Politica

Airpress, la difesa europea alla prova delle nuove sfide tra deterrenza, innovazione e sicurezza

23
Ottobre 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

La difesa torna al centro del dibattito politico e industriale europeo. In uno scenario internazionale segnato da crescenti tensioni geopolitiche e da una trasformazione degli equilibri strategici, la capacità di garantire sicurezza non dipende più soltanto dalla disponibilità di mezzi militari, ma anche dall’innovazione tecnologica, dalla cooperazione tra alleati e dalla tenuta delle infrastrutture critiche. È su queste sfide che si è concentrata l’edizione 2026 della festa annuale di Airpress, la rivista del Gruppo Formiche dedicata alla difesa e all’aerospazio, che il 21 ottobre ha riunito a Villa Blanc, a Roma, rappresentanti delle istituzioni, delle Forze Armate, dell’industria e del mondo accademico.

«Arsenale per la pace» il titolo scelto per un appuntamento che ha posto al centro una questione sempre più rilevante per le politiche di sicurezza: il rapporto tra capacità di difesa, deterrenza e stabilità internazionale. Un equilibrio che assume un significato particolare per l’Europa, chiamata a rafforzare il proprio ruolo strategico senza indebolire il legame transatlantico e, allo stesso tempo, a confrontarsi con la necessità di sviluppare capacità industriali e tecnologiche più integrate.

Sul palco, insieme a Flavia Giacobbe, direttrice di Formiche e Airpress, sono intervenuti Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, Isabella Rauti, sottosegretaria di Stato alla Difesa, e Alessandro Azzoni, rappresentante permanente d’Italia presso il Consiglio Atlantico. Un confronto che ha riunito prospettive istituzionali e strategiche differenti, accomunate dalla necessità di ripensare gli strumenti con cui affrontare le nuove minacce alla sicurezza europea e atlantica.

«Abbiamo voluto chiamare questa edizione “Arsenale per la pace”, perché crediamo che sia strettamente connesso oggi il rapporto tra capacità di difesa, deterrenza, innovazione e costruzione della sicurezza, visto che viviamo una condizione di confronto permanente che spesso non è compreso dall’opinione pubblica italiana», ha spiegato Giacobbe.

Una riflessione che tocca anche il rapporto tra opinione pubblica e investimenti nella difesa. Il rafforzamento delle capacità militari, infatti, non rappresenta esclusivamente una questione di bilancio, ma implica scelte di politica estera, industriale e tecnologica destinate a incidere sulla posizione internazionale dei singoli Paesi. Per l’Italia, in particolare, la sfida consiste nel conciliare gli impegni assunti nell’ambito della Nato con una partecipazione più incisiva alla costruzione di una difesa europea, valorizzando al tempo stesso le competenze nazionali nei settori strategici.

In questo quadro, l’industria assume un ruolo determinante. L’evoluzione delle tecnologie sta progressivamente modificando le caratteristiche della competizione militare, ampliando il peso della ricerca e delle capacità produttive. Intelligenza artificiale, robotica e tecnologie quantistiche non rappresentano soltanto nuovi strumenti operativi, ma fattori destinati a incidere sull’organizzazione delle Forze Armate, sulla gestione delle informazioni e sulla capacità di anticipare e contrastare le minacce. Una trasformazione che richiede investimenti di lungo periodo e una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, imprese e centri di ricerca.

Accanto alla dimensione militare emerge poi quella della resilienza. La protezione delle infrastrutture critiche, la sicurezza delle reti tecnologiche e il crescente ruolo dello spazio come dominio strategico rendono sempre meno netta la separazione tra difesa e sicurezza civile. Energia, comunicazioni, trasporti e sistemi digitali costituiscono oggi elementi essenziali della sicurezza nazionale, con implicazioni che coinvolgono direttamente anche il sistema economico e produttivo.

È proprio questa interdipendenza a rendere più complessa la partita europea. Rafforzare la cooperazione tra Stati significa non soltanto coordinare le strategie militari, ma anche favorire una maggiore integrazione industriale, ridurre le frammentazioni e costruire capacità comuni. Un percorso nel quale la competitività tecnologica si intreccia con la necessità di garantire autonomia nelle filiere considerate strategiche.

L’incontro di Villa Blanc ha riportato così l’attenzione su un nodo destinato a occupare un posto crescente nell’agenda politica dei prossimi anni: come trasformare il rafforzamento della difesa in una strategia capace di produrre sicurezza, sviluppo industriale e stabilità internazionale. Per l’Europa, la questione non riguarda soltanto la capacità di rispondere alle crisi, ma anche quella di acquisire un peso maggiore nella definizione dei futuri equilibri geopolitici. Una sfida nella quale deterrenza e diplomazia, anziché rappresentare strumenti alternativi, sono chiamate a concorrere alla costruzione della pace.