Non siamo ancora alla sera dell’ultimo giorno di voto e c’è già chi brinda. Secondo Youtrend la distanza tra le due percentuali è incolmabile. Nel Referendum sulla Giustizia vince il No con circa il 54,4%, il Sì fermo intorno al 46%. L’affluenza è stata largamente superiore rispetto all’ultimo referendum, registrata al 58%, e sembra proprio questo l’elemento determinante per il risultato. La popolazione si è mobilitata oltre le aspettative, a quanto pare per dare un segnale più politico che di opinione. Il No è risultato in vantaggio in quasi tutte le regioni, ha trionfato in Emilia-Romagna, In Umbria, in Toscana e ha vinto anche nella Regione Lazio, di certo contendibile. Oltre il 61% l’affluenza in Friuli Venezia Giulia dove invece dovrebbe aver prevalso il Sì. Partecipazione soddisfacente nel meridione, in cui però Calabria e Sicilia a giudicare dagli scrutini quasi conclusi non arrivano al 50% di affluenza. La Sardegna fa registrare un 52,6% quando sono state visionate metà delle sezioni totali nazionali.
Alle 16:32 i votanti conteggiati sono oltre 18 milioni, 8.5 di essi nella casella del Sì e 10 milioni nel No, lo scarto poteva avere proiezioni anche più ampie, tuttavia resta già evidente.
«Da oggi Meloni è un’anatra zoppa», così il senatore Dem Filippo Sensi, «Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!», esclama invece Giuseppe Conte. Tempestive le dichiarazioni pure tra le file della maggioranza: «L’affluenza elevata è sempre una buona notizia. Era un provvedimento nel programma elettorale ed avevamo il dovere di portarlo avanti ed abbiamo chiesto agli italiani di esprimersi. E quando si esprimono va accettato. Io speravo ovviamente in un risultato diverso». Lo ha affermato Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, parlando fuori da Montecitorio dei primi risultati al Referendum sulla giustizia. Bignami ha poi ribadito che la permanenza del governo non è in discussione, come si è sempre detto. Dal canto suo il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé ci tiene specificare che «Sono stati messi sul tappeto temi che non c’entravano nulla con il Referendum, abbiamo la consapevolezza di aver fatto quello che andava fatto. Non muoviamo alcun rimprovero agli amici della maggioranza».
Così Giorgio Gori, eurodeputato del Pd: «Bene che abbia vinto il No. Lezione da mandare a memoria: meglio evitare di cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza. Agli italiani non piace». Gori coglie un punto non indifferente. Negli ultimi anni i referendum che avevano ad oggetto cambiamenti strutturali della Costituzione hanno trovato la contrarietà della base popolare. Temi complessi che stimolano senso critico e, al contempo, ostilità al governante di turno che li propone. Da vedere come la Premier Meloni interpreterà il risultato quando parlerà, se insomma vi darà un senso politico o se si soffermerà su tematiche e comunicazione messa in atto. Il verdetto, alla luce dei dati che escono, sembra solo una questione formale e non è difficile pensare possa rinvigorire la traiettoria politica della (ancora poco chiara ma potenziale) coalizione di centrosinistra. La vita politica, ad ogni modo, è pronta ad andare avanti dopo la consultazione.





