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Iran: guerra, vigilia dell’apocalisse, speranze di accordo si fanno più tenui

07
Aprile 2026
Di Giampiero Gramaglia

Per l’Iran, è una ‘vigilia dell’apocalisse’: il presidente Usa Donald Trump conferma l’intenzione di colpire le infrastrutture civili iraniane – ponti, centrali, installazioni energetiche -, se Teheran non capitola entro le otto di stasera a Washington, le due del mattino in Italia. E, alle domande dei giornalisti che gli chiedono se non pensa che distruggere i ponti e le centrali non costituisca un crimine di guerra, risponde facendo spallucce “No, per nulla”. E a chi chiede perché la gente dell’Iran dovrebbe volere che lui attui la sua minaccia, risponde che i cittadini iraniani “sono disposti a soffrire … per ottenere la libertà”.

Non sono parole mie. E’ la sintesi fatta dall’Ap della conferenza stampa in cui ieri Trump, dopo un week-end pasquale scandito dai suoi post tracotanti, ha ribadito la minaccia di scatenare l’infermo sull’Iran allo scadere dell’ultimatum da lui stesso fissato, se prima non sarà stata trovata un’intesa per un cessate-il-fuoco in cambio della riapertura alla navigazione dello stretto di Hormuz.

L’Iran – ha detto Trump – “può essere annientato in una sola notte” e gli ci vorranno “cento anni per riprendersi”. La controproposta iraniana in dieci punti alle richieste Usa è “un passo avanti, ma non è abbastanza”. Teheran non vuole un cessate-il-fuoco ma la fine delle ostilità e chiede, fra l’altro, la levata delle sanzioni nei suoi confronti e ilo pagamento dei danni di guerra. Ma se Stati Uniti e Israele attuassero le loro minacce, le rappresaglie sarebbero “devastanti”.

I propositi distruttivi del magnate presidente aprono, in pratica, tutti i più importanti media Usa questa mattina, molti dei quali notano la sorta di ‘delirio mistico’ in cui, nei giorni di Pasqua, sono caduti Trump, che dice che Dio è con gli Usa nella guerra all’Iran, e il capo del Pentagono Pete Hegseth che paragona a Cristo risorto l’aviatore recuperato fra le montagne iraniane, dopo che il suo aereo era stato abbattuto.

Nella conferenza stampa, che ha fornito particolari sul salvataggio dell’aviatore, c’è anche stato spazio per minacce ai giornalisti: se non rivelano le loro fonti su casi di sicurezza nazionale, come sull’identità dell’aviatore, “andranno in prigione”.

Per il Wall Street Journal, le speranze d’intesa “vanno svanendo” avvicinandosi la scadenza dell’ultimatum: un pessimismo diffuso spoecie dai mediatori pachistani, al lavoro con turchi, sauditi, egiziani. Il prossimo obiettivo di Usa e Israele è “l’economia iraniana”, ma colpendola c’è il rischio di danneggiare quella mondiale e, quindi, pure quella americana.

Per questo, Axios vede un Trump che gioca a testa o croce: distruggere le infrastrutture iraniane o dare una possibilità ai negoziati. Il magnate presidente esita ad attuare l’ultimatum perché, se l’Iran impiegherà – come dice lui – cento anni a riprendersi, l’economia globale potrebbe impiegare mesi per uscire dalla crisi degli approvvigionamenti energetici; e l’onda lunga dell’aumento dei prezzi è già avvertita anche negli Stati Uniti.

In un’analisi, il Washington Post nota che le turbolenze all’attività economica, causate in Asia e in Europa dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, non lasciano indenni gli Stati Uniti: “Anche se la guerra finisce presto, gli americani potrebbero avvertirne i disagi economici per mesi”.

Secondo Fox News, le autorità iraniane starebbero incoraggiando i giovani iraniani a formare ‘catene umane’ intorno a impianti industriali e infrastrutture civili: veri e propri ‘scudi umani’ per indurre Trump a recedere dai suoi propositi.

Per migliaia di iraniani, vittime dell’aggressione israelo-americana, l’apocalisse è già arrivata. Nei giorni di Pasqua, c’è stata una strage di bambini. E raid aerei e missilistici hanno colpito complessi petrolchimici a Marvdasht e Assaluyeh. L’agenzia dell’Onu per l’energia atomica, l’Aiea, è preoccupata per le possibili fuoriuscite di materiale radioattivo dalla centrale nucleare di Bushehr, attaccata in precedenza.

Fronte diplomatico, mercoledì il segretario generale della Nato Marc Rutte incontrerà Trump, dopo le minacce del presidente di uscire dall’Alleanza atkantica perché deluso dalla freddezza dei partner nel sostenerlo nella guerra all’Iran.