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Energia, rotte e Mediterraneo: «Essere più indipendenti possibili in un mondo interdipendente». Parla l’Ambasciatore Talò
Di Beatrice Telesio di Toritto
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Per decenni il Mediterraneo è stato considerato soprattutto una frontiera geografica. Oggi sta tornando a essere una piattaforma strategica. Energia, merci, dati e nuove infrastrutture passano sempre più da questo spazio che collega Europa, Medio Oriente, Africa e Indo-Pacifico. È qui che si intrecciano alcune delle principali sfide della sicurezza economica contemporanea. E proprio da qui parte la riflessione dell’Ambasciatore Francesco Maria Talò, che a URANIA News, a margine del Festival dell’Energia di Lecce, ha delineato una visione in cui la libertà energetica coincide sempre meno con l’autosufficienza e sempre più con la capacità di costruire reti resilienti.
Per Talò il rapporto tra energia e libertà è oggi uno dei temi centrali della competizione geopolitica. «Energia è libertà», osserva, richiamando il titolo scelto per la quattordicesima edizione del Festival. Una formula che non riguarda soltanto la disponibilità di risorse, ma la capacità di un Paese di non essere condizionato da fattori esterni. L’energia significa sicurezza, produzione e possibilità di pianificare il proprio futuro. Significa soprattutto ridurre i margini di vulnerabilità in un mondo sempre più interconnesso.
Lo dimostra la vicenda dello Stretto di Hormuz: un esempio concreto di quanto le tensioni geopolitiche possano influenzare gli equilibri energetici globali. Secondo Talò, il punto non è immaginare un sistema completamente indipendente dagli altri, ma rafforzare la capacità di resistere agli shock. «Essere più indipendenti possibili in un mondo che inevitabilmente è interdipendente», afferma, spiegando che l’obiettivo deve essere quello di essere «meno condizionati, più liberi, acquisire sovranità» senza rinunciare alla collaborazione internazionale, a partire da quella europea.
Il tema assume una rilevanza particolare per un Paese che occupa una posizione geografica centrale nel Mediterraneo ma che continua a dipendere in larga misura dall’estero per il proprio fabbisogno energetico. Per l’Ambasciatore questa apparente contraddizione rappresenta allo stesso tempo una criticità e una grande opportunità. La collocazione dell’Italia nel Mediterraneo può infatti trasformarsi in un vantaggio strategico se accompagnata dalla capacità di diversificare fornitori, infrastrutture e collegamenti.
È proprio la diversificazione la parola chiave che attraversa tutta la sua analisi. «Differenziare», dice Talò. Differenziare le fonti energetiche, differenziare gli interlocutori internazionali e differenziare le rotte commerciali. Più opzioni significa minore dipendenza da un singolo attore o da un singolo percorso logistico. Da qui l’attenzione alle energie rinnovabili, ma anche al nucleare, indicato come uno degli strumenti che possono contribuire a rafforzare la sicurezza energetica nazionale.
La questione delle rotte occupa un posto centrale anche nel progetto IMEC, l’India-Middle East-Europe Economic Corridor, di cui Talò è inviato speciale. Un’iniziativa che punta a rafforzare la connessione tra India, Medio Oriente ed Europa attraverso una rete integrata di infrastrutture. Per l’Ambasciatore, tuttavia, la definizione stessa di corridoio rischia di essere limitante. Più che un tracciato unico, IMEC dovrebbe svilupparsi come una rete, capace di offrire percorsi alternativi in caso di crisi o interruzioni.
Il ragionamento parte da una constatazione che aiuta a comprendere la portata della sfida: tra l’80% e il 90% del commercio internazionale avviene via mare. In questo scenario il Mediterraneo occupa una posizione unica. Pur rappresentando appena lo 0,8% delle acque del pianeta, attraverso questo mare transita circa il 20% del commercio mondiale. Un ruolo che deriva dalla sua funzione di collegamento tra Atlantico e Indo-Pacifico, area che Talò identifica come il principale motore dell’economia globale.
Da questa prospettiva l’Italia può assumere un ruolo che va oltre quello energetico. Può diventare un punto di connessione per merci, dati e infrastrutture. Talò indica nel sistema logistico e portuale italiano, da Genova a Trieste, uno degli asset attraverso cui rafforzare il collegamento tra Mediterraneo ed Europa centrale.
Le tensioni che attraversano il Medio Oriente rendono evidente la necessità di costruire infrastrutture capaci di offrire percorsi alternativi. È per questo che Talò preferisce parlare di rete piuttosto che di corridoio: se un collegamento si interrompe, deve esistere un’altra opzione. Una logica che vale per le merci, per l’energia e per i dati e che, secondo l’Ambasciatore, dovrebbe guidare le strategie di sicurezza economica dei prossimi anni.
«Dobbiamo imparare a convivere col caos», osserva Talò. È probabilmente questa la sintesi dell’intera riflessione. In un sistema internazionale sempre più instabile, la sicurezza non coincide con l’isolamento ma con la capacità di costruire alternative. Più fonti, più rotte, più connessioni. In altre parole, più libertà di scelta.





