La Legge di Bilancio è arrivata, almeno nelle intenzioni. Il Consiglio dei Ministri ha approvato mercoledì una manovra da circa 26 miliardi di euro per il 2027, ma il testo continuava a essere gelosamente custodito fino a ieri sera (come da tradizione i testi escono il venerdì sera, a uffici chiusi e aperitivi in corso, giusto per rendere più complicata la vita dei professionisti del settore), mentre imprese, associazioni e professionisti attendevano di conoscere le disposizioni che dovranno finanziare le promesse del Governo. Perché, come spesso accade, il problema non è soltanto capire a chi saranno destinati i benefici, ma soprattutto chi sarà chiamato a pagarli.
Il percorso è stato complicato. Dopo mesi di attesa per un rientro del deficit sotto il 3%, il Governo ha dovuto fare i conti con una nuova fase di instabilità internazionale, inflazione e maggiori esigenze di spesa.
In questo quadro Giorgia Meloni ha mantenuto ferma la propria linea: non aumentare le tasse, possibilmente ridurle. La manovra interviene sull’Irpef per il ceto medio, sui redditi da lavoro, sulle famiglie e sulla natalità, conferma l’esenzione dal bollo auto per un’ampia platea e destina ulteriori risorse alla sanità e agli investimenti. Un insieme di misure che cerca di offrire risposte riconoscibili a un elettorato alle prese con un’inflazione che continua a erodere il potere d’acquisto.
Ma per abbassare le tasse a qualcuno, il Governo ha scelto di aumentarle a qualcun altro. Circa 5,5 miliardi dovrebbero arrivare dal settore finanziario, tra banche, assicurazioni e maggiori imposte sulle transazioni; altri 700 milioni dalle società energetiche e altrettanti dal settore dei giochi. Anche il tabacco rimane tra i comparti tradizionalmente osservati quando si cercano nuove entrate, sebbene il dettaglio delle eventuali misure richieda ancora la lettura del testo.
Sono settori molto diversi, accomunati però da una caratteristica politicamente conveniente: nell’immaginario collettivo rappresentano spesso grandi operatori, profitti elevati e, talvolta, rendite da redistribuire.
Da mesi si annunciava una Legge di Bilancio elettorale e, in effetti, lo sarà. Non tanto per la dimensione della spesa, relativamente contenuta, quanto per la scelta dei beneficiari e dei soggetti chiamati a contribuire.
Il messaggio è semplice: meno tasse per famiglie e lavoratori, maggiori sacrifici per chi viene percepito come economicamente più forte. Una strategia comprensibile sul piano del consenso, ma che rischia di trasformare ogni manovra in una trattativa con alcune categorie produttive, senza affrontare fino in fondo il tema della stabilità e della prevedibilità fiscale per le imprese.
Di intervenire strutturalmente sulla spesa pubblica, invece, si discute molto meno. Eppure sarebbe utile recuperare almeno una parte del metodo introdotto dal PNRR: risorse assegnate a fronte di obiettivi verificabili, scadenze e rendicontazione. Non per trasformare ogni politica pubblica in un progetto europeo, ma per tornare a chiedersi non soltanto quanto spendiamo, bensì quali risultati otteniamo.
Le prossime settimane saranno importanti anche per i sondaggi. Occorrerà capire se la promessa di alleggerire la pressione fiscale riuscirà a compensare la percezione di un carovita persistente e se la scelta di concentrare le coperture su alcuni comparti produttivi produrrà consenso oppure nuove tensioni.
Il rischio, per Meloni, è che i benefici annunciati siano meno immediatamente percepibili dei rincari quotidiani, mentre il dibattito parlamentare potrebbe rendere più visibili i costi della manovra.
Nel frattempo anche il Campo Largo prova a organizzarsi. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno annunciato oggi un programma comune entro novembre, una manifestazione nazionale contro la manovra a dicembre e le primarie per la leadership entro febbraio, notoriamente un periodo di bassa stagione per la partecipazione politica. Matteo Renzi non figura tra i firmatari, segno che il perimetro della coalizione resta ancora da definire, insieme alle non trascurabili differenze sulle ricette economiche.
Il confronto sulla Legge di Bilancio sarà dunque un banco di prova della campagna elettorale: da una parte un Governo che prova a dimostrare di saper proteggere il reddito degli italiani, dall’altra un’opposizione che tenta di costruire un’alternativa partendo proprio dal carovita.
Resta una domanda che nessuno sembra avere particolare fretta di affrontare: quanto a lungo sarà possibile promettere nuove risorse senza discutere seriamente di come vengono utilizzate quelle che già abbiamo?





