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Meloni scrive a von der Leyen: deroga al Patto anche per l’energia

18
Maggio 2026
Di Giuliana Mastri

Giorgia Meloni sceglie la strada della lettera formale. Quanto va sostenendo nei consessi europei da settimane prende ora forma scritta in una missiva indirizzata alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen: la deroga al Patto di stabilità concordata da Bruxelles per le spese di difesa deve essere estesa anche alla crisi energetica, altrimenti l’attivazione del programma Safe da parte dell’Italia è a rischio concreto.

La posizione non è nuova – era già emersa al Consiglio europeo informale di Cipro, lo scorso aprile – ma metterla nero su bianco cambia il peso specifico della mossa. A Bruxelles la regola del «verba volant, scripta manent» vale molto, e una lettera ufficiale segna un innalzamento del livello dello scontro. Il messaggio è duplice: da un lato Roma ribadisce il proprio impegno sugli obiettivi di difesa; dall’altro avverte che, con la crisi iraniana lontana da una soluzione e i prezzi dell’energia stabilmente alle stelle, «sarebbe molto difficile spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe» senza che la National Escape Clause – la deroga già prevista per la difesa – venga estesa anche all’emergenza energetica, che Meloni definisce «una priorità per l’intero continente».

La Commissione frena, lo spiraglio resta stretto

La risposta di Palazzo Berlaymont non si fa attendere e non lascia spazio a facili ottimismi. «La nostra posizione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni per affrontare l’attuale crisi energetica. Al momento non stiamo includendo la Clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni», spiega un portavoce della Commissione. Di fatto, all’iniziale richiesta italiana di una National Escape Clause ad hoc per l’energia, Bruxelles ha sempre risposto con un rifiuto netto. Un margine potrebbe però aprirsi su un terreno diverso: non una deroga nuova, ma l’estensione alle stesse condizioni di quella già esistente per il Safe. È uno spiraglio, per ora teorico.

Le tensioni interne alla maggioranza

La lettera di Meloni risponde anche alle fibrillazioni emerse in questi giorni all’interno del governo. Solo tre giorni fa il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva reso noto di aver scritto al titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti per sapere come procedere con l’attivazione dei contratti previsti dal programma Safe, operazione che richiede il via libera del Mef. La risposta è arrivata direttamente dalla premier. Non a caso, fonti della Lega hanno fatto sapere che la lettera «sposa totalmente i suggerimenti» del partito di Salvini. Più cauto il commento di Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati: «La delicata situazione geopolitica impone una strategia europea che preveda una deroga al Patto di stabilità per gli investimenti nel settore energetico». Dal Parlamento europeo, il capodelegazione di Fdi Nicola Procaccini assicura che «l’iniziativa sarà al centro della Plenaria di Strasburgo».

I margini stretti dell’Italia

La posta in gioco è alta anche sul piano dei conti pubblici. La proroga del taglio alle accise scade il 22 maggio e l’Italia, non essendo uscita dalla procedura di infrazione, dispone di margini fiscali pressoché nulli. Senza la sponda europea, l’ultima manovra prima delle elezioni rischia di trasformarsi in un boomerang. «Sono certa che la Commissione saprà comprendere la portata e l’urgenza di questa richiesta», scrive Meloni a von der Leyen, chiedendole «il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea».

La partita resta tuttavia complicatissima. I Paesi frugali, con la Germania in testa, si oppongono. Francia e Grecia spingono in una direzione sensibilmente diversa: nuovo debito comune per fronteggiare gli effetti della crisi energetica. Da qui al Consiglio europeo di giugno, quando i ventisette leader torneranno a riunirsi a Bruxelles, Roma dovrà tessere un’intesa con gli altri grandi Paesi dell’Unione per evitare di restare isolata in un vicolo cieco. L’estensione della deroga permetterebbe all’Italia di dirottare parte dei 14,9 miliardi assegnati dal programma Safe verso la crisi energetica. Ma il percorso è tutto in salita.

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