Cultura

Gioco pubblico, il settore cambia più velocemente delle regole: il confronto sul comparto a Roma

02
Luglio 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

Il gioco pubblico evolve più rapidamente delle regole che lo disciplinano. È questa la fotografia emersa dal confronto promosso da SWG e Brightstar nell’ambito dell’Osservatorio “Giocare da grandi”, che mercoledì 1° luglio ha riunito al MoMeC di Roma istituzioni, tecnici ed esperti per discutere di innovazione, partecipazione e riordino del settore. Un dibattito che ha mostrato come tecnologia, dati e nuovi comportamenti dei cittadini stiano ridisegnando un comparto chiamato oggi a trovare un nuovo equilibrio tra sviluppo, legalità e tutela.

A delineare il quadro è stato Riccardo Grassi, Responsabile di ricerca SWG, presentando i risultati dell’ultima indagine dell’Osservatorio. Lo studio restituisce un’immagine del giocatore abituale molto diversa dagli stereotipi: più informato, più interessato all’attualità, alla politica e all’economia e mediamente più coinvolto nella vita sociale rispetto ai non giocatori. Un risultato che, ha spiegato, gli stessi ricercatori hanno verificato più volte prima di considerarlo definitivo. Il gioco, in questa prospettiva, non rappresenta soltanto un’esposizione al rischio, ma anche una forma di partecipazione capace di aumentare il coinvolgimento delle persone in un contesto in cui gli strumenti tradizionali faticano sempre di più a creare interazione.

Se il comportamento dei giocatori cambia, anche gli strumenti di regolazione devono evolvere. Claudio Costa, Responsabile della Divisione Soluzioni e Servizi di Sogei, ha ricordato come il sistema italiano disponga già di una delle infrastrutture tecnologiche più avanzate d’Europa, in grado di tracciare miliardi di transazioni ogni anno e di utilizzare intelligenza artificiale e analisi dei dati per individuare frodi, monitorare il mercato e supportare le decisioni delle istituzioni. Un patrimonio informativo che, secondo Costa, rappresenta oggi uno dei principali punti di forza del modello italiano di controllo del gioco pubblico.

La tecnologia, però, da sola non basta. Antonio Giuliani, Direttore dell’Ufficio Gioco a distanza e scommesse dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha evidenziato come il comparto fisico continui a fare riferimento a regole tecniche risalenti a circa quindici anni fa, nonostante l’evoluzione delle tecnologie disponibili. Proprio queste, ha osservato, consentirebbero oggi di introdurre strumenti più efficaci per il gioco responsabile e la prevenzione della ludopatia. Da qui la necessità di completare il riordino del settore, aggiornando un quadro normativo che rischia di rimanere indietro rispetto all’innovazione.

Il tema della riforma ha inevitabilmente attraversato anche il confronto politico. L’On. Andrea de Bertoldi, componente della Commissione Finanze della Camera, ha criticato la scelta di separare il riordino del gioco online da quello terrestre, sostenendo che una riforma realmente efficace dovrebbe affrontare in modo organico le differenze normative, fiscali e territoriali che ancora caratterizzano il comparto. Gian Antonio Girelli, componente della Commissione Affari Sociali della Camera, ha invece richiamato la necessità di una regolamentazione efficace accompagnata da prevenzione, formazione degli operatori e una strategia nazionale omogenea, osservando come il divieto assoluto non rappresenti una risposta sufficiente.

Per Tullio Patassini, Capo Segreteria Staff Presidente Commissione Attività Produttive della Camera, una riforma destinata a durare deve invece nascere da un ampio consenso politico e da un quadro stabile di regole, capace di coniugare trasparenza, legalità e tutela dei cittadini.

A riportare il dibattito sulla dimensione culturale è stata infine Anna Maso, Psicologa e Video Game Therapist del The Brain Lab Group. Il gioco, ha ricordato, accompagna lo sviluppo della persona fin dall’infanzia e rappresenta uno strumento fondamentale di apprendimento e relazione. Anche il videogioco è un mezzo neutro: il problema nasce quando diventa totalizzante e sostituisce progressivamente le altre dimensioni della vita. «Non bisogna chiedere a una persona quanto gioca, ma da cosa sta scappando», ha osservato, riportando il tema della prevenzione sul terreno delle fragilità sociali e relazionali.

Una riflessione che si collega anche alla posizione espressa da Gennaro Schettino, presidente di AGIC, secondo cui il gioco deve continuare a essere considerato una forma di intrattenimento, senza perdere di vista la tutela dei consumatori più fragili. «Ogni anno circa 18 milioni di italiani si avvicinano a questa attività, come accade per il cinema o il teatro. Le aziende sono fortemente impegnate affinché rimanga una forma di intrattenimento e non diventi mai azzardo», ha spiegato. Per il presidente di AGIC la priorità, ora, è che il percorso di riordino del comparto non si interrompa: la richiesta rivolta alle istituzioni è quella di completare la riforma entro la fine della legislatura.

Il confronto romano ha restituito così l’immagine di un settore che dispone già di tecnologie avanzate, strumenti di controllo e grandi quantità di dati, ma che attende ancora un quadro regolatorio capace di accompagnarne l’evoluzione. Una sfida che riguarda non soltanto il riordino del gioco pubblico, ma più in generale la capacità delle istituzioni di governare un cambiamento che è già in corso.