Food
Caro carburanti, la crisi dei trasporti mette a rischio la filiera alimentare
Di *Massimiliano Giansanti
(*Articolo di Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura e del COPA, pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Era già successo all’inizio di settembre con l’insalata in busta: nei supermercati di tutta Italia erano comparsi cartelli di scuse per la mancanza del prodotto. Oggi scarseggiano uova, farina, frutta e verdura. Le cause sono diverse, ma c’è un fattore comune che pesa sempre di più: il caro carburante. A fine estate, i prodotti ortofrutticoli freschi, confezionati e pronti al consumo hanno sentito la pressione dell’emergenza climatica e della crisi energetica legata alle tensioni internazionali. Costi di produzione alle stelle e la materia prima ha iniziato a scarseggiare. In questi giorni, invece, in diverse regioni del Mezzogiorno, le proteste degli autotrasportatori contro il prezzo del gasolio hanno rallentato fino ad interrompere i collegamenti con la grande distribuzione, lasciando zucchine, pomodori, melanzane, latte e altri prodotti deperibili bloccati nei territori di produzione, con il rischio concreto di finire al macero. Insieme ai ricavi degli agricoltori. Un altro colpo durissimo al settore primario. Dopo un’estate segnata da caldo estremo e siccità, vedere i frutti del proprio lavoro fermi nei magazzini o destinati alla distruzione significa subire perdite economiche e una profonda frustrazione. Pensiamo ai kiwi, raccolti in una finestra temporale molto ristretta, proprio in questo periodo: se non arrivano al mercato, il lavoro di un’intera stagione rischia di essere vanificato.
E quando l’offerta italiana si interrompe, si aprono spazi per i concorrenti stranieri, difficili da recuperare anche quando la situazione torna alla normalità. Gli agricoltori comprendono le ragioni della protesta degli autotrasportatori. Le difficoltà, infatti, hanno la stessa origine: costi energetici sempre più elevati. Non è una contrapposizione tra categorie, ma il segnale di una filiera nella quale ogni anello è indispensabile e le difficoltà di uno si ripercuotono su tutti. A pagare il conto sono i consumatori, esposti al rischio di minori disponibilità e prezzi più alti. Il gasolio è indispensabile per chi produce cibo, in tutte le fasi: dalla preparazione dei terreni alla semina, dai trattamenti alla raccolta, fino al funzionamento degli impianti irrigui e alla climatizzazione di serre e stalle. In Italia, poi, circa il 92% delle merci alimentari viaggia su gomma: una dipendenza che rende il sistema particolarmente vulnerabile alle oscillazioni dei carburanti e alle crisi della logistica. Le imprese agricole, tuttavia, non sono ferme. Investono in innovazione, puntando sull’agricoltura di precisione e su macchinari sempre più efficienti. Tra il 2020 e il 2025, i consumi di gasolio agricolo sono diminuiti del 13,4%, passando da oltre 2 milioni a poco più di 1,8 milioni di tonnellate. È il segnale concreto di un settore che cerca di utilizzare meglio le risorse e ridurre la propria esposizione energetica, pur dovendo fare i conti con esigenze produttive che non possono essere sospese.
È proprio qui che emerge il valore strategico dell’agricoltura. Produrre cibo non è un’attività come le altre: significa garantire approvvigionamenti, presidiare il territorio, custodire risorse naturali e sostenere le economie locali. La sicurezza alimentare dipende dalla capacità delle imprese agricole di continuare a investire e produrre, anche quando gli scenari internazionali diventano imprevedibili. Per questo servono risposte capaci di accompagnare le aziende nelle emergenze e, allo stesso tempo, una visione di lungo periodo che rafforzi la resilienza energetica dell’intera filiera. Perché il carburante non serve soltanto a far muovere i mezzi: contribuisce a far funzionare un sistema da cui dipende ogni giorno la nostra alimentazione. E quando quel sistema entra in difficoltà, il problema non riguarda più soltanto chi lavora nei campi. Riguarda tutti noi.





