Trasporti
Crisi Hormuz, dal mare alla frontiera: l’Agenzia delle Dogane fa il punto e le sue proposte
Di Giampiero Cinelli
La crisi dello stretto di Hormuz mette di fronte al rischio di effetti sistemici. L’Italia è tra i Paesi europei più colpiti, con un costo stimato pari allo 0,42% del Pil secondo CREA. A luglio il deficit energetico è salito a 5,5 miliardi dai precedenti 4,1 miliardi, ci dice Istat e i settori molto esposti sono chimica, metallurgia, ceramica, automotive, carta e macchinari. Si pensi che nei primi nove mesi del 2026, il costo medio del trasporto di un container da Shanghai a Genova si è attestato a 4.217 dollari, in aumento del 19% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo il World Container Index di Drewry. Peso che si trasferisce alle imprese e le famiglie in termini di disponibilità delle forniture e incertezza sui tempi, mentre la puntualità dei servizi container è scesa al 49,9% (dato Sea-Intelligence di agosto 2026).
Una situazione complessa e vasta di cui anche l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli vuole parlare. Perché oggi la dogana va intesa come infrastruttura della connettività. Non più solo guardiano della frontiera: la sicurezza degli approvvigionamenti dipende pure dalla qualità delle procedure e dalla capacità di cooperare lungo il percorso delle merci.
Consapevolezze che possono essere trasmesse al pubblico, proprio oggi, grazie alla conferenza alla Camera dei Deputati dal titolo Crisi di Hormuz e nuove rotte del commercio eurasiatico: sfide e opportunità per le politiche doganali. Nel programma, insieme al Direttore dell’Agenzia Roberto Alesse, i viceministri degli Esteri Edmondo Cirielli e dei Trasporti Edoardo Rixi. Da segnalare il videomessaggio del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti; tra gli altri, l’incontro vede ospiti il Presidente delle Dogane del Regno del Bahrein Shaikh Ahmed Bin Hamad Al Khalifa, il Direttore Generale delle Dogane e delle Accise della Grecia Dimitrios Bourikos, e la Direttrice Generale delle Dogane dei Paesi Bassi Nanette van Schelven.
Cosa fare adesso
Una delle principali domande, è appunto sullo sviluppo di corridoi di frontiera alternativi. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli parla di IMEC (Il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa); il Corridoio di Mezzo, un sistema di trasporto multimodale che collega la Cina e l’Asia Centrale all’Europa; il Landbridge saudita e la Development Road irachena. Tutte realtà che hanno maturità diverse ma ciascuna moltiplica frontiere e documenti. A renderle utilizzabili contribuiscono informazioni anticipate, procedure coordinate e controlli selettivi.
E nella prassi, per capire se si sta lavorando con operatori affidabili, c’è ad esempio lo status AEO certifica già oggi chi rispetta le regole; il modello Trust & Check, previsto dalla riforma UE, ne amplierà i benefici con canali prioritari e minori oneri. L’Italia sta già andando in questa direzione. Ad esempio, nei fast corridor le merci passano dal porto a nodi logistici autorizzati sotto vigilanza doganale, con le operazioni completate a destinazione: una base per sperimentazioni concordate con i partner. Prima della conferenza l’Agenzia delle Dogane ha approfondito la possibilità di collaborare con i partner interessati, facendo sperimentazioni su interoperabilità, corridoi controllati e preparazione alle crisi.
Le proposte
Sostanzialmente gli attori in gioco chiedono una cosa alle istituzioni: favorire appunto la presenza di corridoi doganali facilitati tra UE, Golfo, India e partner asiatici, grazie a progetti pilota circoscritti e misurabili. L’Italia, tramite L’Agenzie delle Dogane, si farà peraltro artefice di una proposta: instituire un Osservatorio sui nuovi flussi commerciali del Mediterraneo allargato: una rete tra amministrazioni, ricerca e operatori che valorizzi le fonti esistenti.
Nell’ipotesi più rosea, si aprirebbero anche per il nostro Paese grandi opportunità, nell’ottica di quel “Mediterraneo allargato” che è lo spazio in cui le nuove direttrici si incrociano. Roma ha aderito a IMEC fin dal G20 di Nuova Delhi del 2023. Servono porti ben collegati all’entroterra, servizi efficienti e procedure affidabili, per attrarre attività industriali e non solo transito, a partire dal Mezzogiorno e dall’asse adriatico.
In merito, il Direttore Alesse ha dichiarato ad Aise: «Le trasformazioni del commercio internazionale richiedono alle Amministrazioni doganali una crescente capacità di coniugare l’efficacia dei controlli con la velocità degli scambi e la tutela degli interessi pubblici. In tale quadro, la cooperazione bilaterale, il dialogo con gli altri Paesi, lo scambio di esperienze e competenze tra i nostri esperti e lo sviluppo di iniziative congiunte, costituiscono strumenti preziosi per affrontare nuove sfide, rafforzare la sicurezza e la competitività, migliorare la gestione comune dei rischi».





