sistemi complessi, il rafforzamento di questo tipo di piattaforme industriali assume un valore che va oltre il singolo bilancio aziendale. La crescita di MBDA, in altre parole, riflette una trasformazione più ampia: quella di un’Europa che, spinta dalle crisi degli ultimi anni, sta progressivamente riscoprendo la dimensione industriale della sicurezza. Resta però aperta una questione cruciale: se questo sforzo sarà accompagnato da una reale convergenza politica tra gli Stati membri o se continuerà a muoversi su binari prevalentemente nazionali. Perché la sfida, oggi, non è solo produrre di più, ma farlo insieme, trasformando l’espansione industriale in una vera capacità strategica condivisa.





