Economia
Bond, il segnale dei titoli di Stato giapponesi conferma il nuovo scenario dei rendimenti
Di Giuliana Mastri
I titoli di Stato giapponesi stanno inviando un segnale che va ben oltre i confini del Sol Levante e che, secondo BlackRock Investment Institute, conferma un cambiamento strutturale ormai in atto nel mercato obbligazionario globale. Il rialzo dei rendimenti osservato negli ultimi anni non rappresenta più un fenomeno temporaneo, ma il consolidamento di un nuovo contesto caratterizzato da tassi di interesse stabilmente più elevati.
L’analisi di BlackRock evidenzia come il punto di svolta sia coinciso con il periodo successivo alla pandemia. Dal 2020-2021, infatti, i rendimenti dei titoli di Stato hanno registrato una crescita generalizzata negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone, riflettendo un quadro economico profondamente diverso rispetto al decennio precedente, dominato da tassi vicini allo zero e politiche monetarie ultra espansive.
A rafforzare questa dinamica hanno contribuito anche le recenti aspettative sulla politica monetaria americana. Il riposizionamento del mercato sulle future decisioni della Federal Reserve ha spinto al rialzo i rendimenti dei Treasury e rafforzato il dollaro, esercitando una nuova pressione sullo yen. Una situazione che ha complicato il percorso di normalizzazione della Bank of Japan e favorito un ulteriore aumento dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi.
Nel caso del Giappone, tuttavia, entrano in gioco anche fattori interni. BlackRock richiama infatti le aspettative di un’inflazione più elevata e i timori legati all’orientamento espansivo della politica fiscale del governo guidato da Sanae Takaichi, elementi che hanno contribuito ad alimentare la risalita dei rendimenti dei JGB.
Per gli analisti del gruppo americano, proprio il mercato obbligazionario giapponese rappresenta oggi una conferma del nuovo scenario. Nel commento settimanale, BlackRock osserva che il forte riposizionamento delle aspettative sui tassi della Fed ha prodotto effetti ben oltre gli Stati Uniti: i rendimenti dei titoli decennali giapponesi hanno raggiunto i livelli più elevati degli ultimi trent’anni, mentre lo yen è sceso sui minimi dal 1986. Tutto questo conferma, secondo la società, l’ingresso in un regime di tassi più elevati, che offre condizioni migliori per generare reddito attraverso il reddito fisso, pur rendendo indispensabile una maggiore selettività nelle scelte di investimento.
Il progressivo allineamento dei rendimenti giapponesi a quelli delle altre economie avanzate è uno degli aspetti più significativi. I tassi forward di lungo periodo impliciti nella curva dei JGB si attestano oggi intorno al 5%, un livello ormai vicino al 6% degli Stati Uniti, al 5,3% della Francia, al 5,5% dell’Australia e al 6,5% del Regno Unito. Per un mercato che per decenni è stato considerato un’eccezione, a causa della lunga fase di deflazione e della politica monetaria ultra accomodante della Bank of Japan, si tratta di un cambiamento sostanziale.
Secondo BlackRock, questa evoluzione rafforza la convinzione che il “reset” dei rendimenti globali sia ormai un fenomeno concreto e destinato a durare.
Il nuovo scenario modifica anche il modo in cui gli investitori possono guardare ai titoli di Stato. I rendimenti più elevati hanno infatti riportato il reddito obbligazionario al centro delle opportunità di investimento, consentendo di ottenere cedole interessanti senza essere costretti a replicare grandi indici obbligazionari o ad assumere esposizioni molto lunghe sulla duration.
Ciò non significa però che tutte le obbligazioni offrano lo stesso rapporto tra rischio e rendimento. Per BlackRock la domanda fondamentale resta sempre la stessa: il rendimento offerto compensa realmente i rischi assunti dall’investitore?
Ancora una volta il Giappone rappresenta un caso emblematico. Sebbene la normalizzazione graduale della politica monetaria della Bank of Japan abbia contribuito a mantenere ordinato il repricing dei tassi globali, gli analisti invitano a monitorare con attenzione la crescita delle posizioni speculative ribassiste sullo yen.
La valuta giapponese continua infatti a essere una delle principali monete utilizzate nelle strategie di carry trade a livello internazionale. L’aumento dei rendimenti dei JGB ha ridotto rispetto al passato l’attrattività dello yen come valuta di finanziamento, diminuendo il rischio di un improvviso “carry squeeze” come quello osservato nel 2024. Tuttavia, un’accelerazione inattesa della stretta monetaria da parte della Bank of Japan potrebbe provocare una rapida chiusura di queste posizioni, con possibili ripercussioni sull’intero sistema finanziario mondiale.
Per questo motivo BlackRock continua a preferire il mercato azionario giapponese ai titoli di Stato del Paese. Secondo l’istituto, la Borsa di Tokyo può beneficiare di un’economia che sta finalmente uscendo da decenni di deflazione, mentre la banca centrale procede con una normalizzazione graduale della politica monetaria.
Più in generale, il nuovo contesto interessa tutto il mercato obbligazionario globale. Rendimenti più alti significano infatti maggiori opportunità di reddito, ma modificano anche il ruolo tradizionale dei titoli di Stato nei portafogli. L’aumento dell’incertezza sull’inflazione, il maggiore costo del debito pubblico e il rialzo dei premi a termine rendono infatti i bond governativi meno efficaci come strumento di protezione durante le fasi di avversione al rischio.
Allo stesso tempo, però, l’universo del reddito fisso offre oggi opportunità decisamente più ampie rispetto a pochi anni fa. Secondo le analisi di BlackRock, oltre l’80% del mercato obbligazionario globale presenta rendimenti superiori al 4%, contro appena il 6% registrato cinque anni fa, confermando come il nuovo regime dei tassi stia ridefinendo profondamente le prospettive degli investitori.





