Cultura

Jago – The Rock Star. Presentato il documentario a Palazzo Bonaparte

23
Settembre 2022
Di Giampiero Cinelli

Raccontare Jago con le tecniche cinematografiche non è facile. L’artista, come molti sanno, già sa farlo bene tramite un uso efficacissimo dei social. Ma ITsART ha voluto sublimare quello che lo scultore di origini ciociare trasmette dal vivo, con il documentario Jago – The Rock Star, prodotto da Ballandi e disponibile sulla piattaforma on demand dal 29 settembre. Il documentario è stato proiettato in anteprima stamane, a Palazzo Bonaparte (Roma). All’evento era presente l’artista.

Le riprese si sono svolte proprio a Palazzo Bonaparte (nell’ambito della mostra Jago, The Exhibition svolta dal 12 marzo al 28 agosto di quest’anno), ma in notturna, scegliendo, non a caso, il bianco e nero. A ricordare i colori prevalenti delle opere di Jago e a cercare di restituire un senso di essenzialità. L’artista, nome di battesimo Jacopo Cardillo, non ha nascosto la sua esitazione nei confronti dell’immagine digitale, spiegando che per lui la sfida è stata proprio quella di trasferire il messaggio e l’anima dell’opera anche tramite l’artificio del media. «Non mi ha messo a disagio invece la penombra che avvolgeva le mie sculture, perché le ho viste tante volte anche di notte. Curioso per me invece riflettere sul rapporto dei fruitori con le mie opere in quel contesto». L’arte di Jago non si caratterizza per gli intellettualismi, i produttori questo l’hanno carpito, decidendo che il lavoro doveva andare in quella direzione. Una lastra di marmo, una forma, un qualcosa che tutti conoscono. «Per me quello basta. Non c’è niente da spiegare. Se devo impegnarmi a far capire perché ho fatto una cosa, l’opera è depotenziata», ha detto Jago. Lavorare il marmo ha richiamato più volte l’accostamento altisonante con Michelangelo. Ma Cardillo scosta subito il richiamo e dice di non identificarsi, riconoscendo comunque un’eredità. Che passa da artista a artista.

Il regista del documentario Giovanni Troilo, intervenuto nella presentazione, ha espresso il grande senso di libertà che girare gli ha dato. Non serviva un concept molto strutturato, perché tutti sanno già chi è Jago e come si pone. Quindi il racconto è stato fluido e diretto. La scena a cui Troilo è più affezionato è quella “dei cuori”. Una scena in cui facendo scorrere velocemente tutta una serie di cuori, in origine scolpiti da Jago nelle diverse fasi del battito, si ottiene una materia grezza che sembra vivente.

ITsART vuole continuare sulla strada di contenuti originali a partire da eventi performativi e senza sentirsi attaccati alle sovrastrutture, come ha sottolineato Cristina Pistis, Head of Original Content Development di ITsART. La libertà che è stata vettore nella produzione dedicata a Jago può sicuramente riproporsi. Ne è certo Mario Paloschi di Ballandi Arts, che non esclude un ritorno con Jago. E sul documentario in uscita l’interesse non è in discussione.