Economia
Bruxelles chiude all’Italia: nessuna deroga sull’energia né flessibilità sui conti
Di Giuliana Mastri
L’Unione europea chiude la porta all’Italia. Alla riunione dell’Eurogruppo di oggi – i ministri finanziari dei Paesi che hanno adottato l’euro – non è previsto alcun documento finale sulle richieste di Roma di ottenere più spazio nel bilancio per affrontare la crisi energetica. Nessuna concessione di flessibilità sui conti per misure legate al conflitto in Medio Oriente.
Nei giorni scorsi da Roma era partito il pressing per rivedere o introdurre eccezioni al percorso di rientro dal deficit eccessivo. Anche nel corso del summit svoltosi dieci giorni fa a Cipro, il presidente del Consiglio aveva invocato più elasticità, prospettando tre possibilità: scorporare dal calcolo del disavanzo le spese per l’energia, convertire i quasi quattro miliardi stanziati per la difesa – già espunti dal deficit – oppure sospendere il Patto di Stabilità in via generale, ossia per tutti.
Da Bruxelles la risposta è stata negativa. I tecnici delle istituzioni europee ammettono che le conseguenze della guerra in Iran dureranno a lungo, ma sostengono che allo stato non ci sono le condizioni per modificare le attuali regole fiscali. «Esistono già diversi strumenti che consentono di reagire a situazioni eccezionali», è la spiegazione fornita, citando le clausole di salvaguardia nazionali, le misure classificate «una tantum» e la possibilità di uno scostamento temporaneo «a condizione che questo venga compensato successivamente». A pesare anche il calendario politico: il prossimo anno sarà elettorale per molti Paesi, tra cui Italia, Francia e Spagna, il che rafforza la necessità di «ancorare il quadro fiscale» e di «rassicurare i mercati finanziari».
L’ipotesi di scorporare dal deficit le spese per l’energia non è contemplata. Così come non lo è quella di «dirottare» i quasi quattro miliardi destinati alla difesa, con una motivazione molto esplicita: il pericolo russo non è scomparso e gli impegni con Donald Trump su quel capitolo vanno mantenuti. La sospensione nazionale del Patto di Stabilità – già bocciata per tutti i 27 – non trova spazio nemmeno in questa sede. A Bruxelles si fa notare che, a quel punto, l’Italia non uscirebbe nemmeno l’anno prossimo dalla procedura per deficit eccessivo, con conseguenze negative sui mercati finanziari.
Commissione e Consiglio europeo hanno comunque avviato simulazioni sul caso in cui il conflitto tra Usa e Iran andasse avanti ancora a lungo. In quello scenario potrebbe emergere una quarta opzione: prorogare la scadenza dei fondi del Pnrr e impiegare quelli non ancora spesi proprio sull’energia.
Con un avvertimento, però, del Fondo Monetario Internazionale. «La maggior parte dei governi dell’Ue non sta indirizzando le riduzioni delle accise sui carburanti e le altre misure di sostegno ai prezzi dell’energia esclusivamente ai consumatori più vulnerabili», ha ammonito Alfred Kammer, capo del dipartimento europeo del Fmi. «Gli aiuti non sono mirati».





