Economia

Toscana, Bankitalia: crescita sotto la media italiana. Innovazione al palo

09
Giugno 2026
Di Giuliana Mastri

La Toscana cresce meno del resto d’Italia. Dal 2021, la regione non è mai riuscita ad agganciare il ritmo della ripresa nazionale, e il 2025 ha confermato il divario: il Pil toscano ha segnato un +0,4%, contro una media italiana dello 0,5%. A fotografare la situazione è il Rapporto 2025 sull’economia toscana elaborato dalla sede fiorentina della Banca d’Italia, presentato l’8 giugno dal direttore Vito Barone e dagli economisti della divisione Analisi e ricerca economica territoriale guidati da Giuseppe Albanese.

Il ritardo non è imputabile a un solo fattore. Pesano la struttura demografica – con una quota elevata di anziani e una natalità debole – e un mercato del lavoro orientato verso settori a basso valore aggiunto come turismo e commercio. Ma il nodo centrale, secondo Bankitalia, è la produttività: le imprese toscane sono in media piccole e scarsamente integrate nei settori ad alta tecnologia, sia nella manifattura che nei servizi. «Il divario con le regioni del Centro-Nord sta aumentando», ha avvertito Barone. «La partecipazione delle Pmi alle filiere hi-tech è troppo bassa», ha sottolineato Albanese.

Per dare una chiave di lettura strutturale di queste debolezze, l’Istituto ha affiancato al consueto rapporto un capitolo straordinario. Il quadro che ne emerge è preoccupante: basso tasso di brevettazione, scarso contributo degli spin-off all’economia, difficoltà di trasformazione nei settori tradizionali come turismo e moda. A complicare ulteriormente il quadro, il 22% delle società familiari risulta controllato da imprenditori con più di 65 anni, una fascia generazionale storicamente meno propensa a investire in innovazione. I prestiti alle imprese sono calati dell’1%, con una flessione ancora più marcata per le piccole aziende (-6,1%).

Sul fronte dei lavoratori, le competenze risultano inferiori alla media nazionale, con riflessi diretti sui livelli salariali. Il tasso di disoccupazione rimane contenuto, ma la qualità dell’occupazione è un problema aperto. Nel 2025 l’industria ha registrato un calo del fatturato del 2,7% e l’agricoltura ha perso lo 0,7% di valore aggiunto. I servizi sono rimasti sostanzialmente fermi (+0,3%) mentre le costruzioni hanno tenuto (+3,7%).

Segnali parzialmente positivi arrivano dall’export, cresciuto del 20% in valore nel 2025, e dalla redditività delle imprese: il 90% del campione esaminato da Bankitalia ha dichiarato di aver chiuso l’esercizio in utile o in pareggio. Tuttavia i dati sull’export richiedono una lettura critica: la crescita è trainata quasi interamente da farmaceutica e lingotti d’oro. Esclusi questi due comparti, il saldo sarebbe negativo. La farmaceutica sconta peraltro una bilancia commerciale in passivo a causa dell’import di principi attivi e materie prime, mentre i lingotti generano un valore aggiunto territoriale limitato.