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Chi ha più gas naturale al mondo: Russia prima con 47mila miliardi di metri cubi, l’Italia è 58ª
Di Lorenzo Berna
La crisi di Hormuz e la guerra in Iran hanno riportato al centro del dibattito una domanda fondamentale: chi controlla il gas naturale controlla gli equilibri geopolitici mondiali. E la classifica delle riserve accertate aggiornata al 2026 -elaborata incrociando i dati di Oil & Gas Journal, della US Energy Information Administration e di Global Firepower – offre una risposta inequivocabile.
Al primo posto c’è la Russia, con 47.805 miliardi di metri cubi, pari a quasi il 20% delle riserve mondiali. Seguono Iran con 33.987 miliardi e Qatar con 23.861. Gli Stati Uniti sono quarti con 13.402 miliardi, davanti a Turkmenistan (11.327), Arabia Saudita (9.423), Cina (6.654), Nigeria (5.761), Venezuela (5.674) e Algeria (4.504).
Un dato apparentemente controintuitivo riguarda gli Stati Uniti: pur avendo riserve accertate inferiori a un terzo di quelle russe, Washington è il più grande produttore mondiale di gas naturale, con quasi un trilione di metri cubi estratti nel 2023, contro i 580 miliardi della Russia. La guerra in Iran ha reso ancora più evidente quanto siano strategici due dei Paesi in classifica – Iran e Stati Uniti – sia per volume di riserve che per peso commerciale.
Dal 1960 le riserve globali di gas naturale provate sono aumentate di oltre dieci volte, raggiungendo il picco di 206 trilioni di metri cubi nel 2023, con la maggior parte concentrata in Medio Oriente.
L’Europa è quasi assente dai piani alti della classifica. La prima presenza sul suolo continentale è la Norvegia al 20° posto – non membro dell’Unione Europea. Seguono l’Ucraina al 25°, il Regno Unito al 38° e, come prima nazione trainante dell’UE, i Paesi Bassi al 43° posto.
L’Italia si colloca al 58° posto globale con 45,75 miliardi di metri cubi di riserve — non ultima in Europa, ma con numeri che rendono evidente la dipendenza strutturale dall’estero: le riserve italiane sono mille volte inferiori a quelle russe e trentatré volte inferiori a quelle norvegesi.





