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Legge elettorale, via libera del Senato con 113 sì: ora il testo torna alla Camera
Di Giuliana Mastri
Il Senato dà il via libera alla riforma della legge elettorale, che ora torna alla Camera per l’ultimo passaggio parlamentare. Il testo è stato approvato a Palazzo Madama con 113 voti favorevoli, al termine di un confronto segnato dalle proteste delle opposizioni. Il nuovo sistema, definito Stabilicum dalla maggioranza e Melonellum dagli avversari, prevede un impianto proporzionale con un premio di maggioranza per chi supera almeno il 42% dei voti, oltre alle preferenze con capilista bloccati.
L’approvazione del Senato non chiude però l’iter. Le modifiche introdotte a Palazzo Madama rendono necessario un nuovo voto di Montecitorio, dove l’approdo in Aula è previsto per il 28 settembre. Gli eventuali emendamenti potranno riguardare soltanto le parti cambiate dal Senato, dalle preferenze alle firme. È tuttavia considerato di fatto scontato che non ne arrivino, perché qualsiasi ulteriore modifica comporterebbe una nuova lettura parlamentare.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha parlato di un «grande passo avanti», mentre la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati si è detta «ottimista» sul fatto che a Montecitorio non ci sarà «nessuno scoglio» all’approvazione definitiva. Non è però del tutto scontato che il governo decida di porre la fiducia, con voto palese, su ciascuno dei quattro articoli modificati.
A pesare nelle valutazioni della maggioranza è anche il fatto che il voto finale sarebbe comunque segreto. Nel centrodestra c’è chi osserva che una bocciatura in quella sede comporterebbe direttamente la fine della legislatura, mentre un incidente circoscritto a un singolo emendamento avrebbe conseguenze meno pesanti.
Lo scontro in Aula e le proteste delle opposizioni
Il passaggio al Senato è stato accompagnato da un duro confronto politico. Durante le dichiarazioni di voto non sono mancate le tensioni, a partire dal botta e risposta tra La Russa e il capogruppo del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini. Quest’ultimo, durante il suo intervento, ha mostrato un fac-simile della scheda elettorale con il contrassegno del partito della premier e la scritta «Fratelli di casta». Dopo il voto, le opposizioni hanno invece esposto cartelli con la scritta «No alla legge truffa».
Le critiche si sono concentrate anche sul premio di maggioranza. Matteo Renzi ha definito la riforma una legge fatta «per paura di perdere». Il capogruppo del Pd Francesco Boccia ha contestato la possibilità che il raggiungimento del 42% faccia scattare un premio fino a 70 deputati e 35 senatori: «Ma che idea di democrazia è?». Boccia ha inoltre accusato il centrodestra di voler «cacciare le donne dal Parlamento», eliminando la quota per i capilista.
Contraria anche Azione, con Carlo Calenda che ha criticato il «perpetrarsi della logica bipolare». Sul fronte opposto, il centrodestra ha difeso l’impianto della riforma. Per la Lega, Andrea Paganella ha sostenuto che il nuovo sistema permette di fare «chiarezza sulla proposta politica delle coalizioni prima del voto». Roberto Rosso, intervenuto per Forza Italia al posto della capogruppo Stefania Craxi, ha definito la legge «un punto di equilibrio serio e costituzionalmente sostenibile». L’Udc, con Antonio De Poli, ha invece espresso particolare soddisfazione per le preferenze.
Le preferenze e il prossimo passaggio alla Camera
Proprio le preferenze erano state uno dei principali motivi di tensione nel centrodestra durante l’esame del provvedimento. Il senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo ha rivolto un esplicito auspicio ai deputati: «Auspico che i colleghi della Camera possano confermare questa scelta, perché siamo tutti parlamentari, sappiamo quanto sia impegnativo andare a cercare le preferenze, ma sappiamo anche quanto sia importante essere legittimati dal consenso popolare».
Nel dibattito è entrata anche la crescita di Roberto Vannacci. Il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro ha provocato la maggioranza sostenendo che «tutti voi state sperando che la legge venga affossata alla Camera, è il vostro grande desiderio inconfessabile». Alcuni recenti sondaggi indicano infatti che un’eventuale sconfitta del centrodestra senza FnV sarebbe leggermente meno pesante, per effetto dei collegi, con l’attuale Rosatellum rispetto allo Stabilicum e al suo premio di maggioranza.
Fratelli d’Italia resta comunque intenzionata a portare avanti la riforma e a chiuderne l’iter rapidamente. Il prossimo passaggio sarà la definizione del calendario da parte dell’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera, in vista dell’approdo in Aula del 28 settembre.
Rimane infine il tema delle firme necessarie alla presentazione delle liste, una delle materie modificate durante l’esame del Senato. Sull’ipotesi che il governo possa intervenire con un decreto, Casellati ha precisato: «Al momento non mi risulta».





