Ambiente

Climate Pledge, la ricetta green di Amazon

02
Settembre 2022
Di Daniele Bernardi

L’industria dell’e-commerce è tutto fuorché sostenibile. I prodotti che noi acquistiamo online vengono spesso dalle parti più disparate del mondo e i mezzi di trasporto impiegati sono per lo più ad alto impatto ambientale. Siamo tutti felici di leggere che il nostro pacco Amazon, magari di un prodotto ordinato dalla Cina, arriverà il giorno dopo l’acquisto, ma questo vuol dire solo che dietro c’è una fitta rete di trasporti, aerei, navi e camion in continuo movimento che emettono costantemente CO2.

L’azienda americana ha ben presente questo aspetto del proprio business e sa bene quali conseguenze potrebbe avere sulle scelte d’acquisto dei consumatori. È per questo che nel 2019 ha fondato, assieme ad altre aziende, un piano per diventare più sostenibile e investire in idee green: il Climate Pledge.

Gli obiettivi di Amazon sono tanti e seguono una precisa time-line: alimentare le proprie attività con il 100% di energia rinnovabile entro il 2025, portare il 50% di tutte le spedizioni a 0 emissioni nette e impiegare almeno 100 mila veicoli elettrici nella rete dei trasporti entro il 2030, mentre per il 2040 l’obiettivo è raggiungere le zero emissioni di CO2. Il tutto verrà finanziato attraverso 2 miliardi di dollari proveniente dal Climate Pledge Fund impiegati nello sviluppo di tecnologie e servizi per la decarbonizzazione e 100 milioni di dollari dal Right Now Climate Fund in progetti di riforestazione e mitigazione del clima. A questi due fondi si aggiunge anche il Bezos Earth Fund di 10 miliardi di dollari.

Già all’inizio di questo percorso, Amazon è diventato il più grande acquirente di energia rinnovabile al mondo, raggiungendo il 65% delle attività alimentate con energia rinnovabile.

Sono tanti i progetti che l’azienda di Jeff Bezos ha lanciato nel corso di questi anni: un importante impianto eolico che verrà costruito in Olanda e sarà attivo dal 2024, il più grande impianto fotovoltaico da ben oltre 75mila metri quadrati di pannelli sistemati sopra il tetto dello stato del Colorado negli Stati Uniti e tanti altri progetti simili a Singapore, in Virginia, nel resto dell’Europa e perfino in Sicilia, dove, assieme con ENGIE, ha realizzato due grandi impianti agro-fotovoltaici. Il colosso americano ha inoltre recentemente messo in piedi la Climate Pledge Arena, il primo stadio certificato a zero emissioni di CO2, costruito a Seattle.

Ma il fondo di Amazon è volto a finanziare progetti anche di altre aziende. Sono 11 attualmente le compagnie che hanno sottoscritto il piano per il clima dell’impero dell’e-commerce, tra cui Mercedes e Verizon. 

Sempre nel piano Climate Pledge, Amazon ha lanciato Climate Pledge Friendly, un sistema di etichettatura che premia i prodotti Green presenti sulla piattaforma.

L’etichetta raffigura una clessidra alata verde, simbolo del poco tempo che ci è rimasto per rispondere ai cambiamenti climatici. Come fanno a certificare che i prodotti siano effettivamente sostenibili? Si basano su altre etichette ambientali maggiormente note: Reducing CO2, Carbonfree Certified, Compact by Design, Cradle to Cradle Certified, EPEAT, Fairtrade International, Forest Stewardship Council, Global Organic Textile Standard e tante altre.

L’impegno di Amazon per l’ambiente è ormai abbastanza noto: tutti abbiamo visto i loro spot sugli investimenti green, ma questo non basta ancora a coprire l’enorme impatto che l’azienda ha sull’ambiente. Lo stesso anno del Climate Pledge, Amazon ha generato circa 44,4 tonnellate di CO2, con un incremento dell’impiego di trasporto aereo per le merci.

Questo non vuol dire ovviamente che dobbiamo rinunciare all’e-commerce, ma che c’è ancora molto da fare per rendere il settore più green. Dal canto nostro, noi consumatori dovremmo prestare maggiore attenzione ai nostri acquisti: secondo la Scuola Superiore di S. Anna di Pisa, ad esempio, l’e-commerce conviene solo se il negozio fisico dista più di 15 kilometri di distanza, viceversa sarebbe meglio raggiungere il negozio per nostro conto.

Un altro importante elemento da tenere sott’occhio è il packaging. Normalmente, gli incartamenti necessari per la spedizione del prodotto hanno un impatto ambientale dieci volte superiore a quello di un sacchetto di plastica o di carta nel negozio fisico. In questo caso, per esempio, è consigliato inserire più prodotti nello stesso ordine. 

Insomma, la strada è ancora lunga e il tempo a disposizione sempre meno. Serve l’impegno di tutti, delle aziende di e-commerce come Amazon e, soprattutto, di noi consumatori che dobbiamo in primis fare scelte più oculate circa i nostri acquisti e il loro impatto ambientale.

Articoli Correlati

adolescenza
di Flavia Iannilli | 19 Giugno 2024

Cloudescenza

liste attesa
di Giampiero Cinelli | 19 Giugno 2024

Liste d’attesa, come ridurle attraverso la telemedicina