Cultura

Milano sotto i riflettori: la Fashion Week tra Olimpiadi, città e identità

16
Gennaio 2026
Di Ilaria Donatio

Si apre a Milano la Fashion Week dedicata all’uomo e, ancora una volta, la città diventa una piattaforma globale dove moda, industria culturale e diplomazia economica si intrecciano. La manifestazione, realizzata con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dell’Agenzia Ice e del Comune di Milano, accompagnerà il calendario internazionale fino al 20 gennaio, confermando il ruolo del capoluogo lombardo come hub strategico del made in Italy.

L’edizione di gennaio si muove lungo due direttrici evidenti. Da un lato l’energia del sistema moda che guarda ai grandi eventi, a partire dalle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Dall’altro una riflessione sempre più esplicita sul rapporto tra città, sostenibilità e identità urbana. Un doppio registro che attraversa sfilate, presentazioni ed eventi diffusi.

Ad aprire simbolicamente la settimana è Zegna, con una collezione che Gildo Zegna ha definito parte di un “terzo Rinascimento” milanese. L’effetto Olimpiadi è centrale nel racconto del gruppo: Milano come città in espansione, capace di attrarre capitali, talenti e nuove ambizioni creative. “È un’emozione vivere questa esperienza in una città che sprigiona energia e ricchezza”, ha detto il presidente esecutivo, legando la sfilata a un clima di fiducia che guarda al futuro e alla capacità del sistema moda di misurarsi su scala globale.

Lo stesso immaginario olimpico attraversa anche K-Way, che porta le Alpi nel cuore di Milano con un hub urbano trasformato in baita contemporanea, tra cabine di seggiovia, incontri con sportivi e artisti e collezioni ispirate alla montagna. L’operazione racconta una strategia industriale precisa: investire sui territori alpini e su un lifestyle che unisce performance, clima estremo e desiderio di evasione dalla metropoli. Un segnale di come la fashion week sia sempre più anche uno spazio di racconto per le scelte economiche dei brand.

Ma Milano, in passerella, è anche oggetto di critica. Marcello Pipitone, che festeggia cinque anni del suo marchio, dedica la nuova collezione alla città in cui è nato e cresciuto, raccontandone contraddizioni e fragilità. La maglietta con la scritta “Madonna” e il profilo del Duomo, nel font di un noto marchio di sigarette, diventa una provocazione visiva contro smog e overtourism. “La nostra Madonnina è assediata”, ironizza il designer, spiegando che il caos metropolitano e l’invasione turistica hanno ispirato un lavoro che è insieme elogio e denuncia. Nel video che accompagna la collezione, Milano si svuota dei suoi abitanti mentre i turisti la attraversano come un circuito di Gran Turismo, in una corsa che consuma luoghi e identità.

Anche questa è la Milano Fashion Week: un osservatorio sul presente, dove la moda non racconta fiabe ma intercetta tensioni reali, dalla sostenibilità dei materiali al diritto di vivere la città. Tra debutti inattesi, come quello di Starbucks nel calendario degli eventi, e feste che animano la settimana, Milano conferma la sua capacità di tenere insieme industria, immaginario e critica sociale.

Fino al 20 gennaio, la città resterà sotto i riflettori internazionali. Non solo come capitale dello stile, ma come laboratorio aperto in cui la moda prova a leggere il mondo che cambia, tra grandi eventi globali e domande sempre più urgenti sul futuro urbano.