Politica

Dfp in Parlamento tra incertezze e scadenze di maggio

27
Aprile 2026
Di Lorenzo Berna

Una settimana densa di appuntamenti economici e legislativi, con il Documento di finanza pubblica 2026 al centro del dibattito parlamentare e una serie di scadenze ravvicinate che mettono alla prova la tenuta della manovra governativa.

Il Dfp, varato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana, approda oggi alle audizioni nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato in un clima di esplicita prudenza. L’Ufficio parlamentare di Bilancio ha già avvertito che «le previsioni potrebbero essere riviste, anche in misura significativa, nell’arco di un breve intervallo di tempo», e lo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, presentando il documento, aveva parlato di «previsioni inevitabilmente discutibili già oggi», destinate a «ulteriori approfondimenti, adeguamenti e aggiornamenti». Sarà Giorgetti a chiudere il ciclo di audizioni, atteso alla Camera giovedì 30 aprile. Oggi pomeriggio sfileranno davanti alle commissioni le principali organizzazioni di categoria, dai sindacati a Confindustria, da Coldiretti a Confcommercio. Martedì toccherà a Istat, Banca d’Italia, Corte dei conti e Ufficio parlamentare di bilancio.

Le cifre contenute nel Dfp riflettono l’impatto della crisi internazionale sull’economia italiana. Per il 2026 il documento stima una crescita del Pil dello 0,6%, inferiore alle previsioni di ottobre: gli effetti del conflitto in Medio Oriente si manifestano pienamente a partire dal secondo trimestre, con una crescita «pressoché nulla nella parte centrale dell’anno» e un lieve recupero nel quarto. L’inflazione sale dall’1,4% del 2025 al 2,8%, per effetto dei rincari di petrolio e gas, con un picco nel quarto trimestre prima di rientrare progressivamente: 2,0% nel 2027, 1,5% nel 2028 e 1,9% nel 2029. In uno scenario avverso di conflitto prolungato, il Pil risulterebbe inferiore di 0,2 punti nel 2026, di 0,8 punti nel 2027 e di 0,1 punti nel 2028. Sul fronte della pressione fiscale, nel 2026 scende dal 43,1% al 42,9%, per poi risalire al 43,2% nel 2027, al 43,0% nel 2028 e al 43,1% nel 2029. Il rapporto deficit/Pil al 3,1% impedisce all’Italia di uscire anticipatamente dalla procedura di infrazione europea, comprimendo i margini di manovra per la prossima legge di Bilancio.

In parallelo, entro le 12 di oggi scade il termine per depositare gli emendamenti al decreto fiscale in commissione Finanze al Senato. Il provvedimento assorbirà il secondo decreto Carburanti, dopo che martedì scorso il governo ha presentato un apposito emendamento per far confluire le misure contro il caro carburanti nel testo. Tra le modifiche attese, il presidente della commissione Massimo Garavaglia ha annunciato emendamenti della Lega per riaprire i termini della rottamazione quater – a favore di chi non ha rispettato le scadenze di novembre e febbraio – ed estendere la rottamazione quinquies, obiettivo già tentato con il decreto Milleproroghe.

Il governo dovrà inoltre decidere entro il 1° maggio come agire sul fronte dei carburanti, dato che venerdì scade l’ultima proroga del taglio delle accise. La stessa data è quella entro cui sarà varato il decreto Lavoro, che secondo le anticipazioni punterà su salari equi, sostegno alle categorie più colpite dal caro vita, incentivi per giovani e donne, contrasto allo sfruttamento e al caporalato – con misure specifiche anche per i rider – e interventi sulla sicurezza sul lavoro. Allo studio anche misure per rafforzare la contrattazione collettiva senza toccare la rappresentanza sindacale.

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