Cultura

Yuan Gong a Palazzo Merulana, l’arte contemporanea diventa un palcoscenico

09
Ottobre 2026
Di Alessandro Caruso

Il mondo contemporaneo come un grande palcoscenico, nel quale identità, relazioni e significati vengono continuamente costruiti, messi in discussione e trasformati. È questa la riflessione al centro di The World of the Stage II, la mostra personale dell’artista cinese Yuan Gong, ospitata a Palazzo Merulana, a Roma, dal 3 ottobre al primo novembre 2026. Curata da Liliana Liao, l’esposizione si inserisce nella seconda edizione della Settimana della Cultura Italia-Cina, proponendo una lettura della società contemporanea attraverso il linguaggio dell’arte concettuale, della videoarte e della performance.

La mostra, allestita negli spazi della Fondazione Elena e Claudio Cerasi, gestiti e valorizzati da CoopCulture, rappresenta il secondo capitolo di un progetto artistico avviato a Venezia nel 2026 con The World of the Stage I. Un percorso che nasce dalla collaborazione quindicennale tra Gong e Liao e che si sviluppa attraverso tre progetti complementari: The World of the Stage II, The Birth of the Jester e The Labyrinth.

Al centro della ricerca non c’è il teatro inteso come luogo fisico, ma la dimensione della rappresentazione come condizione dell’esistenza contemporanea. Per Yuan Gong, la scena coincide con l’insieme dei dispositivi sociali e culturali che determinano il modo in cui gli individui appaiono, agiscono e vengono osservati. Il palcoscenico diventa così una metafora delle dinamiche attraverso cui si costruiscono l’identità personale e quella collettiva, in una società nella quale il confine tra realtà e rappresentazione appare sempre più incerto.

Il corpo come strumento di indagine Nato a Shanghai nel 1961, Yuan Gong ha sviluppato una pratica artistica che attraversa arte concettuale, performance e ricerca filosofica. Il corpo costituisce uno degli elementi centrali del suo lavoro, non tanto come strumento di espressione individuale, quanto come luogo nel quale si manifestano rapporti di potere, convenzioni sociali e processi di attribuzione del significato.

Confini, piazze, rovine, luoghi religiosi e ambienti digitali diventano, nelle sue opere, spazi attivi della rappresentazione. Non semplici scenografie, ma contesti capaci di condizionare il comportamento e la percezione degli individui. Attraverso lavori realizzati in momenti differenti della propria carriera, l’artista costruisce quella che può essere interpretata come un’archeologia della messa in scena, ricostruendo le modalità attraverso cui la realtà viene prodotta e continuamente riconfigurata.

A sostenere questa riflessione è anche il concetto di Qi, principio della tradizione filosofica cinese attorno al quale Gong conduce da oltre quindici anni una ricerca estetica. Una prospettiva che permette all’artista di mettere in relazione linguaggi contemporanei e riferimenti culturali differenti, superando una lettura rigidamente occidentale dei meccanismi della rappresentazione.

Un ulteriore sviluppo della ricerca è rappresentato da The Birth of the Jester, progetto performativo partecipativo che a Venezia ha coinvolto il pubblico nella trasformazione del volto dell’artista. La figura del giullare diventa così un’identità instabile, costruita attraverso l’intervento degli altri, mentre l’autorialità individuale lascia spazio a una dimensione collettiva dell’opera.

L’osservatore entra nella scena Uno degli aspetti più significativi dell’esposizione romana riguarda proprio il ruolo attribuito allo spettatore. Le opere non offrono interpretazioni definitive, ma sollecitano una partecipazione attiva, trasformando l’osservazione in un processo di produzione del significato.

È una riflessione che assume particolare rilevanza nell’attuale ecosistema mediatico, caratterizzato dalla continua circolazione e rielaborazione delle immagini e delle informazioni. Gong non cerca di ricondurre questa complessità a una verità unica, ma rende visibili i meccanismi attraverso cui la percezione della realtà viene orientata e modificata.

La mostra si colloca inoltre nel programma della Settimana della Cultura Italia-Cina, promossa da LIAO – Laboratorio Incontro Asia Occidente in collaborazione con Associna, in calendario dal 2 ottobre al 5 novembre. Dopo la prima edizione del 2024, la manifestazione amplia il dialogo tra i due Paesi attraverso mostre, performance, poesia, musica, video e moda.

Per Palazzo Merulana, The World of the Stage II diventa così un’occasione di confronto tra tradizioni culturali e pratiche artistiche contemporanee. Per Yuan Gong, invece, è un nuovo passaggio di una ricerca che mette in discussione la posizione stessa dell’individuo nella società: non più soltanto spettatore della realtà, ma parte di una scena alla cui costruzione contribuisce continuamente.

Photo Credits: Hu Yichao