Economia

Ambrosoli, il miele italiano compie 100 anni e va alla conquista degli USA

03
Febbraio 2023
Di Flaminia Oriani

«Vi lascio piena libertà di conduzione dell’azienda, ma ricordate una cosa sola, la più importante: al miele non dovrete mai aggiungere nulla». Non esistono parole migliori del lascito ai figli di Giovanni Battista Ambrosoli – fondatore dell’omonima che da 100 anni si identifica con il miele – per descrivere lo spirito e la missione di un’azienda.

Tutto comincia agli inizi del ‘900 quando, a seguito dello scoppio del primo conflitto mondiale, la chiusura dei confini blocca le forniture di miele dalla Svizzera. Un amico apicoltore dona ad Ambrosoli, grande consumatore di miele, alcune arnie. «Così, Signor Ambrosoli, il miele se lo produce lei da solo, e ne ha per tutto l’anno…». In questo modo il giovane Ambrosoli, che ai tempi gestiva la vecchia fattoria di famiglia a Ronago, in provincia di Como, ebbe modo di coniugare gli studi da perito chimico alla sua grande passione.

Nel 1923 nasce ufficialmente l’azienda che, cento anni dopo, registra un fatturato di quasi 29 milioni di euro e vanta circa 70 dipendenti. Lo stabilimento si trova ancora a Ronago, nella via che oggi porta proprio il nome del fondatore, G.B. Ambrosoli, e uno dei figli, Alessandro, ne è il Presidente.

La storia di Ambrosoli evolve a partire dagli anni ’30, in cui si assiste a un boom di richieste di prodotti a base di miele e inizia a selezionare i migliori fornitori in Italia e all’estero, inaugurando così un modello di business che ancora oggi rappresenta la chiave del suo successo. Nel tempo l’azienda amplia l’offerta: arrivano le caramelle e i prodotti per la cura della casa, come la cera per mobili e pavimenti.

Ambrosoli non si ferma neanche con la II Guerra Mondiale, quando le arnie, ormai più di 5mila, vengono spazzate via. Anzi: inizia a guardare sempre più all’estero, e comincia ad affidarsi a produttori attivi in alcune delle zone con l’aria più pulita del mondo, come le pianure incontaminate dell’Argentina e le remote praterie di Ungheria e Moldavia. Aree scarsamente popolate, il cui miele si distingue per la sua unicità. Il miele viene poi lavorato in Italia, dove si crea la miscela perfetta per i consumatori.

Forte è anche il legame tra il miele e lo sport. Negli anni 50 arriva la prima sponsorizzazione con la Coppa Agostoni di ciclismo, una classica d’autunno che si svolge in Brianza. In seguito Ambrosoli sponsorizza il Giro d’Italia, una collaborazione che dura decenni durante gli anni di campioni leggendari come Coppi, Merckx, Gimondi e Saronni. Un’altra sponsorizzazione storica è quella della Fisi (Federazione italiana sport invernali) negli anni 80/90, in cui Alberto Tomba dominava le gare.

Sono anni in cui la fama di Ambrosoli si espande in tutta Italia anche grazie a un celebre Carosello, lo spot “Bella dolce cara mammina” che negli anni ‘70 imperversa in televisione.

Oggi, a 100 anni dalla fondazione, l’azienda continua a guardare al futuro. Ambrosoli ha di recente nominato un nuovo Direttore Generale, Federico Foti e il fatturato 2022 si prevede in crescita trainato dall’aumento delle vendite negli Stati Uniti, dove dagli anni ‘70 vanno forte le Zotz by Ambrosoli, caramelle dai gusti tipicamente americani con un ripieno aspro e frizzante racchiuso in un guscio duro. Sono inoltre in via di sviluppo nuovi prodotti e progetti legati al contenimento delle emissioni di CO2, come l’installazione di pannelli fotovoltaici che produrranno circa 500MWh di energia pulita, equivalenti alla piantumazione di 1000 alberi all’anno.

Sempre, come spiega il Presidente Alessandro Ambrosoli, nel solco degli insegnamenti del fondatore: «Il miele è l’unica sostanza dolce che trae tutte le sue caratteristiche dalla natura senza subire nessuna manipolazione da parte dell’uomo prima di arrivare sulle nostre tavole, un prodotto genuino e sostenibile per definizione. Più è puro, migliore sarà la sua qualità».

Un’azienda familiare (tra le tante che costituiscono il tessuto imprenditoriale italiano) che ha superato la prova del tempo e cresce attraverso la “dolcezza”.

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