Politica

Transizione 5.0, il meglio deve ancora venire?

29
Aprile 2026
Di Giampiero Cinelli

L’energia torna al centro. Le tensioni in Medio Oriente riaccendono l’instabilità sui mercati. E per le imprese italiane il problema si somma a uno storico costo dell’energia già più alto rispetto a molti altri Paesi europei. In questo quadro, la transizione energetica cambia natura. Non è più soltanto una sfida ambientale. Diventa una questione economica e industriale. Ridurre i consumi, aumentare l’efficienza, innovare i processi produttivi. È su questo terreno che si gioca oggi una parte importante del sistema produttivo. Qui si inserisce Transizione 5.0, il piano pensato per sostenere gli investimenti. Ma tra correzioni, complessità e tempi di attuazione, resta il vero interrogativo. Sarà uno strumento capace di accompagnare davvero le imprese? O rischia di rallentare proprio nel momento in cui servirebbe accelerare?

«Come Assistal i contratti di efficientamento energetico sono nostra tradizione, necessitano di strumenti, misure, calcoli e le giuste condizioni di partenza. Abbiamo cominciato a occuparci di questi contratti già dagli anni ’90 e affermo che la riduzione del fabbisogno di energia primaria resta il punto di partenza, anche oggi che questa operazione è corredata di altri benefici, volti alla transizione, derivanti da tecnologie e modernizzazione. Se parliamo degli incentivi governativi, si pensi ad esempio che un contratto di efficientamento come quelli gestiti da Consip dura in media 7 anni e impiega milioni. Gli investimenti che l’azienda compie nell’ambito del contratto rappresentano il 10-15% sul valore del contratto. In sostanza, va considerato che non si fanno progressi solo con gli incentivi per la transizione ma anche grazie al fattore tempo, per la pianificazione finanziaria, con assetti normativi chiari. Senza di essi è difficile e senza asse temporale le imprese soffrono. Molte di queste imprese hanno competenze interne consolidate ma una dimensione temporale definita aiuta anche a livello dell’accesso credito». Lo ha detto Mario Nevali, Direttore area tecnica Assistal, a Largo Chigi, format di Urania News.

«La riduzione dell’uso di energia non è sufficiente per imprese e famiglie, conta di più la modalità con cui si produce l’energia. Con l’aggiornamento di Transizione 5.0 Urso voleva intestarsi qualcosa di diverso e sono perplesso, perché ricordiamoci che la misura originaria aveva funzionato bene, era stata utilizzata in modo congruo e non capisco perché non si è continuato quel tipo di investimenti, invece la quota dell’innovazione è stata spostata sugli obiettivi relativi al super ammortamento e ciò taglia fuori molte aziende che non possono farne richiesta. Riconosco che non è colpa solo di Urso, il Repower EU, a cui si è attinto in via straordinaria nel rinegoziare il Pnrr, ha posto molti vincoli. Bisogna investire nella cultura dell’efficientamento soprattutto con le rinnovabili. Il Piano Transizione 5.0 può essere migliorato andando oltre l’arco del triennio ma le risorse in dotazione rischiano di non essere adeguate». Così nella stessa trasmissione Stefano Patuanelli, senatore del M5S.

«Riguardo agli incentivi per la transizione energetica, i risultati sono migliori con una pianificazione e non con interventi spot. Ci vuole anche la sensibilizzazione delle famiglie, le quali se comprendono le necessità sono più propense a fare investimenti domestici sull’efficientamento ma ricordiamo che spesso servono azioni semplici. Ricordo, in questo contesto, che l’intervento del governo sugli ecobonus avrà pieno effetto all’interno del 2026. Ed è giusto continuare sulla linea della definizione delle aree idonee su cui costruire impianti rinnovabili che ridurranno i costi energetici. Le imprese chiedono programmazione e nel nuovo Piano Transizione 5.0 gli incentivi hanno un arco temporale di almeno tre anni. Il problema principale era la cornice normativa europea e il vincolo del made in Europe da cui ci siamo disimpegnati a gennaio, nell’ambito dell’accordo europeo in cui si è passati dalle risorse del Pnrr a quelle della legge di bilancio ai fini della transizione 5.0. Muoveremo questi 14 miliardi disponibili nel miglior tempo possibile e partendo dall’orizzonte dei tre anni ci saranno ulteriori aperture, anche più soldi, siccome dal 2027 si liberano 35 miliardi o poco meno che sono coinvolti nella faccenda del Superbonus». Sempre a Largo Chigi Simona Petrucci, senatrice FdI, membro della Commissione Ambiente.

La puntata integrale di Largo Chigi