Ambiente
Nasce a Santa Marta lo Scientific Panel on Global Energy Transition
Di Giampiero Cinelli
Non basta affermare che bisogna uscire dai combustibili fossili: bisogna costruire, paese per paese e settore per settore, gli strumenti per farlo davvero. È attorno a questo principio che si sono aperti i lavori della TAFF – la Conferenza per la transizione oltre i combustibili fossili – in corso a Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile, convocata dai governi di Colombia e Paesi Bassi e che riunisce 56 Paesi insieme a istituzioni scientifiche e sociali internazionali.
Il primo risultato concreto della conferenza è il lancio dello Scientific Panel on Global Energy Transition, un organismo internazionale indipendente con l’obiettivo di tradurre le evidenze scientifiche in roadmap operative, politiche pubbliche, strumenti finanziari e percorsi nazionali di decarbonizzazione. L’iniziativa è stata presentata dalla ministra colombiana dell’Ambiente Irene Vélez Torres insieme a Johan Rockström, direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research, e Carlos Nobre, climatologo brasiliano tra i massimi esperti dell’Amazzonia. La sede sarà presso l’Università di San Paolo, in Brasile. Il panel sarà co-presieduto da Vera Songwe, co-presidente dell’High Level Expert Panel on Climate Finance, dall’economista Ottmar Edenhofer e dall’ingegnere dell’energia Gilberto M. Jannuzzi. Il lavoro si articolerà su quattro gruppi tematici dedicati a percorsi di decarbonizzazione, soluzioni tecniche, politiche pubbliche e strumenti finanziari.
Il panel nasce per colmare un vuoto specifico: quello tra il consenso scientifico sull’urgenza della decarbonizzazione e la lentezza delle risposte politiche. Come ha ricordato Rockström, fu Ana Toni, direttrice esecutiva della Cop30, a sollecitare a Belém la comunità scientifica a costruire un organismo capace di sostenere concretamente la roadmap per l’uscita dai fossili. «Si è creato un divario crescente tra la scienza, i governi e le decisioni governative», ha detto Vélez Torres, indicando nel negazionismo climatico e nelle pressioni economiche e politiche le cause principali di questa distanza. «Dobbiamo tornare alla scienza», ha aggiunto, intendendo con questo rimettere l’evidenza al centro delle scelte su energia, industria, finanza, infrastrutture e giustizia sociale.
Il nuovo organismo non si propone come alternativa all’IPCC né come sostituto del processo UNFCCC, ma come un’infrastruttura di supporto più agile: più vicina ai territori, più rapida nell’aggiornamento delle evidenze, più orientata alla costruzione di soluzioni praticabili. «Un comitato scientifico internazionale al servizio dell’umanità», nelle parole di Rockström, che non produce nuovi rapporti globali sul clima ma accompagna governi e territori nella definizione di percorsi concreti, aggiornati e misurabili. La differenza rispetto ai tradizionali processi multilaterali sta proprio nel «come»: quali tasse, quali sussidi, quali investimenti, quali regolazioni, quali compensazioni sociali per ridurre la dipendenza economica dai fossili senza che il costo della transizione ricada sulle persone e sui territori già più vulnerabili.
Rockström ha collocato il panel dentro tre dinamiche che si muovono in parallelo. La prima è l’accelerazione dei rischi climatici: «Non ci stiamo avvicinando a punti di non ritorno lontani nel futuro: sta accadendo proprio in questo momento». La seconda è la crescente competitività delle rinnovabili, che in molte economie superano già i sistemi fossili anche senza sussidi, mentre la transizione resta politicamente ostacolata. La terza è la vulnerabilità geopolitica dei combustibili fossili, esposti a volatilità dei prezzi, conflitti e instabilità degli approvvigionamenti – una dinamica che, ha sottolineato il climatologo, offre alla conferenza «un argomento molto forte a favore della transizione, in linea con la scienza».
I tre pilastri su cui si concentrano i lavori della TAFF sono il superamento della dipendenza economica dai fossili, la trasformazione della domanda e dell’offerta energetica e il rafforzamento della cooperazione internazionale e della diplomazia climatica. La Conferenza dà continuità politica e operativa all’impegno inserito nella dichiarazione finale della Cop28 di Dubai di avviare una transizione fuori dai combustibili fossili.





