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Iran: Trump fa dietro-front, spiraglio negoziale o esca per i mercati che abboccano
Di Giampiero Gramaglia
Il dietro-front, o la svolta a U, come preferisce chiamarla il Wall Street Journal, del presidente Usa Donald Trump nella guerra all’Iran fa i titoli d’apertura di molti dei principali media internazionali questa mattina: Trump ha ieri annunciato di avere posposto di cinque giorni l’ultimatum di 48 ore dato a Teheran per la riapertura dello stretto di Hormuz, che sarebbe scaduto nel cuore della notte appena trascorsa.
Per giustificare il rinvio degli attacchi annunciati sulle infrastrutture energetiche dell’Iran, Trump ha prima parlato di “conversazioni produttive” e poi di un accordo in 15 punti, con cui l’Iran fra l’altro rinuncia all’atomica – il regime di Teheran ha sempre negato di volerla -.
Gli iraniani, però, smentiscono l’intesa e persino l’esistenza di trattative e spiegano a loro volta così la retromarcia del magnate presidente: “Trump aveva paura dopo i nostri avvertimenti” di colpire, come rappresaglia, le installazioni energetiche dei Paesi del Golfo. “Da Hormuz – insiste Teheran – si passa solo con il nostro ok… Se saremo invasi, mineremo il Golfo”.
C’è il timore o l’impressione che Trump voglia prendere tempo così da avere più forze per inasprire la guerra d’aggressione condotta con Israele dal 28 febbraio. E che il rinvio dell’ultimatum sia soprattutto destinato a raffreddare i mercati globali del petrolio e del gas, com’è puntualmente avvenuto: gli operatori hanno abboccato all’esca americana, sperando in un ritorno alla normalità, anche se, con il passare delle ore, i guadagni di giornata delle borse si sono assottigliati e i prezzi dell’energia si sono momentaneamente stabilizzati.
“La de-escalation di Trump – scrive Le Monde – avviene nella confusione”. E la realtà della guerra, che è già diventata routine, va avanti: bombe e missili israelo-americani sull’Iran; risposte iraniane specie su Israele, le cui difese non riescono a intercettare tutti i missili nemici. In oltre tre settimane di guerra, Stati Uniti e Israele hanno decapitato il regime iraniano, ma non l’hanno rovesciato; e Teheran riesce a tenere in scacco i traffici nello stretto di Hormuz.
Nella giornata di ieri, Axios aveva ipotizzato un incontro tra Usa e Iran a Islamabad, in Pakistan, forse già in settimana. E Politico scrive che l’Amministrazione Trump 2 starebbe discretamente valutando il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf come interlocutore e potenziale futuro leader sostenuto da Washington dopo un accordo.
Ghalibaf, 64 anni, ha ripetutamente minacciato di ritorsioni gli Usa e i loro alleati, ma è considerato, almeno da alcuni consiglieri della Casa Bianca, un partner “praticabile”, in grado di guidare l’Iran e di concordare con gli Usa l’uscita dal conflitto. Per due funzionari dell’Amministrazione Trump 2, Ghalibaf “è un candidato promettente. Ma dobbiamo valutarlo attentamente e non possiamo avere fretta”. Nessuna decisione è stata ancora presa.
Per il Washington Post, “Trump dice che gli Usa pospongono alcuni attacchi – quelli energetici, ndr -, mentre negoziano la fine della guerra con l’Iran. L’annuncio del presidente fa risalire i mercati azionari e fa calare i prezzi dell’energia”. Il giornale vede in atto “una battaglia dei polli”: Washington e Teheran si beccano a vicenda, ma “entrambi toccano il pedale dei freni”.
Il New York Times la racconta così: “L’ultimatum di Trump all’Iran era quasi scaduto. E allora lui ha trovato una via d’uscita”, citando “produttive conversazioni” in corso con gli iraniani. Però, alcuni suoi collaboratori dicono al giornale che “le trattative sono in una fase preliminare e non hanno ancora prodotto risultati”.
Secondo il NYT, Usa e Iran “mandano segnali fra di loro contradditori sulle prospettive di pace: Trump dice che si sta negoziando, alcuni iraniani lo smentiscono, ma altri dicono che messaggi vengono scambiati tramite mediatori”, che sarebbero in particolare Egitto, Qatar e Oman. Ed anche il Wall Street Journal spiega l’inversione di rotta di Trump con una “diplomazia dietro le quinte”: una serie di consultazioni a porte chiuse condotte con la mediazione di Paesi arabi.
Il NYT scrive anche che il Pentagono valuta lo schieramento di truppe aero-trasportate, che, insieme ai marines, truppe da sbarco, già mobilitati e trasferiti nell’area del conflitto, sarebbero funzionali a operazioni di terra; e nota che i rapporti tra Trump e il premier britannico Keir Starmer “si sono inaciditi”.
In questo contesto, Politico osserva che la guerra all’Iran e quella in Ucraina “stanno allontanando l’Europa e gli Usa”: l’Ue teme che Trump possa abbandonare l’Ucraina se gli europei non lo sostengono nel Medio Oriente.





