C’è qualcosa di pornografico, di perverso, di malato, nell’offerta mediatica che ogni sera ci viene proposta in tv su Garlasco.
Da anni, il medesimo format del processo mediatico, degli indizi presi per prove, della mostrificazione del reprobo, va avanti e sembra non conoscere sosta né rallentamento possibile.
Qualcuno ci vuole ridurre a “stasisti” o a “sempisti”, a tifosi in curva, a supporter della vecchia o della nuova guida di una Procura. Ma qui è in causa molto più della vita rovinata di un probabilissimo innocente (Stasi) e del medesimo metodo che viene ora applicato a un altro soggetto (anomalo e problematico quanto si vuole, ma a sua volta da considerare innocente, e per ora nemmeno rinviato a giudizio).
È in gioco un minimo di civiltà giuridica. Ah, dite che quella l’abbiamo già ampiamente persa per strada? Avete ragione.





