Politica
Governance Poll 2026, Funaro prima sindaca, due su tre perdono consenso
Di Redazione
Prima donna in cima al Governance Poll. Con un balzo di 11 punti rispetto alla rilevazione del 2025, Sara Funaro – sindaca di Firenze dal 2024 – conquista la vetta del censimento annuale sul consenso dei primi cittadini italiani, realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore. Alle sue spalle, Marco Fioravanti di Ascoli Piceno, vincitore dell’edizione precedente, e il napoletano Gaetano Manfredi al terzo posto. La classifica 2026 non restituisce però solo una graduatoria di popolarità: fotografa una trasformazione profonda nel rapporto tra cittadini e amministratori locali.
Il dato più significativo, elaborato da Antonio Noto, è sistemico: due sindaci su tre perdono consenso rispetto al giorno della loro elezione. L’anno scorso la quota di chi registrava un consenso inferiore all’elezione era il 58,7%; quest’anno sale al 66,3%. Non un’oscillazione statistica, ma il sintomo di qualcosa che sta cambiando in profondità. Il sindaco resta l’istituzione più amata dagli italiani, ma è diventata anche quella su cui si scaricano più di ogni altra le ansie collettive – sicurezza, costo della vita, disagio sociale, marginalità urbana – su questioni che spesso sfuggono alle sue competenze dirette. Non basta più governare bene: occorre saper trasmettere fiducia a una comunità che vive una fase di forte instabilità.
La rimonta di Firenze e il caso Messina
La crescita di Funaro – dal 55% dell’anno scorso al 60,6% attuale, a fronte del 66% ottenuto alle urne – è netta e costruita sul terreno dell’amministrazione concreta, riconosciuta dopo due anni di mandato. Ma l’accelerata più intensa del poll è quella di Federico Basile a Messina, che passa dal 50% al 62% guadagnando 12 punti e 68 posizioni in classifica, inerpicandosi dal 73esimo al quinto posto. Un caso particolare: Basile si era dimesso con un anno di anticipo sulla conclusione naturale del mandato, aveva perso l’appoggio della maggioranza consiliare, ma si era ripresentato alle urne a maggio vincendo al primo turno con il 58,4%. A Messina è insomma luna di miele bis, quella delle settimane immediatamente successive a una campagna elettorale vittoriosa.
Undici punti in più arrivano anche al palermitano Roberto Lagalla, che si tiene però ancora lontano dall’ultimo posto occupato lo scorso anno, restituito ora al collega di Trapani Giacomo Tranchida, maglia nera anche nel 2024.
Il Sud sale, Roma risale
Appena sopra il podio, al quarto posto, si incontra Massimo Zedda a Cagliari: dopo la parentesi da leader del consiglio regionale sardo, è tornato alla guida del capoluogo e guadagna otto punti rispetto allo scorso anno, ottenendo il «sì» di 63 cagliaritani su 100. L’alta classifica contempla dunque anche il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi al sesto posto con il 61%, l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella a Benevento e Vincenzo Voce a Crotone.
Nel complesso, rispetto al passato, nella parte alta della graduatoria c’è molto più Mezzogiorno: accanto a Manfredi e Basile si trovano rappresentanti di un Sud che nella politica locale esprime una presenza crescente, spesso lontano dai grandi schieramenti nazionali. Bene anche Roberto Gualtieri a Roma, che scala 48 posizioni grazie a una ripresa di otto punti percentuali. Meno brillante il risultato di Matteo Lepore a Bologna, che si mantiene per un punto sopra la soglia del 50% ma scende al 64esimo posto. A Milano, Beppe Sala chiude il secondo mandato al decimo posto con il 59,5%, confermando un consenso solido nonostante le traversie giudiziarie sull’edilizia.
Cosa misura davvero il poll
Il Governance Poll non è una simulazione di voto: non ci sono i concorrenti, mancano le dinamiche di una campagna, manca il confronto diretto. La sua funzione è misurare il rapporto tra il sindaco e i propri concittadini, influenzato da un’infinità di fattori che mescolano scelte amministrative, capacità di comunicazione, ma anche condizioni economiche e sociali della città. Il cittadino giudica sempre meno ciò che vede realizzato e sempre di più ciò che percepisce: la percezione del degrado, dell’incertezza economica, della perdita di qualità della vita pesa ormai quanto, se non più, delle opere pubbliche inaugurate. Raggiungere il 50% di consenso è sufficiente a rimanere in zona positiva, ma sono 74 su 92 gli amministratori che ci riescono – l’80% – mentre l’anno scorso la stessa soglia riguardava l’85% degli amministratori valutati.





