Politica
Referendum, il voto politico, la riforma che ancora non c’è
Di Giampiero Cinelli
Un referendum partecipato, divisivo, e soprattutto politico. La riforma della giustizia viene bocciata: il No vince con il 53,7%, con un’affluenza intorno al 59%, alta per uno strumento che negli ultimi anni aveva spesso faticato a mobilitare. Un segnale chiaro: il tema ha toccato il Paese. Il No si afferma in modo trasversale, oltre gli schieramenti, mentre il Sì resta concentrato nel centrodestra ma con una mobilitazione più debole, soprattutto nella Lega. A pesare sono quindi le motivazioni: il 58% di chi vota No lo fa per difendere l’indipendenza della magistratura e il 46% perché la riforma non affronta i problemi reali; dall’altra parte, il 54% dei favorevoli chiede una giustizia meno politicizzata e il 40% più imparziale. Un voto che racconta anche una frattura sociale: il No cresce tra giovani, donne e laureati, dove sfiora il 68%, e tra le fasce economicamente più fragili, mentre il Sì tiene di più tra uomini e ceti più solidi. Sullo sfondo resta un clima di sfiducia: il 56% degli italiani pensa che le riforme siano destinate a fallire. E un dato che pesa più di tutti: quasi il 29% oggi non si esprime politicamente. È dentro questo equilibrio che si apre il confronto.
Nello studio di Largo Chigi, il format curato da The Watcher Post in onda su Urania News (Canale 260 DT), si è parlato dell’esito del referendum. Secondo Marco Lisei, senatore di Fratelli D’Italia e membro della commissione Affari Costituzionali, sulla vittoria del No hanno pagato fattori politici e contingenti, tuttavia egli ha notato come il numero di voti del Sì sia assimilabile a quelli raccolti dal centrodestra alle ultime elezioni; quasi stesso discorso per Lisei si può fare nel versante vincitore, quello prevalentemente del centrosinistra, che a detta del senatore è riuscito meglio a rappresentare il dissenso. Insomma nulla è scritto per quanto riguarda l’esito delle prossime elezioni ma intanto il Paese non ha una riforma della giustizia.
Più netto Walter Verini, senatore del Pd e segretario della commissione Affari Costituzionali, il quale ha rilevato la volontà della gente di esprimere contrarietà rispetto alla congiuntura politica e all’appiattimento di Meloni sulle politiche di Trump, ma anche l’intenzione di rigettare una riforma costituzionale blindata e non condivisa da tutto l’arco parlamentare. Verini è aperto all’idea di fare una riforma della giustizia partecipata ma ora vanno sondate le possibilità di dialogo e soprattutto per lui bisogna pensare a un testo che risolva davvero i problemi quotidiani del settore: i tempi dei processi e la carenza di personale.
La puntata integrale di Largo Chigi





