Economia
L’export italiano oltre la crisi: il Rapporto Sace fissa l’obiettivo a 690 miliardi
Di Elisa Tortorolo
Nonostante le barriere commerciali, l’instabilità geopolitica e la crescente frammentazione delle catene di fornitura, le merci italiane continuano a dimostrare una straordinaria capacità di penetrazione sui mercati esteri, delineando una traiettoria di solida crescita per i prossimi anni.
Il diciannovesimo Rapporto Export di SACE, presentato in queste ore a Roma e intitolato emblematicamente “RE-Agire: l’Italia alla sfida dell’export globale”, traccia una rotta precisa per il nostro tessuto produttivo, stimando che le vendite estere di beni in valore registreranno un incremento del 2% nel 2026. Questa dinamica positiva è destinata ad accelerare nel medio termine, con un’espansione prevista del 2,5% nel 2027 – quando il valore complessivo toccherà i 675 miliardi di euro – e del 2,8% nel 2028, anno in cui l’export italiano supererà i 690 miliardi di euro, mettendo concretamente nel mirino il traguardo strategico dei 700 miliardi complessivi.
Dietro questi numeri si nasconde una complessa e affascinante mappa dello sviluppo internazionale, caratterizzata da una spiccata diversificazione geografica. Se da un lato l’Europa occidentale si conferma il pilastro storico della domanda con i suoi 346 miliardi di euro registrati nel 2025 e una crescita attesa del 2,5% nel 2026, dall’altro sono le economie emergenti a mostrare la maggiore vivacità. L’Europa Centro-Orientale, per esempio, evidenzia profili di espansione nettamente superiori alla media per tutto il triennio, mentre il Nord America si muove su tassi solidi, con un +1,9% nel 2026 che accelererà al 3,2% medio nel biennio successivo.
La vera spinta propulsiva arriva però dai mercati più dinamici. L’Asia-Pacifico si conferma un’area chiave: dopo aver assorbito 60,3 miliardi di euro di merci nel 2025, è attesa a una progressione del 3,5% nel 2026 e del 3,4% medio nel biennio 2027-28, trainata da massicci investimenti regionali in infrastrutture sostenibili, innovazione e transizione verde. Dinamiche simili si osservano in America Latina, dove l’export crescerà del 2% nel 2026 e del 3,1% medio annuo nel biennio successivo, sostenuto dai grandi progetti energetici e dalla riorganizzazione delle catene del valore. Il Medio Oriente si prepara invece a un rimbalzo a doppia velocità: superata la contrazione congiunturale del 2026 dovuta alle tensioni nel Golfo, l’area tornerà a correre a un ritmo medio del 5,3% nei due anni successivi. Al contempo l’Africa schiude importanti opportunità per le tecnologie e la meccanica strumentale, anche sotto la spinta del Piano Mattei della Presidenza del Consiglio; non a caso, l’export verso i 18 Paesi prioritari del Piano si attesta a 14,4 miliardi di euro, in aumento del 4,1% rispetto al 2024.
“Il titolo del nostro Rapporto racchiude il messaggio chiave: RE-Agire significa trasformare le complessità in competitività, attuando decisioni strategiche anche in condizioni di forte incertezza” ha detto Guglielmo Picchi, Presidente di SACE. “Lo scenario ci consegna una prospettiva positiva, ma ci ricorda che la crescita internazionale esige un approccio aziendale e di sistema molto più proattivo e coordinato rispetto al passato”.
In un contesto globale così frastagliato, la capacità di reazione si esprime attraverso quella che SACE definisce “diversificazione intelligente”. Il Rapporto ha individuato una piattaforma di 16 Paesi strategici (tra cui Cina, Turchia, India ed Emirati) pronti a fare da volano. Verso queste specifiche destinazioni, le nostre esportazioni voleranno a un ritmo medio del 4,4% nel biennio 2027-28, sovraperformando la media globale e toccando un valore di 92 miliardi di euro.
Questa espansione commerciale non può tuttavia prescindere da un altro nodo cruciale: la sicurezza degli approvvigionamenti. Oggi circa il 16% del commercio mondiale di materie prime critiche, fondamentali per la transizione digitale ed ecologica, è soggetto a restrizioni. Per l’Italia manifatturiera, storicamente importatrice di fattori produttivi, proteggere la supply chain è diventato vitale per difendere le quote export. Per questo motivo SACE opera attivamente al fianco del sistema produttivo, facilitando la mobilitazione di capitale privato, sostenendo contratti a lungo termine e promuovendo strumenti di finanza mista.
Il vero elemento di sintesi e di forza del modello italiano risiede nelle Filiere Globali del Valore, in grado di legare strettamente importazioni ed esportazioni. Oggi ben il 41% della nostra produzione manifatturiera è attivato da reti industriali transnazionali. Queste filiere, che rappresentano oltre la metà del fatturato nazionale, dimostrano una propensione all’export straordinaria, pari al 32% a fronte di una media del 15% del resto dell’economia.
“L’export italiano è solido ma deve misurarsi con una competizione globale sempre più articolata. Diversificare i mercati, mettere in sicurezza le fonti di approvvigionamento e integrarsi nelle filiere globali sono le grandi sfide attuali”, ha confermato in questo senso Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE.
Settori come l’energia, l’agroalimentare con il packaging, l’automotive, la chimica, la farmaceutica, l’elettronica, la meccatronica e la meccanica strumentale costituiscono la spina dorsale di questo ecosistema, ambiti in cui l’integrazione internazionale consoliderà la competitività delle nostre imprese sui mercati di domani.





