Politica
Ricostruzione Ucraina, Forza Italia: «Il sistema Paese sia protagonista»
Di Giampiero Cinelli
La ricostruzione dei territori colpiti dai conflitti non può limitarsi al ripristino di edifici e infrastrutture, ma deve diventare uno strumento di politica estera, sicurezza e sviluppo. È questo il messaggio emerso dal convegno «L’Italia che ricostruisce: il sistema italiano per Ucraina, Gaza e Siria», organizzato alla Camera dei deputati dal Dipartimento Esteri e Politiche europee di Forza Italia, in collaborazione con i dipartimenti Difesa, Attività produttive, Lavori pubblici e Cooperazione allo sviluppo.
Al centro dell’iniziativa il ruolo che il sistema Italia – istituzioni, imprese, università e terzo settore – può svolgere nei grandi processi di ricostruzione internazionale, con particolare attenzione a Ucraina, Striscia di Gaza e Siria.
Ad aprire i lavori è stata la presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi, che ha definito la ricostruzione un dovere per il nostro Paese, sottolineando come l’Italia disponga delle competenze necessarie e della capacità di mettere in rete soggetti pubblici e privati. Per Craxi la ricostruzione «supera la dimensione materiale»: non significa soltanto ripristinare edifici, infrastrutture e servizi, ma ricreare le condizioni che consentano alle comunità di vivere in sicurezza, nella legalità e con fiducia nelle istituzioni.
Secondo la capogruppo azzurra, questo approccio contribuisce a ridurre instabilità, radicalizzazione e migrazioni forzate, trasformando la ricostruzione in una vera dimensione della politica estera. L’Italia, ha aggiunto, possiede tutte le caratteristiche per svolgere un ruolo autorevole grazie a un tessuto imprenditoriale composto da grandi gruppi e piccole e medie imprese capaci di operare anche in contesti complessi. «Nessun attore da solo può affrontare la complessità della ricostruzione post-bellica – ha affermato – e l’Italia può favorire la nascita di partenariati capaci di produrre risultati concreti, costruendo ponti dove oggi ci sono divisioni e rafforzando il proprio ruolo nel Mediterraneo e nello scenario internazionale, all’interno dell’Unione europea, dell’Alleanza Atlantica e del G7».
Il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani ha ribadito che «la ricostruzione non è un business», ma riguarda il recupero del tessuto sociale, della dignità delle persone e della sicurezza. In questo quadro ha ricordato anche il ruolo dello sminamento, già avviato in Ucraina, proposto per Hormuz e destinato a interessare anche Gaza.
Tajani ha richiamato inoltre l’attenzione sulla crisi sudanese, definendola un’emergenza di cui si parla troppo poco, ricordando le iniziative Food for Gaza e Italy for Sudan, che hanno consentito di far arrivare consistenti aiuti umanitari alle popolazioni civili colpite dalla guerra.
Sul fronte della Striscia di Gaza, il ministro ha evidenziato i risultati dell’iniziativa Food for Gaza, realizzata coinvolgendo il Programma alimentare mondiale, Israele e l’Autorità nazionale palestinese. Una scelta che, ha spiegato, ha permesso di utilizzare tutti i corridoi di accesso alla Striscia. «Se ci fossimo rivolti all’Unrwa non avremmo ottenuto questo risultato», ha osservato, ricordando anche lo stanziamento annunciato dal Governo di 10 milioni di euro destinati al Fondo delle Nazioni Unite per Gaza per interventi di sicurezza alimentare e soluzioni abitative.
Per quanto riguarda l’Ucraina, Tajani ha assicurato che l’Italia continuerà a essere «in prima fila», sia sul piano del sostegno militare sia, soprattutto, nella tutela della popolazione civile e nella ricostruzione delle reti energetiche, un impegno confermato anche nel vertice dei Volenterosi svoltosi ieri a Parigi.
Il tema della sicurezza è stato al centro dell’intervento del sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, responsabile del Dipartimento Difesa di Forza Italia. «Non c’è ricostruzione senza sicurezza», ha affermato, spiegando che la sicurezza riguarda non soltanto l’aspetto militare, ma anche la tutela delle persone, il funzionamento delle amministrazioni e il corretto utilizzo delle risorse.
Secondo Perego di Cremnago, tra Ucraina, Gaza e Siria il fabbisogno complessivo per la ricostruzione supera i mille miliardi di euro, pur in presenza di scenari profondamente differenti. In Ucraina, ha osservato, la ricostruzione procede mentre il Paese continua a difendersi e proprio ieri è stata annunciata la partecipazione di Kiev all’alleanza europea contro i missili balistici, insieme a un nuovo pacchetto di aiuti militari.
Parlando della Striscia di Gaza, il sottosegretario ha ringraziato le Forze armate italiane, citando in particolare la 46ª Brigata Aerea di Pisa che ha effettuato lanci di tonnellate di aiuti umanitari sulla popolazione civile. Un riconoscimento è stato rivolto anche all’Arma dei Carabinieri, impegnata nelle attività di capacity building a sostegno delle istituzioni nei Paesi interessati dalle crisi. Un modello che, secondo Perego, potrà essere determinante anche in Siria, Gaza e Libano, mentre in Siria la priorità sarà ricostruire la fiducia nelle istituzioni e accompagnare la nuova architettura istituzionale con investimenti adeguati. Il sottosegretario ha inoltre richiamato il contributo di grandi realtà industriali italiane come Leonardo e Fincantieri, simbolo della capacità del sistema produttivo nazionale di operare nei processi di ricostruzione.
Sulla necessità di un’azione coordinata dell’intero sistema Paese si è soffermato anche Alessandro Cattaneo, responsabile dei Dipartimenti di Forza Italia, che ha indicato nel lavoro trasversale tra politica, imprese e stakeholder il metodo seguito dal partito sui grandi dossier internazionali. «Dialoghiamo con tutti gli stakeholder e con il mondo industriale – ha affermato – per rendere l’Italia protagonista dei processi di ricostruzione e trasformarli anche in un’occasione di sviluppo economico. Servono sicurezza, rilevanza geopolitica, know-how e imprese». Cattaneo ha quindi espresso apprezzamento per l’azione del Governo guidato da Giorgia Meloni e del ministro Tajani, sostenendo che ricostruire significa aiutare le democrazie a rialzarsi e difendere i valori fondamentali. Il riferimento finale è stato al Piano Marshall, esempio di come le infrastrutture possano creare legami profondi e duraturi tra i Paesi.
A evidenziare il ruolo del tessuto produttivo italiano è stata infine l’amministratrice delegata di Simest, Regina Corradini D’Arienzo, secondo cui saranno soprattutto le piccole e medie imprese le protagoniste della ricostruzione. Richiamando i dati più recenti di maggio, ha ricordato come il comparto dei macchinari tecnologici e delle infrastrutture continui a trainare l’export italiano e rappresenti proprio il settore maggiormente richiesto nei futuri programmi di ricostruzione internazionale.





