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Spasticità post-ictus, una sfida ancora invisibile: le nuove linee guida dal Senato

16
Aprile 2026
Di Gianluca Lambiase

In Italia l’ictus continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie, non solo per l’impatto immediato ma soprattutto per le conseguenze a lungo termine. Ogni anno si registrano circa 120 mila nuovi casi e, dato ancora più significativo, il 75% dei pazienti sopravvive con esiti invalidanti. Oggi sono circa un milione le persone che convivono con le conseguenze dell’ictus, un numero destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione.

È in questo contesto che si inserisce la conferenza stampa “Spasticità post-ictus: una sfida invisibile di sanità pubblica”, ospitata presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato su iniziativa della senatrice Elena Murelli. Al centro dell’incontro, la presentazione di un documento di linee guida e raccomandazioni elaborato da clinici, accademici e associazioni dei pazienti per affrontare le principali criticità del sistema.

Tra le complicanze più rilevanti emerge la spasticità post-ictus, che colpisce tra il 25% e il 38% dei pazienti entro un anno dall’evento acuto. Una condizione spesso sottovalutata ma altamente invalidante, che compromette la mobilità, provoca dolore, interferisce con il sonno e limita fortemente le attività quotidiane. Ogni anno, inoltre, circa 45 mila persone sviluppano disturbi neurologici invalidanti, ma solo una parte riceve una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato.

“È necessario definire percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali e riabilitativi realmente efficaci e omogenei sul territorio”, ha sottolineato la senatrice Murelli. “Tra le priorità indicate figurano anche il “Occorre rafforzare la rete assistenziale secondo il modello hub & spoke, con maggiori investimenti nella formazione degli operatori sanitari e campagne informative rivolte a cittadini e caregiver. Cruciale anche l’istituzione di un registro nazionale dell’ictus e l’aggiornamento delle tariffe per le prestazioni, per rendere il sistema più equo e sostenibile”.

Un punto condiviso anche dalle associazioni dei pazienti. “L’ictus non si esaurisce nella fase acuta, ma accompagna le persone e le loro famiglie per anni”, ha evidenziato Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia OdV. “Serve una presa in carico che garantisca continuità assistenziale, riabilitazione adeguata e supporto ai caregiver”.

Dal punto di vista clinico, la diagnosi tardiva rappresenta uno dei nodi principali. “La spasticità compare spesso dopo l’ictus e viene ancora troppo frequentemente non riconosciuta o trattata in modo appropriato”, ha spiegato Maria Concetta Altavista, direttrice della Neurologia del San Filippo Neri di Roma. “È fondamentale migliorare la conoscenza dei metodi di cura e intervenire precocemente”.

Un’altra criticità riguarda il follow-up dei pazienti più gravi. “Spesso sono proprio coloro che, una volta dimessi, risultano più difficili da gestire a domicilio”, ha osservato Danilo Toni, Professore Ordinario di Neurologia Università La Sapienza e Direttore Unità trattamento neurovascolare, Policlinico Umberto I di Roma. “Servono servizi territoriali in grado di intercettare questi pazienti e seguirli nel tempo, anche a casa, per evitare un aggravamento della disabilità e un aumento dei costi sanitari”.