Cultura

Cosa vuol dire l’opera di Tosatti al Padiglione Italia della Biennale

20
Aprile 2022
Di Massimo Gentile

Non poteva che avere un forte approccio politico il Padiglione Italia della Biennale di Venezia, con il suo protagonista assoluto, Gian Maria Tosatti. Sotto la curatela di Eugenio Viola, Tosatti ha dato vita alla sua installazione ambientale “Storia della Notte e Destino delle Comete” negli spazi delle Tese delle Vergini, occupandone l’intera superficie, con cui propone una visione dello stato attuale dell’umanità e delle sue prospettive future.

L’opera si presenta come un dispositivo intermediale che contiene in sé e fonde una pluralità di linguaggi come di consueto nella ricerca di Tosatti, dai riferimenti letterari alle arti visive, dal teatro alla musica e alla performance. Una complessa macchina narrativa esperienziale che conduce il visitatore in un percorso sensibile, a tratti familiare e in parte spiazzante, con l’obiettivo di offrire una consapevolezza nuova e generare riflessioni concrete sul possibile destino della civiltà umana, in bilico tra i sogni e gli errori del passato e le promesse di un futuro ancora in parte da scrivere.

“Storia della Notte e Destino delle Comete” di Gian Maria Tosatti narra del difficile equilibrio tra uomo e natura, tra sviluppo sostenibile e territorio, tra etica e profitto, proponendo una lettura estetica di questo scenario e offrendo una piattaforma inedita in cui sviluppare un dibattito inclusivo e approfondito intorno a questi temi. Il percorso espositivo è strutturato con un impianto teatrale che articola la narrazione in un prologo e due atti: la Storia della Notte e il Destino delle Comete. L’Italia, con la sua particolare vicenda storica di giovane nazione reduce da due guerre mondiali interessata da una straordinaria crescita economica, il cosiddetto ”miracolo italiano”, offre lo scenario per la costruzione di questa mostra. Lo spazio della prima Tesa costituisce un viaggio nel Bel Paese e coincide con la Storia della Notte, ovvero il racconto simbolico dell’ascesa e del declino del sogno industriale italiano. Una sequenza di spazi industriali originariamente adibiti a produzioni diverse custodiscono silenziosamente macchine ormai datate e in disuso, oggetti abbandonati e solitari, non si percepisce nessuna traccia della presenza umana che un tempo li rendeva utili e funzionanti. Sono scenari spiazzanti che preparano la visione finale, in cui l’immaginario si ribalta in una vera e propria epifania. 

Le ambientazioni evocano il romanzo “La dismissione” di Ermanno Rea (Feltrinelli, 2002) e ricordano la distesa di capannoni diffusi nel paesaggio fra Ragusa e Cremona, l’unico panorama paradossalmente omogeneo di un ipotetico viaggio nell’Italia di provincia. Proseguendo si giunge alla visione finale, il Destino delle Comete, che ricorda come la natura oltraggiata, fin dai tempi del diluvio, non perdoni l’uomo. L’ultimo spazio si apre su un mare notturno e agitato che sbatte contro le sue pareti. Una fila di lampioni stradali semi-sommersi suggerisce che di fronte a noi dev’esserci stato un piazzale e una strada fino a poco prima, su cui ora non scorre che acqua scura. Sulla superficie minacciosa di questo mare oscuro e imperscrutabile, si leva inaspettatamente un elemento inversamente perturbante, il segno di una pace possibile: uno sciame di centinaia di lucciole che vola su un mondo in cui la Natura ha ripreso il suo dominio e ripristinato la sua crudele legge di suprema bellezza e armonia. È una vertigine che rovescia la desolazione in compassione struggente, in speranza.

«Darei l’intera Montedison per una lucciola», scriveva Pier Paolo Pasolini nella chiusa del celebre articolo ”Il vuoto del potere” (Corriere della Sera, 1° febbraio 1975) su un passaggio epocale raccontato attraverso la metafora della scomparsa delle lucciole, intesa come ultimo ed efferato delitto del nuovo fascismo: il neocapitalismo. Oggi che la Montedison è andata, il Destino delle Comete può forse simbolicamente rappresentare quella lucciola, sospesa sulla grande distesa d’acqua scura che chiude l’opera, alludendo sì alle conseguenze delle catastrofi ecologiche, ma anche facendo deflagrare, come nella tradizione cara alla tragedia greca, l’elemento catartico dell’opera. Il Padiglione Italia, per tutta la durata della mostra, sarà strutturato come un forum continuo – in presenza e online – grazie a un calendario di incontri di carattere scientifico-divulgativo che vedono confrontarsi professionisti ed esperti del settore ecologico-ambientale e protagonisti del mondo della cultura sui temi trattati dalla mostra. Il programma di conferenze si espanderà da Venezia al resto del mondo, grazie al coinvolgimento di una serie di istituzioni internazionali che ospiteranno i dibattiti sui temi affrontati dal Padiglione, vere e proprie ambasciate di Storia della Notte e Destino delle Comete all’estero. Tutti gli argomenti trattati, gli spunti emersi e le riflessioni sviluppate saranno raccolti in un sito web sempre a disposizione di chiunque voglia approfondire la ricerca su modelli di vita e sviluppo alternativi. Parallelamente, sarà prodotto un significativo corpus di documenti audio-visivi dell’opera, dalla sua realizzazione sino alla sua presentazione al pubblico.

Interrogandosi sulle modalità più appropriate per tornare a riflettere sull’ambiente, incoraggiando un dibattito pubblico sul paesaggio urbano e le ecologie sostenibili, l’opera di Gian Maria Tosatti fa espressamente riferimento all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (sottoscritta nel settembre 2015 da 193 Paesi membri del Onu). Il progetto tocca tutti i temi esplicitati dai 17 obiettivi siglati dalle Nazioni Unite, legati alla salute e all’istruzione delle future generazioni, alla tutela della Natura, allo sviluppo sostenibile rispetto al territorio e al ripensamento di modelli etici di produzione, consumo e profitto.

Foto in copertina: Gian Maria Tosatti. Foto Severina Venckute

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