Ambiente
Acqua, dal Mediterraneo la sfida dell’accesso universale
Di Alessandro Caruso
L’acqua è una risorsa strategica, ma prima ancora è una condizione essenziale della vita, della salute e dello sviluppo delle comunità. È da questa prospettiva che il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, in programma dal 29 settembre al 2 ottobre a La Nuvola di Roma, prova ad allargare il confronto oltre la dimensione ambientale e geopolitica: parlare di sicurezza idrica significa parlare anche di accesso, disuguaglianze, servizi essenziali e capacità dei territori di garantire a tutti una risorsa che il cambiamento climatico sta rendendo sempre più fragile e contesa. Promosso dal Comitato Italiano One Water con l’Unione per il Mediterraneo e l’Istituto Mediterraneo dell’Acqua di Marsiglia, il Forum riunirà oltre 5.000 partecipanti e più di 40 delegazioni straniere, con oltre cento appuntamenti che coinvolgeranno istituzioni, imprese, ricerca, organizzazioni internazionali e società civile. Ed è proprio quest’ultima presenza a dare all’iniziativa una dimensione che va oltre il confronto tra governi: perché le politiche sull’acqua producono effetti concreti sulla vita quotidiana delle persone, sull’agricoltura, sui servizi pubblici, sulle periferie urbane e sulle aree più vulnerabili del Mediterraneo.
Il punto non è soltanto avere più acqua, ma garantire che quella disponibile sia accessibile, sicura e gestita in modo equo. In un’area in cui scarsità idrica, crescita demografica, siccità e infrastrutture insufficienti si sovrappongono, il rischio è che le differenze tra territori e fasce sociali si allarghino ulteriormente. È qui che la cooperazione euromediterranea assume anche un significato sociale: reti più efficienti, riduzione delle perdite, riuso delle acque, desalinizzazione e innovazione tecnologica non sono semplicemente investimenti infrastrutturali, ma strumenti che possono incidere sulla qualità e sulla continuità dell’accesso alla risorsa.
La conferenza di presentazione alla Farnesina ha dato al Forum anche una forte dimensione politica. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato l’obiettivo di fare di Roma «la capitale mondiale dell’acqua», mentre la presidente del Comitato One Water Italy Maria Spena ha definito l’appuntamento un «laboratorio di pace, sviluppo e cooperazione». Una formula che acquista un significato particolare se letta dal punto di vista delle comunità: cooperare sull’acqua significa prevenire conflitti, ma anche costruire servizi più resilienti e ridurre quelle vulnerabilità che colpiscono soprattutto chi dispone di meno strumenti economici e infrastrutturali.
Il passaggio dalla gestione delle emergenze alla prevenzione diventa quindi centrale. Spena ha indicato la necessità di una «risposta non più emergenziale ma di lunga prospettiva»: una strategia che non intervenga soltanto quando siccità e crisi idriche hanno già prodotto conseguenze sociali ed economiche, ma che investa prima nelle reti, nella gestione e nella capacità dei territori di adattarsi. In questa direzione si inserisce anche la Rome Initiative on Water, che sarà lanciata in occasione della riunione ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo e punta a mobilitare risorse e rafforzare le capacità dei Paesi della sponda Sud.
La cosiddetta diplomazia blu assume così un significato più ampio. L’acqua può diventare un terreno di collaborazione tra Stati, ma perché questa cooperazione abbia effetti reali deve arrivare fino ai cittadini. Il Forum proverà a mettere allo stesso tavolo decisori pubblici, aziende, ricerca e società civile proprio per collegare le grandi strategie internazionali alle necessità dei territori. Perché la sicurezza idrica non può essere misurata soltanto nella quantità di risorsa disponibile o negli investimenti mobilitati: si misura anche nella possibilità che famiglie, comunità e attività produttive possano accedervi in modo continuo e sostenibile.
Il percorso di Roma guarderà alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’Acqua di dicembre ad Abu Dhabi, ma il banco di prova sarà soprattutto ciò che resterà dopo il Forum: progetti, finanziamenti, infrastrutture e forme di cooperazione capaci di ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla risorsa. In un Mediterraneo sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico, l’acqua non è soltanto una leva di sicurezza e competitività. È anche una questione sociale. E renderne l’accesso il più possibile universale significa trasformare la politica idrica in una politica di coesione, sviluppo e tutela delle comunità.





