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Iran: tregua, Trump e la maledizione dello stretto, tra confusione e incertezze

10
Aprile 2026
Di Giampiero Gramaglia

Confusione e incertezze caratterizzano in queste ore il dopo tregua tra Usa e Iran, con Teheran che mette persino in forse i negoziati che dovrebbero cominciare domani in Pakistan, smentendo che una sua delegazione sia giunta a Islamabad. Diverse sono le sfaccettature che i media statunitensi e internazionali mettono a fuoco: il peso del perdurare del conflitto di Israele in Libano, nonostante l’annuncio di trattative tra i due Paesi la prossima settimana; le frizioni tra Washington e Teheran sulla mancata (o parziale) riapertura alla navigazione dello Stretto di Hormuz e sui pedaggi pretesi sui transiti; le possibili conseguenze della sparata anti-Nato fatta dal presidente Usa Donald Trump al segretario generale dell’Alleanza atlantica Marc Rutte quando si sono incontrati alla Casa Bianca l’altro ieri, mercoledì 8.

Cominciano proprio da questo tema: ci aprono il New York Times e Politico. “La Nato – è il titolo del NYT – si affanna per evitare di diventare un’altra vittima collaterale della guerra all’Iran: Trump cita l’indisponibilità degli alleati ad appoggiare gli Stati Uniti nel conflitto come una ragione in più per ridurre l’impegno nell’Alleanza o abbandonarla. E torna a reclamare la Groenlandia”.

Quest’ultimo può anche essere un tentativo di distrazione dell’attenzione dall’Iran ad altri fonti: come lo è stato, ieri, la conferenza stampa a sorpresa e apparentemente immotivata della first lady Melania sul ‘caso Epstein’.

Anche Politico approfondisce perché Trump se l’è presa con Rutte, le cui successive dichiarazioni, molto concilianti con il magnate presidente e quasi mielose, hanno poi fatto storcere molte bocche in Europa: la sparata del presidente è nata dalla sua frustrazione perché gli alleati non hanno lasciato che gli Stati Uniti utilizzassero le loro basi per attacchi contro l’Iran.

Ma Trump non ce l’ha solo con gli europei: in un lungo post sul suo social Truth, attacca chi lo contesta per la guerra all’Iran nella ‘galassia Maga’; se la prende con Tucker Carlson, Megyn Kelly e altri commentatori tradizionalmente a lui vicini in aspri termini personali e critica l’editorial board del The Wall Street Journal, il giornale di Rupert Murdoch, l’editore australiano che lo ha sempre appoggiato e che ha favorito la sua ascesa politica.

Sui fronti di guerra, Israele accetta di negoziare con il Libano, ma continua a colpire Hezbollah. L’Iran insiste che il fronte libanese è compreso nel cessate-il-fuoco, Stati Uniti e Israele sostengono di no; e il contenzioso minaccia la tregua. In tal modo, afferma il New York Times in un’analisi, Israele complica il desiderio di Trump di arrivare alla pace con Iran e dichiarare chiusa una guerra che è divenuta per lui un peso politico ed economico.

Trump fa sapere di avere chiesto al premier israeliano Bekjamin Netanyahu di ridurre l’intensità della campagna in Libano, ma Netanyahu non l’ha fin qui ascoltato: un’altra zeppa per l’immagine da super-eroe onnipotente che il magnate presidente ama ritagliarsi addosso. Il Wall Street Journal scrive: “Gli Stati Uniti si sforzano di evitare che Israele faccia deragliare il cessate-il-fuoco continuando a combattere in Libano: Trump chiede a Netanyahu di limitare gli attacchi contro Hezbollah”.

E intanto la leadership iraniana – sostiene il NYT – “esce dalla guerra fiduciosa e con nuove carte da giocare: per i teocratici dirigenti iraniani, essere sopravvissuti alla carneficina israelo-americana è si per sé una vittoria, anche se forse semi della loro prossima crisi sono già stati piantati”. Analogamente, il Washington Post nota: “Dopo che Trump ha messo in pausa la guerra, gli iraniani sventolano la bandiera della vittoria, non quella della resa”.

A riprova, il giornale scrive che la Casa Bianca s’affanna a ‘vendere’ in positivo una tregua segnata da confusioni e contraddizioni: “Mentre l’Amministrazione Trump vanta un successo, Teheran ne nette in discussione i termini, la navigazione nello Stretto di Hormuz resta sostanzialmente bloccata e nuovi problemi, come la riscossione di pedaggi, emergono”. Trump, che solo 48 ore or sono prometteva che il petrolio sarebbe tornato a scorrere “a fiumi”, deve ora fare i conti – titola la Cnn – “con la maledizione dello Stretto”.