Cultura

Foibe, Mattarella: non fu solo giustizia contro i fascisti

09
Febbraio 2024
Di Giampiero Cinelli

Siamo nel marzo del 1943, l’Italia allo sbando nella seconda guerra mondiale. il Paese è di fatto spaccato, con la parte settentrionale, fino giù a Roma, controllata dalle forze nazifasciste, e il mezzogiorno in cui si è insediato il governo provvisorio del Fronte di Liberazione Nazionale, presieduto da Pietro Badoglio assieme al Re e alle formazioni partigiane. Al nord però di fatto le milizie del duce non sono più in grado di comandare stabilmente e soffrono gli attacchi nemici.

Sul versante adriatico, nell’area che comprende il Friuli Venezia Giulia, l’Istria e la Dalmazia, le truppe di Salò fanno ritirata, soppiantate dalle armate partigiane facenti capo al Maresciallo Tito. Egli ha compreso che lo sfaldamento del regime è l’occasione per prendersi le terre istriane e dalmate, che andranno poi a far parte della Jugoslavia. Ma nell’operazione, non vi sarà alcuna pietà per i civili italiani che nel frattempo scappavano dalle terre sotto il dominio fascista. Sostenendo di colpire soltanto i militari che si arrendevano, andrà in scena uno dei più cruenti massacri di civili mai visto in un conflitto bellico. A morire, tra combattenti e innocenti, saranno dalle 5.000 alle 10.000 persone. Gli storici non sono riusciti a risalire alò numero esatto.

Le vicende vengono ricordate come gli eccidi delle Foibe, facendo riferimento alle ripide e strette caverne scavate sotto terra in cui venivano gettati i malcapitati. Alcuni già morti, altri vivi, i quali si spegnevano in preda agli stenti.

La vicenda viene politicizzata
Per lungo tempo in Italia a questa tragedia fu dato poco risalto, arrivando a minimizzare; i libri scolastici se ne occuparono poco, a causa dell’identificazione dei fatti come conseguenza dell’operato fascista. Ma lo fu solo in parte. Vero è che, precedentemente, delle violenze erano state commesse anche dell’esercito italiano, tuttavia le dispute territoriali sull’Adriatico tra Italia e le potenze vicine c’erano da molto tempo addietro, anche nel periodo austro-ungarico e durante la prima guerra mondiale. Fu comunque Tito a propagandare le azioni come la giusta vendetta contro gli uomini di Mussolini. Tanto da ottenere al tempo anche il supporto alcuni partigiani italiani. I delitti andarono avanti dal 1943 al 1947, fino al trattato di Pace di Parigi.

La necessità di unire
Oggi la necessità di affrancare le Foibe da interpretazioni e divisioni politiche è più chiara nelle istituzioni. L’attuale governo ha annunciato la futura creazione di un Museo dedicato alle Foibe e, dal 2004, è stato istituito il Giorno del Ricordo, che ricorre domani. La volontà di superare le distanze attraverso la memoria di una disfatta è viva anche nel presidente della Repubblica Sergio Matterella, che oggi al Quirinale ha tenuto un discorso a tema.

Non è giusto minimizzare
«Quelle vicende costituiscono una tragedia, che non può essere dimenticata. Non si cancellano pagine di storia, tragiche e duramente sofferte. I tentativi di oblio, di negazione o di minimizzare sono un affronto alle vittime e alle loro famiglie e un danno inestimabile per la coscienza collettiva di un popolo e di una nazione», ha detto il Capo dello Stato. «L’istituzione del giorno del Ricordo, con tante iniziative da essa scaturite, con ricerche, libri, dibattiti, ha avuto il merito di riconnettere la memoria collettiva a quel periodo e a quelle sofferenze, dopo anni di rimozione – ha affermato Mattarella –. Ha reso verità a tante vittime innocenti e al dolore dei loro familiari. Tutto questo è stato importante, doveroso, giusto. Ma non è sufficiente ha fatto notare il capo dello Stato».

Le colpe non hanno una parte sola
Il Presidente ha ricordato: «La ferocia che si scatenò contro gli italiani in quelle zone non può essere derubricata sotto la voce di atti, comunque ignobili, di vendetta o giustizia sommaria contro i fascisti occupanti; il cui dominio era stato. sappiamo, intollerante e crudele per le popolazioni slave, le cui istanze autonomistiche e di tutela linguistica e culturale erano state per lunghi anni negate e represse. Le sparizioni nelle Foibe o dopo l’internamento nei campi di prigionia, le uccisioni, le torture commesse contro gli italiani in quelle zone, infatti, colpirono funzionari e militari, sacerdoti, intellettuali, impiegati e semplici cittadini che non avevano nulla da spartire con la dittatura di Mussolini. E persino partigiani e antifascisti, la cui unica colpa era quella di essere italiani, di battersi o anche soltanto di aspirare a un futuro di democrazia e di libertà per loro e per i loro figli, di ostacolare l’annessione di quei territori sotto la dittatura comunista. Le Foibe e l’esodo hanno rappresentato un trauma doloroso per la nascente Repubblica che si trovava ad affrontare la gravosa eredità di un Paese uscito sconfitto dalla guerra».

Oggi è tempo della prospettiva giusta
Mattarella ha quindi affermato: «Lungo tempo è trascorso da quegli eventi ma essi sono emotivamente a noi vicini: questo consente, in una vicenda storica complessa e ancora soggetta a ricerche, dibattiti storiografici e politici, di stabilire dei punti fermi e di delineare alcune prospettive. Le divisioni, i conflitti, le ferite del passato – la cui memoria ci ferisce – ci ammoniscono. Onorare le vittime e promuovere la pace, il progresso, la collaborazione, l’integrazione, aiuta a impedire il ripetersi di tragici errori. Se non possiamo cambiare il passato, possiamo contribuire a costruire un presente e un futuro migliori».

C’era anche un’altra dittatura
Infine il monito del Presidente, che nota come anche quella di Tito fu una dittatura, sebbene di colore diverso dal nostro: «Quel territorio, intriso di storie e di civiltà, condivise lo stesso tragico destino di molti Paesi dell’Europa centro-orientale, che, dopo la sconfitta del nazifascismo, si videro negate le aspirazioni alla libertà, alla democrazia e all’autodeterminazione dall’instaurazione della dittatura comunista, imposta dall’Unione Sovietica. Milioni di persone, in qui Paesi, si videro allora espulse dalla terra che avevano abitato, costrette a mettersi in cammino alla ricerca di una nuova patria».