Fill the gap
Welfare e pensioni, al Senato la sfida della previdenza complementare per le nuove generazioni
Di Beatrice Telesio di Toritto
Allargare la previdenza complementare e renderla accessibile soprattutto a giovani e donne, ancora poco rappresentati tra gli iscritti. È una delle priorità emerse dal convegno «La sfida demografica. Ripensare Welfare e pensioni sostenibili per le future generazioni», che si è svolto il 29 ottobre nella Sala Zuccari del Senato. Il confronto tra istituzioni, imprese, accademia e operatori del settore ha messo al centro il rapporto tra cambiamenti demografici e protezione sociale: meno nascite, una vita più lunga e percorsi lavorativi discontinui richiedono strumenti capaci di tutelare il reddito anche dopo l’uscita dal lavoro.
«La previdenza complementare ha un ruolo sempre più importante per la tenuta del welfare e la sicurezza economica delle nuove generazioni», ha dichiarato Silvana Perfetti, Presidente di Deloitte Central Mediterranean. Una prospettiva che richiede anzitutto di ridurre le distanze nell’accesso: «Dobbiamo renderla accessibile a più persone, con un’attenzione particolare alle donne, che oggi rappresentano soltanto il 38,8% degli iscritti. Retribuzioni più basse e interruzioni di carriera legate ai carichi di cura rischiano di pesare anche sul loro futuro pensionistico». Per Perfetti, affrontare queste disuguaglianze richiede un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e operatori.
Il confronto con gli altri Paesi europei ha offerto una chiave per leggere le prospettive italiane. Andrea Poggi, Head of Public Policy & Stakeholder Relations Centre, Deloitte Central Mediterranean, e Giovanni Maggi, Presidente di Assofondipensione, sono intervenuti nella presentazione del rapporto «La previdenza complementare: lo scenario evolutivo in Italia e nel contesto europeo». Elaborato dal Gruppo Tecnico «Welfare del Futuro», con Deloitte e Mefop come advisor tecnici, il documento analizza undici sistemi pensionistici europei, esaminando le condizioni che favoriscono le adesioni e le possibilità di sviluppo del secondo pilastro in Italia.
Alla disponibilità degli strumenti deve però accompagnarsi la capacità di comprenderli. «Una previdenza compresa è una previdenza più forte», ha affermato Maria Ida Germontani, giurista d’impresa e già senatrice della Repubblica, che ha introdotto e coordinato i lavori. «Per ampliare la partecipazione dobbiamo aiutare le persone a capire perché e come pianificare il proprio futuro. L’educazione finanziaria e previdenziale deve iniziare presto e accompagnare le diverse fasi della vita, con un’attenzione particolare ai giovani e alle donne». La conoscenza delle opportunità disponibili diventa così parte della tutela: permette di scegliere con maggiore consapevolezza e di costruire nel tempo una sicurezza economica più solida.
I numeri descrivono un settore in espansione, ma con una partecipazione ancora disomogenea. Nei primi sei mesi del 2026 le risorse destinate alle prestazioni hanno raggiunto 273,2 miliardi di euro, in crescita del 4,3% rispetto alla fine del 2025, con quasi 11 milioni di iscritti. A fine 2025, tuttavia, gli under 35 rappresentavano il 20,8% degli aderenti e le donne il 38,8%. La crescita complessiva lascia dunque aperto il tema di come coinvolgere chi comincia a lavorare e chi incontra maggiori difficoltà nel dare continuità ai versamenti.
È qui che l’educazione finanziaria e previdenziale assume un peso concreto. Comprendere il funzionamento di un fondo pensione, i benefici che offre e l’importanza di iniziare ad accantonare risorse per tempo aiuta a orientare le decisioni. Ma nella formazione restano spazi da colmare: tra i docenti che hanno svolto educazione finanziaria nelle 33 ore di educazione civica, soltanto il 13,2% ha trattato la previdenza, l’8,8% le assicurazioni e il 5,8% la digitalizzazione negli investimenti. Nel frattempo, i giovani si confrontano con contenuti finanziari diffusi attraverso social media, comunità online e influencer, non sempre verificati. Il 21% indica proprio i social e gli amici come primo impulso al risparmio pensionistico.
Il tema si inserisce in una trasformazione più ampia del welfare. La denatalità e l’allungamento della vita modificano il rapporto tra lavoratori e pensionati, aumentando la pressione sul sistema pubblico. «La sostenibilità del welfare riguarda il patto tra le generazioni e la capacità del Paese di offrire sicurezza ai propri cittadini», ha dichiarato il senatore Dario Damiani, che ha aperto l’incontro insieme a Perfetti. «Il cambiamento demografico ci chiede di guardare oltre le esigenze immediate e di preparare oggi gli strumenti che proteggeranno il reddito di domani». Ai saluti istituzionali è seguito l’intervento di indirizzo di Carlo Comporti, Presidente designato di ESMA, mentre le conclusioni sono state affidate al senatore Massimo Garavaglia.
Accanto all’ampliamento delle adesioni, il dibattito ha affrontato il ruolo dei fondi pensione come investitori di lungo periodo. Il risparmio previdenziale può contribuire al finanziamento delle imprese, delle infrastrutture e dei progetti di sviluppo, a condizione che gli investimenti siano coerenti con gli impegni assunti verso gli aderenti. Diversificazione, selezione degli impieghi ed equilibrio tra rischio e rendimento restano quindi centrali.
A riportare l’attenzione sulle prospettive delle nuove generazioni è stata Maria Anghileri, Presidente Giovani Imprenditori di Confindustria. «Mettere i giovani al centro della politica industriale è fondamentale: viviamo da una parte un inverno demografico e dall’altra un vero e proprio esodo generazionale. Per noi i giovani sono le nostre terre rare». La priorità, ha spiegato, è investire nella «filiera del futuro», fatta di giovani, natalità e istruzione: «Oggi solo il 9% della spesa pubblica è dedicato a questa nostra filiera futura: questo importo va raddoppiato nei prossimi dieci anni». A questo deve affiancarsi un intervento sul reddito: «Si deve anche cercare di dare più potere d’acquisto ai giovani. Noi abbiamo fatto una proposta, quella di un’Irpef agevolata per gli under 35: speriamo che possa tradursi in un provvedimento concreto».
Le esperienze europee illustrate nel rapporto hanno infine riportato l’attenzione sul legame tra politiche del lavoro e pensioni. La possibilità di costruire un reddito previdenziale adeguato dipende anche dalla continuità con cui si riesce a risparmiare durante la vita attiva. Per questo lo sviluppo del secondo pilastro si intreccia con la necessità di accompagnare i lavoratori nei cambi di impiego e nelle fasi di maggiore incertezza, evitando che le fragilità di oggi si traducano in una minore protezione domani.






