Trump non sta affatto lavorando bene. Ed è probabile che i repubblicani rimedieranno una sconfitta alle elezioni di midterm. Ciò detto, è bene dirsi qualcosa sull’alternativa.
La deriva estremista dei Democratici americani non è più una deriva: è una rotta dichiarata.
Dopo il 7 ottobre, mentre Hamas sgozzava e rapiva, una parte consistente del partito ha scelto il lato sbagliato della storia. Non “critica a Israele”, ma alleanza di fatto con chi giustifica il massacro, chi urla “from the river to the sea”, chi in piazza americana brandisce la bandiera di gruppi che vogliono cancellare l’unico Stato ebraico.
Islamisti e pro-Pal non sono più ospiti scomodi: sono diventati elettorato, finanziatori, militanti. I campus, i sindaci delle città blu, i comitati di base. Si è passati dal “two states” al “one state” (senza ebrei), dal “diritto di difesa” al “genocidio”, dal sostegno all’alleato più fedele degli Usa al boicottaggio e alle sanzioni unilaterali. Chi lo dice viene accusato di islamofobia; chi lo contesta di antisemitismo. Il risultato è che l’antisemitismo di sinistra è diventato accettabile, purché travestito da antisionismo.
Se alle midterm del 2026 consolidano questa linea e arrivano forti al 2028, il programma non sarà più moderato. Sarà la radicalizzazione.
Immaginate: riconoscimento formale della Palestina, taglio degli aiuti a Israele, sanzioni economiche e divieto di esportazione di armi, aperture diplomatiche a Hamas o a chiunque si dichiari “resistenza”. In politica interna: più visti e percorsi di cittadinanza per richiedenti asilo da Paesi a maggioranza islamica, revisione delle liste di organizzazioni terroristiche (Hamas e Hezbollah diventano “movimenti di liberazione”), finanziamenti pubblici a ong pro-Pal e islamiste, curricula scolastici che insegnano che Israele è un’entità coloniale illegittima.
E poi il resto: controlli più severi sui campus per “islamofobia”, mentre le aggressioni agli ebrei restano “protesta legittima”. Un presidente 2028 di quella corrente non farà più finta di essere equidistante. Sarà il governo che tratta Israele come il Sudafrica degli anni Ottanta e l’Iran come interlocutore affidabile. Non è fantasia: è la logica di chi ha già scelto di non distinguere più tra critica e liquidazione, tra diritti dei palestinesi e negazione del diritto all’esistenza di Israele. Se vincono loro, nel 2028 non ci sarà più una linea bipartisan sulla sicurezza di Israele. Ci sarà una linea sola: quella che oggi urlano nelle piazze.





