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Iran: tornano le cronache di guerra, scaramucce nello Stretto di Hormuz

27
Giugno 2026
Di Giampiero Gramaglia

Altro che negoziati e speranze di pace: tornano le cronache di guerra. Nella scorsa notte, gli Stati Uniti hanno ripreso a bombardare l’Iran, colpendo diversi obiettivi con raid aerei: una sorta di punizione, dopo che giovedì droni dei Guardiani della Rivoluzione iraniani avevano colpito e danneggiatp una porta container indonesiana nello Stretto di Hormuz, un’azione definita dal presidente Usa Donald Trump “una stupida violazione” della tregua in atto.

Lo stesso Trump ha poi dato l’ordine di rispondere: un’azione limitata, però militarmente definita “una potente risposta”, che ha innescato a sua volta una reazione iraniana, di cui danno notizia fonti di Teheran e la Tass, ma che non viene per ora riportata dai media Usa.

Secondo il Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti, responsabile delle operazioni nell’area, sono state colpite con missili e droni installazioni militari, in particolare depositi di missili e stazioni radar lungo la costa.

Mentre le trattative tra Usa e Iran, mediate da Pakistan e Qatar in Svizzera, sono in pausa – dovrebbero riprendere la prossima settimana -, la successione di scaramucce mostra quanto sia fragile il cessate-il-fuoco e labile la situazione nel Medio Oriente.

L’altro tema relativo ai conflitti mediorientali che tiene banco oggi è la firma a Washington d’un’intesa fra Israele e Libano, che, al di là degli auspici del segretario di Stato Usa Marco Rubio, non risolve però il sanguinoso conflitto in corso da mesi tra l’esercito israeliano e la milizia sciita filo-iraniana Hezbollah nel Sud del Paese dei Cedri, con migliaia di vittime, molti civili, donne e bambini.

Firmato dagli ambasciatori a Washington di Israele e Libano, l’accordo, i cui dettagli non sono noti, presuppone che le forze armate libanesi possano controllare il territorio ora gestito da Hezbollah, cosa mai avvenuta da decenni ed estremamente improbabile, almeno alla luce dei rapporti di forza attuali. Rubio, infatti, parla “di un inizio dell’inizio”: la strada da fare per pacificare il Libano e garantire la sicurezza di Israele è ancora lunga.

In un’analisi, la Cnn sottolinea la diversità di atteggiamento, sul Medio Oriente, tra Rubio e Trump e il suo vice JD Vance, che, sulla Fox, lancia un duro monito al regime di Teheran. Rubio appare più cauto e meno positivo nel valutare l’impatto del memorandum of understanding firmato a distanza, il 17 giugno, da Trump e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian. La presa di distanze di Rubio può essere letta in prospettiva elettorale: a Usa 2028, Rubio e Vance saranno potenzialmente rivali per la nomination repubblicana.

Sul fronte di guerra ucraino, la novità che colpisce è lo stato di emergenza dichiarato dalla Russia in Crimea, la penisola occupata e annessa nel 2014, per effetto dei massicci e ripetuti attacchi ucraini con droni, che vanno avanti da settimane e che hanno reso precari i rifornimenti di acqua, benzina ed elettricità. Per il presidente russo Vladimir Putin, che considera la Crimea una sorta di Riviera sul Mar Nero, è uno smacco, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky celebra il successo di quelle che definisci le “sanzioni” imposte dal suo Paese alla Russia.

Per Trump, resta caldo anche il fronte interno delle conseguenze economiche dell’aggressione all’Iran. L’inflazione a maggio è stata del 4,1% su scala annua, in aumento rispetto ad aprile e record da tre anni in qua. In attesa che s’avverta l’effetto del calo dei prezzi del petrolio, in genere tornati sui livelli pre-guerra, la Federal Reserve, cioè la Banca centrale degli Stati Uniti, osserva che vi sono altri fattori che tengono alto il costo della vita, oltre all’impatto del conflitto.