Economia

Infrastrutture strategiche, costo sale a 522 miliardi: copertura al 67%, 170 miliardi da trovare

25
Febbraio 2026
Di Ilaria Donatio

Il conto delle infrastrutture strategiche continua a salire. Nel 2025 il valore complessivo delle opere considerate prioritarie ha raggiunto i 522 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 483 miliardi del 2024. Un balzo dell’8% in un solo anno, attribuito da Anac all’avanzamento dei lavori e all’impatto della variazione dei prezzi sul quadro delle opere pubbliche.

Il dato emerge dal Rapporto annuale 2025 “Stato di attuazione delle infrastrutture strategiche e prioritarie”, elaborato dall’Autorità nazionale anticorruzione insieme al Cresme e presentato alla Commissione Ambiente della Camera. La fotografia restituisce un sistema in movimento, ma ancora segnato da forti squilibri tra programmazione, coperture e tempi di realizzazione.

Dell’intero ammontare di 522 miliardi, l’80% è concentrato su tre capitoli: ferrovie, strade e Ponte sullo Stretto. Alle ferrovie sono destinati 232 miliardi, alle strade 171 miliardi, mentre 13,5 miliardi riguardano il Ponte. Una concentrazione che conferma la centralità delle grandi direttrici di trasporto nel disegno infrastrutturale del Paese.

Sul fronte delle risorse disponibili, la copertura finanziaria attuale è pari a 352 miliardi, cioè il 67% del totale. Restano dunque da reperire circa 170 miliardi. L’88% delle risorse disponibili è di natura pubblica, mentre il 12%, pari a quasi 41 miliardi, proviene da capitali privati. Il nodo non è soltanto quanto si spende, ma quanto si riesce effettivamente a finanziare e completare.

Lo stato di avanzamento delle opere mostra un quadro articolato. Dei 522 miliardi complessivi, 75 miliardi, pari al 13%, riguardano lavori ultimati. I cantieri in corso valgono 174 miliardi, il 35% del totale. Altri 33 miliardi si riferiscono a contratti già sottoscritti ma con lavori non ancora avviati, mentre 20 miliardi sono in gara o già aggiudicati. La quota più consistente, quasi 190 miliardi, il 39%, è ancora in fase di progettazione. In altre parole, quasi quattro euro su dieci sono ancora sulla carta.

Un capitolo rilevante riguarda le opere commissariate, che ammontano a 182 miliardi. Di questi, 72 miliardi fanno capo a interventi legati al Pnrr e al Pnc, mentre le opere che sono contemporaneamente commissariate e inserite nei programmi Pnrr-Pnc valgono 44 miliardi. Il ricorso ai commissari straordinari è diventato negli anni uno strumento frequente per accelerare i processi, ma proprio su questo punto si è soffermato il presidente di Anac, Giuseppe Busia.

Secondo Busia, il Paese ha perso «l’idea stessa di un’identificazione univoca delle opere strategiche». Da qui la necessità di ripensare cosa si intenda davvero per infrastruttura strategica e le modalità con cui queste opere vengono programmate nel lungo periodo. Il proliferare dei commissari, ha aggiunto, non può essere il criterio per definire la strategicità di un intervento. Ogni commissario opera con regole e regimi diversi, una frammentazione che richiede un intervento normativo per introdurre una regolazione comune.

Nel frattempo, il volume delle aggiudicazioni resta imponente. Tra il 2021 e il 2025 sono stati aggiudicati quasi 300 miliardi di euro di lavori per opere pubbliche. Il 24% riguarda infrastrutture strategiche. Dal punto di vista territoriale, il 40% delle opere si concentra nel Sud e nelle Isole, mentre il 23% è localizzato nel Centro-Nord, segno di una redistribuzione che segue anche le linee di finanziamento del Pnrr.

Proprio il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta la spinta decisiva dell’attuale fase. Come ha sottolineato il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, tra maggio 2022 e novembre 2025 è cresciuto in modo significativo lo sforzo sui lavori in corso, al punto da poter parlare di una vera e propria «corsa realizzativa» sostenuta dal Pnrr.

Il quadro che emerge è quello di un Paese che sta investendo molto e che ha messo in moto una mole di cantieri senza precedenti recenti. Ma l’aumento dei costi, la quota ancora elevata di opere in progettazione e il fabbisogno residuo di 170 miliardi indicano che la sfida non è soltanto aprire cantieri, bensì definire con chiarezza priorità, coperture e tempi. La strategicità non può essere una parola elastica: richiede visione, disciplina e una regia stabile nel tempo.

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