Cultura

Audiovisivo, il report 2025 a Venezia: gli investimenti esteri sfiorano i 300 milioni

08
Settembre 2026
Di Elisa Tortorolo

Tra i flash dei fotograefi sul red carpet del Lido, gli abiti d’alta moda e il fascino senza tempo della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la vera partita sul futuro dell’industria culturale italiana si è giocata a riflettori spenti, nei corridoi delle sale conferenze. È qui che la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo (DGCA) del Ministero della Cultura ha presentato in questi giorni l’atteso report di settore “I numeri del cinema e dell’audiovisivo italiano”, offrendo una radiografia della salute economica del nostro comparto audiovisivo.

La diagnosi parla chiaro: non siamo di fronte a una crisi, ma a una netta variazione di marcia. Dopo anni di corsa a perdifiato, spinti dalle iniezioni di finanza pubblica e dal boom delle piattaforme streaming post-pandemia, il 2025 ha segnato il momento della normalizzazione finanziaria.

Se i capitali nazionali tirano il freno a mano, l’Italia scopre una vocazione sempre più forte come polo magnetico per gli investimenti esteri. Il dato finanziario più vistoso riguarda la contrazione dei budget: la spesa per la produzione dei lungometraggi subisce un lieve calo del 4,6%, pur mantenendo una sostanziale stabilità sul totale delle opere (403 film completati, +0,8%), mentre sul fronte di serie TV e web la sforbiciata è più netta, con i costi complessivi scesi del 19% a 814 milioni di euro. Si tratta di un assestamento inevitabile, causato dalla razionalizzazione delle commissioni da parte dei colossi Over The Top, quindi le piattaforme, e dalle nuove aliquote del Tax Credit nazionale.

Eppure, mentre l’interno rallenta, la leva estera corre a ritmi da record. Il Tax Credit Internazionale si conferma il vero motore industriale del Paese: nel 2025 le richieste di credito d’imposta per film stranieri sono quasi triplicate, passando a 36 opere per 198 milioni di euro, a cui si aggiungono 26 produzioni TV per altri 105 milioni. Gli Stati Uniti si confermano primo partner coprendo il 40% delle produzioni estere e doppiando competitor come Germania e Regno Unito, mentre la Francia guida il fronte delle coproduzioni con l’11% dei progetti congiunti.

Questa spinta si riflette direttamente sul territorio con oltre 235 set aperti, 18.000 lavoratori coinvolti e più di 800.000 giornate lavorative registrate dai sindacati. Parallelamente, le sale cinematografiche tirano un sospiro di sollievo: il box office per il cinema italiano ha riagganciato quota 180,3 milioni di euro, sfiorando i 182,9 milioni del pre-pandemia del 2019, pur in un contesto di consumo cambiato che vive di prezzi medi leggermente più alti e maggiore permanenza in sala dei titoli di punta.

A chiudere il cerchio, la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni ha rassicurato il settore annunciando lo sblocco di 750 milioni di euro di risorse pubbliche per il 2026. L’audiovisivo italiano si impone così al Lido con una nuova certezza: finita l’era delle uscite a pioggia, la sfida futura non si giocherà sulla quantità pura, ma sulla capacità di attrarre capitali privati internazionali e costruire un’industria finanziariamente sostenibile.