Ambiente

Italian Water Forum, l’acqua diventa una questione di sicurezza internazionale: da Roma la sfida della diplomazia idrica

27
Ottobre 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

L’acqua non è più soltanto una risorsa ambientale o economica, ma un elemento sempre più centrale negli equilibri geopolitici internazionali. Dalla sicurezza alimentare alla produzione energetica, fino al rischio di nuove tensioni tra Paesi, la gestione delle risorse idriche è ormai una questione strategica. È questo il filo conduttore del V Italian Water Forum, ospitato il 23 ottobre a Roma dall’Ambasciata degli Emirati Arabi Uniti, nell’ambito della 17ª edizione del Festival della Diplomazia. Un confronto tra istituzioni, imprese ed esperti che ha messo al centro la resilienza idrica, gli investimenti e la cooperazione tra Europa, Mediterraneo e Golfo, raccogliendo il testimone del Forum Euromediterraneo dell’Acqua di Roma e guardando alla Conferenza delle Nazioni Unite in programma ad Abu Dhabi dall’8 al 10 dicembre.

In uno scenario internazionale segnato dai cambiamenti climatici, dalla pressione demografica e dalla crescente competizione per le risorse, la diplomazia dell’acqua assume un ruolo che va ben oltre la gestione delle infrastrutture. La possibilità di garantire un accesso stabile alle risorse idriche può contribuire alla sicurezza economica e sociale dei territori, ma anche alla prevenzione di crisi e conflitti. Un aspetto sottolineato da Cons. Khaled Aljarman, Capo della Sezione Politica, Media e Diplomazia Pubblica, Ambasciata degli Emirati Arabi Uniti a Roma.

«La sicurezza idrica è una questione di grande importanza, non soltanto per gli Emirati Arabi Uniti, ma per il mondo intero», ha spiegato Aljarman, indicando nella condivisione delle competenze tecnologiche una delle principali opportunità di collaborazione internazionale. «Gli Emirati e l’Europa possono mettere insieme competenze e investimenti per sviluppare soluzioni idriche sostenibili, tra cui la desalinizzazione e l’utilizzo di energie pulite».

Una cooperazione che, secondo il consigliere, può produrre risultati anche sul piano della stabilità geopolitica. «Investendo in progetti idrici nei Paesi più vulnerabili, in particolare in Medio Oriente e in Africa, possiamo contribuire a ridurre la scarsità d’acqua, alleviare le tensioni e affrontare alcune delle pressioni che costringono le persone ad abbandonare le proprie case». Il tema, dunque, non riguarda soltanto l’accesso a una risorsa essenziale, ma anche la capacità di costruire relazioni più stabili tra Stati. «Una cooperazione più stretta nella gestione delle risorse idriche e nella protezione delle infrastrutture strategiche può creare fiducia tra i Paesi e impedire che le controversie si trasformino in veri e propri conflitti», ha aggiunto Aljarman.

Il Forum si inserisce in un percorso internazionale che punta a tradurre il confronto politico in iniziative operative. La prossima tappa sarà la Conferenza ONU sull’Acqua, ospitata dagli Emirati Arabi Uniti, con l’obiettivo di accelerare il raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile numero 6 dell’Agenda 2030, dedicato all’accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. «L’obiettivo principale è trasformare gli impegni in azioni concrete», ha sottolineato Aljarman. «Vogliamo vedere interventi capaci di garantire l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari alle comunità che ancora ne sono prive».

Per raggiungere questi risultati, la strada passa anche dall’innovazione e dalla capacità di mobilitare capitali. «Ci aspettiamo nuove iniziative che sfruttino la tecnologia, l’intelligenza artificiale e le energie pulite per migliorare l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua e contrastarne la scarsità», ha proseguito il consigliere, indicando nel rafforzamento dei partenariati pubblico-privati una delle priorità della Conferenza. Aljarman ha infine rivolto un invito alle imprese del settore a partecipare all’appuntamento di Abu Dhabi e alle iniziative dell’Oasis Pavilion, lo spazio dedicato a favorire l’incontro tra operatori, investitori e istituzioni.

Una prospettiva che si intreccia con le priorità della nuova Strategia europea per la resilienza idrica, attraverso la quale Bruxelles punta a rafforzare l’efficienza dei sistemi, la digitalizzazione delle infrastrutture, il riutilizzo delle risorse e gli investimenti sostenibili. Proprio il rapporto tra politiche pubbliche, innovazione e sviluppo industriale ha rappresentato uno dei principali terreni di confronto del Forum.

Tra i partecipanti, Catia Tomasetti, partner di BonelliErede, Franco Masenello, amministratore delegato di Almaviva Bluebit, e Tullio Montagnoli, amministratore delegato di A2A Ciclo Idrico, espressione di competenze differenti ma complementari nella gestione della risorsa: dalla dimensione finanziaria e regolatoria all’innovazione digitale, fino alla modernizzazione delle reti.

Il dibattito ha coinvolto anche Emilio Ciarlo, esperto di relazioni internazionali, ambiente e sviluppo presso Sogesid, Roula Khadra del CIHEAM Bari ed Enrico Petrocelli del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, portando nel confronto le dimensioni della cooperazione internazionale, della sicurezza alimentare e degli strumenti finanziari necessari a sostenere i progetti idrici.

A completare il quadro, la partecipazione di Giorgio Bartolomucci, segretario generale del Festival della Diplomazia, e di Giorgio Lupoi, presidente di OICE, l’associazione delle organizzazioni italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica. Una presenza, quest’ultima, che richiama anche il ruolo delle competenze progettuali e della filiera italiana dell’ingegneria nella realizzazione delle infrastrutture idriche.

Il confronto romano ha così riportato al centro una questione destinata ad assumere un peso crescente nelle relazioni internazionali: la sicurezza dell’acqua non dipende più soltanto dalla sua disponibilità, ma dalla capacità dei Paesi di governarne l’utilizzo, finanziare le infrastrutture e condividere tecnologie e conoscenze. È su questo terreno che si misurerà anche l’efficacia della diplomazia idrica, chiamata a trasformare una risorsa potenzialmente divisiva in uno strumento di cooperazione e stabilità.