Innovazione
AI, cyber security e compliance: la governance del rischio diventa leva strategica per le imprese
Di Gianluca Lambiase
L’intelligenza artificiale e la crescente complessità delle minacce cyber stanno cambiando rapidamente il modo in cui aziende e istituzioni lavorano, prendono decisioni e gestiscono i rischi. Allo stesso tempo, le nuove normative europee – dall’AI Act alla NIS2 fino al DORA – chiedono alle organizzazioni di adottare modelli sempre più sicuri, trasparenti e affidabili. In questo contesto, sicurezza, gestione del rischio e compliance non rappresentano più soltanto obblighi normativi da rispettare, ma diventano elementi strategici per garantire stabilità, fiducia e competitività sul mercato.
È da queste premesse che nasce l’incontro che si è svolto presso la sede dell’Associazione CIVITA organizzato da Formiche, in collaborazione con CSQA, dedicato al confronto tra istituzioni e imprese sul tema della governance dell’innovazione e sul ruolo delle certificazioni come strumenti di fiducia e sviluppo.
Secondo Maria Chiara Ferrarese, Direttore Generale e Amministratore Delegato di CSQA, il momento storico impone alle imprese una riflessione profonda sul rapporto tra innovazione e responsabilità.
“Siamo certamente in un momento storico importante dove l’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente tutto: modelli organizzativi, modalità di lavorare, prospettive. È una velocità che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente e non sappiamo quale sarà il punto di atterraggio”, spiega Ferrarese.
Per questo motivo, sottolinea, la compliance non può essere interpretata come un semplice adempimento burocratico. “La normativa comunitaria dice innovazione sì, ma all’interno di alcune regole, regole che servono per garantire utenti, mercato e organizzazioni. Garantire la compliance significa dotarsi di sistemi robusti e di una governance robusta, in grado non solo di rispondere agli obblighi di legge, ma anche di assicurare maggiore efficacia ed efficienza”.
Un approccio che, secondo Ferrarese, può trasformarsi in una vera leva strategica di sviluppo. “La certificazione diventa anche un atto di trasparenza verso i mercati, che parlano un linguaggio comune”, evidenzia, sottolineando come fiducia e capacità di differenziazione siano oggi elementi chiave per la competitività delle imprese.
Il tema assume particolare rilevanza in un contesto in cui molte aziende percepiscono l’aumento della regolamentazione come un ostacolo. Ma proprio i modelli integrati di gestione del rischio possono rappresentare un vantaggio competitivo.
“La certificazione è uno strumento che consente di andare oltre la conformità”, osserva Ferrarese. “L’adozione di norme internazionali consente di avere una metodologia di lavoro per organizzarsi meglio e rispondere agli obblighi di legge in maniera più efficace ed efficiente. Se invece si affronta la compliance come un mero atto burocratico, molto probabilmente si perde tempo e anche efficacia”.
Da qui la necessità di “metabolizzare” i sistemi organizzativi in una logica strategica, capace di coniugare conformità e crescita. “Questa duplice visione consente alle aziende di differenziarsi e di garantire ciò che oggi poche imprese sono in grado di assicurare”, aggiunge.
Al centro resta anche la tutela dell’utente finale, sempre più esposto ai rischi derivanti dalla digitalizzazione e dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale. “Le norme volontarie, abbinate alla certificazione, diventano una strategia non solo di conformità ma anche di comunicazione verso terzi e rappresentano un grande atto di trasparenza”, conclude Ferrarese. “La certificazione significa entrare nelle organizzazioni e valutare se il modello adottato sia realmente efficace rispetto agli obiettivi dichiarati. È un atto di trasparenza verso utenti e mercati”.
Foto, riprese e montaggio di Simone Zivillica





