Lavoro

Parità di genere e trasparenza: le imprese italiane alla prova delle nuove direttive UE

27
Marzo 2026
Di Gianluca Lambiase

A quasi settant’anni dai Trattati di Roma, l’Unione Europea rilancia il proprio impegno sulla parità di genere con un nuovo pacchetto normativo destinato a incidere profondamente su imprese e governance. È stato questo il focus del convegno “Impresa, Trasparenza e Autorità per la Parità: Women e Direttive Europee”, promosso da AIGI – Associazione Italiana Giuristi d’Impresa e AITRA, in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia e con il patrocinio della Commissione europea.

L’iniziativa, ospitata presso lo spazio Europe Experience – David Sassoli a Roma, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e delle imprese per un confronto sulle principali novità normative europee in materia di trasparenza retributiva, uguaglianza di genere e governance societaria.

Una sfida che per le aziende è innanzitutto tecnica e operativa ha sottolineato Giorgio Martellino, Presidente di AIGI. “La sfida è implementare le direttive facendo salve le peculiarità del sistema italiano. Il giurista d’impresa diventa in questo senso una figura centrale. Vivendo l’azienda dall’interno, può aiutare a tradurre le norme in pratiche realmente applicabili, evitando che il recepimento diventi un peso ingestibile”.

Una delle novità più significative emerse dal confronto riguarda il rafforzamento degli organismi di controllo. Florinda Scicolone, Responsabile Pari Opportunità di AIGI, ha evidenziato che dal gennaio 2027 l’Italia vedrà la nascita di un’Authority indipendente per la parità di genere. “Sarà un’autorità amministrativa autonoma che vigilerà sulle discriminazioni di genere”, ha spiegato Scicolone. “Queste direttive danno finalmente concretezza e una sferzata a principi già presenti nella nostra Costituzione (Art. 37) e nei trattati istitutivi del 1957”.

“Il divario retributivo in Europa si attesta ancora intorno al 12%” ha evidenziato Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia. “La nuova direttiva sulla Pay Transparency è lo strumento per colmare l’ultimo miglio. Il diritto all’informazione sulle medie salariali dei colleghi e l’obbligo di giustificare divergenze superiori al 5% rappresentano un “boost” senza precedenti. Se il datore di lavoro non corregge le discrepanze basate su criteri oggettivi, sono previste sanzioni: un meccanismo potente per rendere effettivi i valori su cui è stata fondata l’Unione”.

E se le società quotate italiane sono già avanti in questo percorso — con una presenza femminile nei CdA che tocca il 43,2% — il problema resta nel tessuto delle piccole e medie imprese ha avvertito Marco Giorgino, Presidente di Nedcommunity. “Spesso mancano figure apicali femminili come AD o Presidenti. La nuova direttiva impone inoltre di spiegare perché un profilo è stato scelto rispetto a un altro e su questo è molto chiara: il genere vale a parità di merito”.

Sulla stessa linea Marcello Bianchi (Direttore Area Mercato dei Capitali e Società Quotate Assonime), che ha definito l’approccio europeo “flessibile ma efficace”. “La situazione italiana rispetto a questa direttiva è già sufficientemente allineata rispetto al direttiva europea. La parità di genere si diffonde gradualmente all’interno del tessuto economico, partendo dalle aziende più grandi per estendersi progressivamente. Dobbiamo accettare questa gradualità aspettando che questo effetto si diffonda nel modo più spontaneo possibile”.

L’impatto più immediato si avvertirà nei processi di recruiting, evidenzia Stefano Bottaro, HR Director di Avio. “La grande opportunità sta nel fatto che dovremo guardarci sempre di più al nostro interno per vedere l’equità retributiva e se andremo davvero verso la parità di genere non solo dal punto di vista delle assunzioni ma anche dal punto di vista retributivo. Dovremo inserire i livelli retributivi già nelle job description e non potremo più chiedere al candidato la retribuzione precedente”.