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Iran: negoziati al decollo in Pakistan, mentre Artemis II ammarra nel Pacifico

11
Aprile 2026
Di Giampiero Gramaglia

L’imminenza dei negoziati fra Usa e Iran, da oggi, a Islamabad, che s’annunciano difficili, coincide con il rientro sulla Terra “sani e salvi”, poco prima delle due e mezza ora italiana, dei quattro astronauti, tre uomini e una donna, della missione Artemis II: il modulo Orion è ammarrato al largo di San Diego, in California. Il presidente Usa Donald Trump commenta sul suo social Truth; “Fantastico!”.

I quattro di Artemis II – fra di loro, un nero e un canadese – hanno girato intorno alla Luna per la prima volta dal 1972, cioè da oltre 50 anni; sono andati più lontano dalla Terra di ogni altro essere umano; hanno osservato con più accuratezza che mai aree della faccia nascosta del nostro satellite; e hanno pure visto per la prima volta un’eclissi di sole totale dalla Luna.

La loro missione ha aperto una nuova stagione d’esplorazioni spaziali, pensata per riportare l’uomo sulla Luna e per portarlo su Marte. Recuperati dalle squadre di soccorso e sottoposti a controlli sanitari, gli astronauti appaiono tutti in eccellenti condizioni fisiche.

Mentre loro rientravano sulla Terra, la delegazione iraniana era già giunta a Islamabad e quella statunitense era in viaggio. Il team iraniano, forte di oltre settanta persone, è guidato dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. La delegazione statunitense è condotta dal vice di Trump JD Vance e comprende i ‘negoziatori in capo’ Steve Witkoff e Jared Kushner.

Obiettivo delle trattative: trasformare la tregua, che resta fragile e in parte inattuata, in pace. Secondo Euronews, che scrive da una Islamabad dove le misure di sicurezza sono eccezionali, “la strada è in salita”.

Su Vance concentra l’attenzione Axios: il vice di Trump – dice il sito con metafora sportiva – si avvia a quello che per lui “è un Super-Bowl”, cioè la prova più prestigiosa e al contempo più difficile della sua carriera politica: le trattative hanno una posta in gioco elevata e l’esito non è scontato.

Il New York Times osserva che i leader mondiali spingono per salvare i negoziati, mentre Israele li mette a repentaglio continuando ad attaccare il Libano mettendo a rischio la tenuta del cessate-il-fuoco. La prospettiva delle trattative di martedì a Washington tra Israele e Libano non frena l’azione contro gli Hezbollah condotta senza tutele per i civili, i giornalisti e gli operatori sanitari.

E’ molto alta l’attenzione sui riflessi economici della situazione mediorientale. All’interno, Trump deve gestire i dati sull’inflazione, che s’è impennata in un mese dal 2,4% al 3,3%, proprio a causa del conflitto in Iran e dell’aumento dei prezzi di gas e petrolio innescato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, dove transita un quinto del gas e del petrolio mondiali e che non è ancora riaperto, anche perché, spiega il NYT, l’Iran non sa come localizzare tutte le mine che ha disseminato in quelle acque.

Per il Washington Post, la sfida politica della Casa Bianca, che non ha finora centrato nessuno degli obiettivi assegnati all’aggressione israelo-americani dell’Iran, è aggravata dall’accelerazione dell’inflazione che segna, per il conflitto e la chiusura di Hormuz, l’aumento maggiore in un solo mese da quattro anni in qua, cioè dall’immediato impatto dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Energia a parte, gli altri prezzi ancora tengono, ma gli economisti temono quel che potrebbe accadere nei prossimi mesi: anche una riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, senza pedaggi iraniani, non eviterebbe contraccolpi per settimane e forse mesi a venire.

Per la Casa Bianca, il fenomeno del caro energia è temporaneo. L’opposizione democratica, invece, critica le scelte dell’Amministrazione, che adesso punta a riaprire alla navigazione un braccio di mare che, prima della guerra, era regolarmente aperto. Trump accusa Teheran di non comportarsi “in modo onorevole” nello Stretto di Hormuz.

Il NYT cura i riflessi europei di questa crisi: “Le conseguenze della guerra aggiungono sofferenze economiche sullo stress politico dell’Ue, che si ritrova ai ferri corti con la Russia sull’Ucraina, in concorrenza con la Cina e in contrasto con gli Stati Uniti”. Stranamente, invece, il Wall Street Journal, a vocazione economica, si concentra, oggi, su aspetti militari: “L’Iran conserva migliaia di missili e potrebbe rimettere in sesto i propri lanciatori, secondo informazioni in possesso dell’intelligence”.

Per la Casa Bianca – afferma il WSJ –, “gli attacchi sull’Iran hanno migliorato le carte che ha in mano in vista dei negoziati”. Ma alcuni funzionari dell’Amministrazione Usa notano che l’Iran conserva briscole da giocare. E gli esperti sentiti dai media hanno opinioni diverse su chi parta da posizioni di forza nelle trattative.

Fra le richieste americane, a quanto si è appreso, c’è quella di liberare i detenuti americani – almeno sei – nelle carceri iraniane.