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Tra Washington e Bruxelles, la nuova fase del rapporto transatlantico
Di Beatrice Telesio di Toritto
La settimana che si apre offre una fotografia piuttosto chiara della direzione che sta prendendo il rapporto tra Europa e Stati Uniti. Da un lato l’entrata in vigore degli accordi commerciali di Turnberry, dall’altro il vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio. Due appuntamenti diversi solo in apparenza, che raccontano la stessa evoluzione: il rapporto transatlantico sta entrando in una nuova fase, nella quale commercio, sicurezza e politica industriale diventano parti della stessa strategia.
Gli accordi commerciali rappresentano un tentativo di riportare entro un quadro negoziale mesi di tensioni tra Washington e Bruxelles. Restano aperti dossier delicati, dalla fiscalità digitale all’automotive, fino all’acciaio e alle tecnologie strategiche, ma il messaggio politico è chiaro: la competizione economica non sostituisce la cooperazione, la rende semplicemente più strutturata. Stati Uniti ed Europa continuano ad avere interessi comuni, ma difendono con maggiore decisione le rispettive priorità industriali.
Lo stesso vale sul piano della sicurezza. Il vertice NATO non ruoterà soltanto attorno all’aumento della spesa militare, ma anche alla capacità europea di rafforzare la propria industria della difesa, le filiere produttive e l’innovazione tecnologica. La guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e la competizione con la Cina hanno ormai reso evidente come economia e sicurezza siano aspetti inseparabili della stessa sfida geopolitica.
È in questo contesto che cambia anche la posizione dell’Italia. Nei primi anni della legislatura Giorgia Meloni aveva costruito una parte importante della propria strategia internazionale sul rapporto privilegiato con Donald Trump, cercando di proporsi come punto di contatto tra Washington e Bruxelles. Oggi quello scenario appare più complesso. Le recenti tensioni tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi hanno dimostrato che il dialogo personale non basta più a governare un rapporto sempre più influenzato da interessi economici e strategici.
Per questo il governo sembra aver avviato una seconda fase della propria politica estera, nella quale il rafforzamento del ruolo italiano passa soprattutto attraverso l’Unione europea. Difesa comune, competitività industriale, commercio e sicurezza sono ormai dossier che si decidono sempre più a Bruxelles, ed è lì che Roma punta ad aumentare il proprio peso negoziale, senza rinunciare al tradizionale rapporto con gli Stati Uniti.
Gli accordi di Turnberry e il summit di Ankara raccontano quindi la stessa trasformazione. L’alleanza transatlantica non è in discussione, ma sta cambiando natura. Washington chiede un’Europa più autonoma e più responsabile, mentre Bruxelles prova a rafforzare la propria capacità di incidere senza mettere in discussione il legame con gli Stati Uniti. Anche per l’Italia la sfida è diversa rispetto a quella dei primi anni di legislatura: non limitarsi a essere un ponte tra le due sponde dell’Atlantico, ma contribuire a definirne il nuovo equilibrio.





