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Usa-Cina: Trump accoglie Xi con i tappeti rossi già usati per Putin, più fasto che sostanza

25
Settembre 2026
Di Giampiero Gramaglia

I tappeti rossi, la Casa Bianca di Donald Trump li stende specialmente ad autocrati e dittatori: l’anno scorso, ad Anchorage, in Alaska, per il presidente russo Vladimir Putin, ora a Washington per il presidente cinese Xi Jinping. Caratterizzata da fasto e pompa e da discorsi fitti di promesse d’amicizia e collaborazione, ma con pochi risultati concreti, la visita di Stato di Xi negli Usa apre, questa mattina, gran parte dei media internazionali: ieri ci sono stati colloqui bilaterali e, la sera, una cena di gala alla Casa Bianca.

Curiosità singolare, i tre maggiori quotidiani Usa scelgono tutti la stessa foto per la prima pagina, con i due presidenti e le rispettive first ladies che s’avviano alla cena di gala alla Casa Bianca, presenti i ‘numeri uno’ della tecnologia e della IA americane. Anche i giudizi sulla visita, fortemente critici e riduttivi, si assomigliano.

Il Washington Post titola: “Per Trump e Xi, una giornata di reciproche cortesie, che mascherano priorità conflittuali… Cerimonie a parte, Washington preme per investimenti nel manifatturiero e limiti nell’aiuto all’Iran, mentre Pechino antepone le sue preoccupazioni e le sue priorità su Taiwan” di cui vuole che gli Usa non riconoscano l’indipendenza e accettino un suo ritorno nell’orbita cinese.

Il Wall Street Journal scrive: “La visita di Xi è stata pesante in cerimonie e leggera nei risultati… E’ stata messa la sordina alle maggiori differenze fra i due Paesi su tecnologia, commercio e guerra con l’Iran…  La bonomia di Trump nei confronti dell’autocrate cinese irrita alcuni repubblicani…”. L’unico risultato concreto, già conseguito dalle delegazioni statunitense e cinese, è stato la proroga di due mesi della tregua economico-commerciale fra i due Paesi, fino al 10 gennaio.

Forse ancora più tagliente il giudizio e l’impostazione del New York Times, che titola in apertura: “Il dittatore cinese è il benvenuto nella Casa Bianca di Donald Trump. I media americani, lo sono meno”. E’ un richiamo al braccio di ferro, andato avanti per giorni, tra l’Amministrazione Trump ed i media Usa sull’accesso alla Casa Bianca negato a Cnn, Now e Politico e poi concesso, ma solo dopo reiterati interventi dei giudici federali. “Lo scontro – osserva il giornale – s’è svolto mentre Trump accoglieva con tutti gli onori Xi il cui governo è considerato fra i più repressivi al mondo delle libertà di stampa e di espressione”.

Nei contenuti, invece, i due leader hanno “sorvolato sui problemi”, concentrandosi “sulla pompa e sui panda” per mascherare “le loro divisioni”: “Il presidente Trump ha sfoggiato la sua personale interpretazione della diplomazia in occasione della visita di Xi alla Casa Bianca, la prima da oltre un decennio”. Del resto, alla prima occasione, nella primavera del 2017, Trump aveva ‘shockato’ Xi bombardando inopinatamente la Siria mentre erano a cena insieme: il che spiega in parte la ritrosia del cinese a ripetere l’esperienza.

L’aiuto della Cina all’Iran è uno degli elementi di contenzioso tra Washington e Pechino. Fox News ha un’intervista esclusiva al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il giorno dopo l’intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Pezeskian risponde con tre parole alla domanda se Teheran vuole dotarsi dell’arma nucleare: “Not at all”, assolutamente no – in italiano, sono due -.

Nell’intervista, Pezeshkian attacca Israele, prendendo spunto dal discorso pronunciato ieri all’Onu dal premier Benjamin Netanyahu e dalla quantità di delegazioni che hanno abbandonato l’emiciclo quando lui ha preso la parola; e contesta le cifre sulle vittime delle repressioni di gennaio in Iran.

In un articolo su Foreign Affairs, firmato da Richard Haas e Carolyn Kissane, si dice che lo stallo con Iran non è sostenibile per gli Stati Uniti e si prospetta, ma direi soprattutto si sollecita, una via d’uscita diplomatica dal conflitto. Contemporaneamente, la Cnn constata che il presidente Trump ha quella che la tv definisce “una strana strategia” in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre: “dare agli americani il contrario di quello che vogliono, la guerra con l’Iran, i prezzi della benzina alti, una IA che suscita più preoccupazioni di quanto non migliori la vita…”. Pare quasi che Trump, che forse dà per perduta la Camera nel voto di novembre e spera di salvare il Senato, stia emulando il Re Sole e il suo ‘après mois le déluge’ (se mai lui ne avesse conoscenza).