Ambiente

EY Energy Summit, la transizione aspetta solo di essere cavalcata

18
Maggio 2023
Di Giampiero Cinelli

Sul contributo alla transizione energetica Ernst & Young (EY) vuole avere il suo peso e anche quest’anno lo fa con l‘EY Energy Summit, il panel che oggi a Roma ha riunito importanti figure istituzionali e del mondo aziendale.

Nelle chiavi di lettura principali si è preso in esame l’interruzione delle forniture di gas dalla Russia, che ha reso necessaria una diversificazione delle fonti di importazioni dal momento che l’Italia dipendeva per il 40% dalla fornitura di questa fonte energetica russa, l’individuazione di alternative da mettere in campo e i relativi investimenti non possono che essere orientati verso soluzioni strategiche, economicamente sostenibili ed efficienti nel breve-medio e lungo termine.

Analizzando l’andamento dei prezzi dell’energia degli ultimi anni, si è osservata una volatilità dei prezzi delle materie prime che continua a rappresentare un elemento di criticità. Per esempio, i costi delle quote di CO2 (il sistema amministrativo europeo per regolazione delle emissioni inquinanti) sono aumentati di oltre 10 volte in qualche anno (circa 90 €/ton previsti per il 2023 rispetto a valori inferiori a 9€/ton nel 2012) e questo ha cambiato la natura del business e ha impattato la competitività di certe tecnologie. L’aumento del costo della CO2, unito al costo del gas ha praticamente raddoppiato il prezzo minimo a cui il mercato può fornire l’energia elettrica, essendo gli impianti a gas a guidare i prezzi.

Il passaggio all’elettrico

Un esempio concreto di quanto costerà la transizione green è possibile ipotizzarlo per quanto riguarda il settore dell’automotive. Recentemente il Parlamento europeo ha approvato lo stop alla produzione di nuove auto a benzina e diesel a partire dal 2035, con l’eccezione delle auto e-fuel. Questa graduale eliminazione avrà un notevole impatto sul consumo di energia elettrica. Secondo i dati stimati da EY, infatti, saranno necessari circa 50 TWh/anno per sostenere la transizione verso i veicoli elettrici. Questi conquisteranno col tempo quote di mercato aumentando, secondo le previsioni di EY, la domanda di energia elettrica in Italia del +15-20 per cento.

La fiducia dei consumatori

In un sondaggio condotto da EY riguardo alla fiducia dei consumatori, rivolto a 36 mila consumatori in 18 mercati, ha identificato una correlazione tra i progressi dei Paesi nella transizione energetica e la fiducia dei consumatori: i consumatori che faticano a vedere i benefici della transizione energetica non sono fiduciosi che le cose miglioreranno in futuro, mentre man mano che un mercato progredisce in questa transizione la fiducia aumenta. Osservando il punteggio dell’indice di fiducia dei consumatori di energia per ciascuno dei 18 mercati analizzati, si passa dalla Cina che è in testa (77,6) grazie all’attenzione e agli investimenti ingenti nelle infrastrutture energetiche e nelle rinnovabili, fino al minimo (51,2) del Giappone dove la fiducia è molto ridotta per via degli aumenti dei prezzi dell’energia che gravano sui consumatori e la deregolamentazione del mercato. L’Italia si posiziona sotto media globale, riflettendo l’impatto dei trend macroeconomici e della crisi energetica in corso.

Massimo Antonelli, Ceo di EY Italy ha detto: «L’Italia soffre rispetto ad altri Paesi di non aver avuto, negli anni passati, una visione di medio lungo periodo per la transizione energetica, ma abbiamo una grande opportunità che si chiama Pnrr che può far recuperare competitività al Paese. Ma è anche un elemento di rischio perché se non saremmo in grado di stare nei tempi assegnati potrebbe far perdere fiducia nei confronti del nostro Paese»

«La crisi energetica ha messo in luce la nostra dipendenza e ci ha imposto scelte forti. Il governo italiano ha messo al centro il tema della sicurezza energetica e ciò a cui ora noi dobbiamo puntare è l’autosufficienza, che viene anche dalla nuova centralità che il nostro Paese assume in mezzo al Mediterraneo avendo la possibilità di collegamenti con vari paesi», ha osservato il ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto all’evento. Questo significa – ha proseguito – avere una sicurezza principalmente sul gas perché il nostro impegno deve essere di superare carbone e petrolio quanto prima poiché dipendiamo troppo dal fossile e la nostra sfida è ribaltare il rapporto attuale del nostro mix e arrivare al 2030 a 2/3 di rinnovabili e 1/3 di fossili». «Nel Pnrr – ha aggiunto – ci sono ingenti risorse per la transizione energetica e naturalmente dobbiamo spenderle bene. A queste vanno aggiunte la risorse del RepowerEu. Ci sarà il massimo impegno del Governo ma chiediamo l’impegno massimo di tutte le forze del Paese proprio per raggiungere quelli che sono gli obiettivi che l’Italia si è data e di dare agli italiani la possibilità di essere sicuri».

Le comunità per le rinnovabili, l’appello di Baroni

Secondo Giovanni Baroni, presidente Piccola industria e vice presidente di Confindustria, «si è ritenuto erroneamente che le fonti energetiche potessero essere considerate come le altre commodity e semplicemente comprate dal miglior offerente. Questa errata convinzione ci ha portato a ritrovarci poco sicuri, poco competitivi, e poco avanzati tecnologicamente. E questa miopia purtroppo non è solo italiana ma riguarda tutta l’Europa. Parlare di sicurezza e indipendenza energetica oggi richiama il tema delle Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer). Si tratta di un’iniziativa alla quale guardiamo con grande interesse nella prospettiva dello sviluppo delle fonti rinnovabili. Rappresentano uno strumento importante per le comunità territoriali per la produzione di energia rinnovabile, devono essere però potenziate per contribuire alla decarbonizzazione e all’indipendenza energetica anche del sistema industriale. Perché è chiaro che, se l’obiettivo è il 2030, dobbiamo cambiare passo in modo radicale. E perché ciò avvenga è essenziale che siano estese a livello di distretto industriale».

Baroni ha poi spiegato: «Giusto per dare qualche dato, al 30 settembre 2022 abbiamo 54 AC/Cer in esercizio, di cui il 75% sotto i 20 kw con un totale di 382 clienti finali connessi. Con questi numeri rischiamo solo di fare molta carta e poca sostanza, tutto troppo piccolo, così non riusciamo a fare la differenza. Per questo è importante che il Governo italiano promuova, nell’iter di approvazione della Direttiva europea RED III il superamento degli attuali vincoli della direttiva sulle fonti rinnovabili che limita la partecipazione alle Cer solo a persone fisiche, Pmi o autorità locali. Questa direttiva, infatti, è troppo focalizzata su una energy community con finalità sociali, dimenticando che le Cer posso essere uno straordinario volano per la decarbonizzazione del sistema industriale, su cui tra l’altro ricadono gli impegni più rilevanti nell’ambito della transizione green».