Politica

Spionaggio russo, l’allarme alla Camera: «Italia epicentro»

17
Luglio 2026
Di Giampiero Cinelli

«Nonostante da varie forze politiche di diverse tendenze si senta dire che la minaccia russa non è concreta, abbiamo sotto gli occhi ogni giorno un intensificarsi di attacchi che riguardano le nostre infrastrutture e la nostra dimensione quotidiana. E l’Italia, ci piaccia o no, è uno degli epicentri di questi attacchi».

A lanciare l’allarme è Antonio Talia, giornalista di Radio 24-Il Sole 24 Ore e autore del libro La stagione delle spie, pubblicato da Minimum Fax. Talia è intervenuto alla Camera dei deputati nel corso della conferenza stampa “La guerra nell’ombra. Spionaggio russo e sicurezza europea”, promossa dalla deputata di Azione Federica Onori, segretaria della Commissione Esteri.

All’incontro hanno partecipato anche il senatore del Partito democratico Filippo Sensi e il senatore di Azione Marco Lombardo. Al centro del confronto, le attività dello spionaggio russo in Italia e in Europa, le operazioni di influenza, la disinformazione e i tentativi di penetrazione all’interno delle istituzioni e degli apparati di sicurezza.

Secondo Onori, quello dello spionaggio russo è un tema ancora scarsamente considerato nel dibattito pubblico, nonostante sia strettamente collegato alla disinformazione.

«È un tema che viene poco attenzionato, ma che va a braccetto con quello della disinformazione, su cui facciamo pure moltissime iniziative», ha spiegato la deputata di Azione.

Lo spionaggio, tuttavia, non si esaurisce nei cyberattacchi o nelle campagne di manipolazione dell’opinione pubblica. Si manifesta anche attraverso strumenti più tradizionali, come la corruzione, il reclutamento di funzionari e il tentativo di individuare punti vulnerabili all’interno delle istituzioni.

«Il tema dello spionaggio è un po’ più vecchio stile, va oltre i cyberattacchi, va oltre la manipolazione soltanto cognitiva, ma, se vogliamo, ci fa tornare indietro nel tempo ai classici casi di corruzione, in cui “anelli deboli” dei nostri servizi o delle istituzioni vengono presi di mira da spie, membri dei servizi russi», ha affermato Onori.

In alcuni casi, ha aggiunto, gli agenti russi possono operare beneficiando della copertura garantita dagli incarichi diplomatici.

«Spesso possono utilizzare l’immunità diplomatica, perché vengono in Italia come organico dell’ambasciata della Federazione russa», ha osservato la parlamentare.

La conferenza è partita da un recente caso di cronaca riguardante l’arresto di due appartenenti ai servizi italiani che, secondo l’accusa, avrebbero ceduto per anni informazioni riservate ad agenti russi.

«Siamo partiti da un caso di cronaca, l’arresto di due membri dei servizi italiani, che secondo l’accusa avrebbero venduto informazioni per tanti anni a spie russe, per provare a raccontare storie rimaste un po’ nell’ombra», ha spiegato Onori.

Tra queste vicende figura anche quella di Aleksandr Korshunov, trafficante d’armi russo al quale l’Italia consentì di tornare in Russia, evitando l’estradizione richiesta dagli Stati Uniti.

Secondo Onori, la decisione fu presa «in maniera incredibile, davvero ancora poco chiara».

«Ci sono tanti momenti della nostra storia recente che meriterebbero più attenzione e più chiarezza, ed è quello che cerchiamo di fare», ha concluso la deputata di Azione.

Per Filippo Sensi, parlare soltanto di “minaccia” russa rischia di restituire l’immagine di un pericolo potenziale, mentre si sarebbe ormai di fronte a un’aggressione concreta e quotidiana. «Parlare di “minaccia” lascia ancora l’idea che sia qualcosa di minacciato e non di agito, mentre l’attacco russo è quotidiano», ha dichiarato il senatore del Partito democratico.

In Ucraina, ha osservato Sensi, l’offensiva si manifesta attraverso droni e missili. Nel resto d’Europa e del mondo assume invece forme differenti, dalla pressione politica alla corruzione, fino all’influenza culturale, sociale ed economica.

«In Ucraina arriva con i droni e con i missili, nel resto del mondo e d’Europa arriva con forme di pressione, con forme di corruzione, con forme di spinta politica, culturale, sociale, economica», ha spiegato.

Si tratta, secondo il senatore dem, di un fenomeno che riguarda quotidianamente non soltanto l’Italia, ma anche gli altri principali Paesi europei.

«Ogni giorno succede così in Italia, succede così in Germania, succede così in Francia, succede così in Inghilterra, dappertutto».

Di fronte a questo scenario, Sensi ha invitato a evitare tanto le semplificazioni quanto le accuse di militarismo rivolte a chi richiama la necessità di rafforzare la sicurezza europea.

«Proprio per questo, senza essere degli “scemi di guerra”, bisogna aprire gli occhi ed essere molto attenti e molto desti, perché la democrazia, la libertà, i nostri valori sono valori europei e vanno difesi», ha affermato.

Difendere tali principi, ha precisato, non significa sostenere una corsa indiscriminata agli armamenti.

«Difendere la democrazia e la libertà non vuol dire armarsi fino ai denti o cercare lucciole per lanterne, ma vuol dire semplicemente perseguire con costanza e con determinazione i valori che ci tengono tutti insieme».

Sensi ha rivolto critiche anche all’azione del governo italiano. A suo giudizio, anche a causa della presenza della Lega nella maggioranza, il sostegno all’Ucraina si sarebbe progressivamente indebolito.

«Il sostegno all’Ucraina si è molto affievolito», ha denunciato il senatore.

Chi sostiene che la minaccia russa non esista, ha aggiunto, «è fuori dal mondo». Sensi ha quindi richiamato l’espressione “mondo al contrario”, associata al generale ed esponente politico Roberto Vannacci, per evidenziare quello che considera un rovesciamento della realtà.

«È il mondo al contrario, perché noi che siamo pacifici siamo additati come guerrafondai», ha affermato.

Per il senatore del Partito democratico, il sostegno all’Ucraina deve essere considerato parte integrante del progetto europeo e della difesa dei valori democratici.

«Penso che il sostegno all’Ucraina sia parte integrante del progetto europeo, quindi dei valori di democrazia e di libertà che noi difendiamo, amiamo e viviamo quotidianamente», ha sottolineato.

In vista delle prossime elezioni politiche, Sensi ha auspicato una convergenza tra partiti e coalizioni su questo tema, a partire dal centrosinistra.

«Auspicherei che alle prossime elezioni politiche ci fosse una specie di “patto di non belligeranza” tra i partiti e tra le coalizioni, e comunque all’interno della mia coalizione, per dire di togliere dal tavolo questo tema», ha dichiarato.

La posizione italiana nei confronti dell’Ucraina, secondo il senatore, non dovrebbe diventare oggetto di continue divisioni politiche.

«È una cosa che riguarda tutti quanti noi, sulla quale noi dobbiamo prendere un impegno, punto».

Sensi ha quindi ribadito che il sostegno a Kiev rappresenta un elemento essenziale non soltanto per il sistema politico italiano nel suo complesso, ma anche per qualsiasi coalizione che aspiri a governare.

«Il sostegno all’Ucraina è parte essenziale, vitale, esistenziale del sistema politico italiano, ma soprattutto di una coalizione che ambisce ad avere un ruolo e una responsabilità di governo», ha affermato.

La costruzione di una coalizione credibile, ha aggiunto, richiede certamente un’agenda economica e sociale condivisa, ma non può limitarsi esclusivamente alle questioni interne.

«Penso che sia giusto e doveroso sottolineare le cose che ci uniscono nella costruzione di una coalizione, e quindi trovare un’agenda economica e sociale condivisa e credibile», ha spiegato.

«Allo stesso tempo, però, non ci possiamo far bastare un’agenda interna e non ci possiamo far bastare soltanto un’agenda sulla quale avremmo dovuto cominciare a lavorare già da tempo».

Le iniziative parlamentari assunte finora, secondo Sensi, hanno seguito un orientamento corretto, ma non possono essere considerate sufficienti.

«Le iniziative parlamentari sono andate nella direzione giusta, ma non sono sufficienti. Bisogna costruire un programma e, in quel programma, il sostegno all’Ucraina e l’idea che la difesa non sia il riarmo, ma sia la protezione dei valori che ci uniscono, secondo me è vitale, essenziale e fondamentale».