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La Nato si salva (forse) a Hormuz. Ma occorre collaborazione europea. Altrimenti Trump…
Di Daniele Capezzone
In questi giorni il segretario generale della NATO Mark Rutte è stato piuttosto maltrattato dai giornali italiani. Forse troppo, anche se pure lui ci ha messo del suo combinando un pasticcio comunicativo.
Della sinistra non è nemmeno il caso di parlare: qualche giorno fa, dopo le primissime dichiarazioni di Rutte a Fox News, i compagni in Parlamento e quelli nelle redazioni sono scattati come molle, dando la sensazione di preferire l’idea di offrire basi e supporto logistico agli ayatollah iraniani e ai loro missili balistici anziché agli americani.
Scherzo amaramente, ma è amara la situazione. Da Bonelli a Conte, per citare solo due “campioni”, è stata offerta un’ennesima prova di irresponsabilità, di leggerezza, di mancanza di prudenza e di spirito repubblicano. E pur smentiti due volte (prima da Crosetto e poi dalla stessa NATO), sono andati avanti imperterriti con loro spettacolino di propaganda.
Pure sul lato destro, tuttavia, tra politica e media, si sarebbe potuto fare meglio. Rutte è stato indubbiamente maldestro, e la sua prima dichiarazione si prestava a equivoci che era doveroso chiarire da parte di Palazzo Chigi e Ministero della Difesa, come infatti è avvenuto.
E tuttavia l’intenzione del segretario generale dell’Alleanza era – a me pare – quella di ricucire con Trump, di rendere chiaro che gli europei (Italia in testa) una prima forma di collaborazione sul dossier iraniano l’avevano offerta.
E questo ci porta al tema che su Il Tempo ho posto dall’inizio della scorsa settimana: l’estrema delicatezza del vertice NATO in Turchia programmato per il 7 luglio prossimo.
Parliamoci chiaro: se Trump va lì per chiedere ai partner europei un impegno maggiore, fa bene; ma se invece parte con l’intenzione di far saltare il banco, e magari perfino di disimpegnarsi lui dall’Alleanza, rischia di contribuire a un evento catastrofico, cioè l’implosione della NATO, con tanti festeggiamenti a Pechino, a cui non pare vero che l’Alleanza Atlantica possa andare in pezzi.
E allora cosa possono fare Meloni, Rutte e le altre persone assennate che stanno a quel tavolo? Garantire un vero aiuto dei paesi europei nello sbloccare Hormuz, nel garantire il principio di libera navigazione, nell’impedire assolutamente che l’Iran possa inventarsi e poi vantare un “pedaggio”.
A ben vedere, davanti a un Trump che arriverà furioso e desideroso di “processare” un po’ tutti, l’opzione più saggia è proprio quella di “sminare” Hormuz. Farlo materialmente: per un verso potenziando l’operazione di sminamento fisico, e per altro verso – come dicevo – difendendo il principio della libera circolazione delle navi. E farlo anche politicamente: mostrando a Trump che l’America non è sola.
Se poi anche lui desse una mano, avendo il buon senso di non riservare caldi elogi ai dittatori e sonori schiaffi agli alleati, sarebbe tutto più facile. Ma viviamo tempi complicati, amici lettori.





